Covid: chi sono gli asintomatici e cosa sappiamo sulla contagiosità

La grande maggioranza dei positivi è asintomatica dice l’Iss. Ma chi è un asintomatico? E gli asintomatici sono contagiosi o no? I risultati di uno studio

Gli asintomatici sono contagiosi o no? La domanda circola da quando circola il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 e troppo spesso si sono sentite opinioni contrastanti anche da parte di esperti e addetti ai lavori.

La stessa dirigente del team tecnico coronavirus dell’Organizzazione mondiale della sanità, Maria Van Kerkhove, a giugno in una conferenza stampa a Ginevra definì gli asintomatici come soggetti “raramente contagiosi”, salvo poi correggere il tiro, parlando di un fraintendimento.

Il microbiologo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova e del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera di Padova, ha invece sempre sostenuto il contrario.

Il risultato è che sulla contagiosità degli asintomatici si fa confusione. Ma cosa dicono finora gli studi scientifici: gli asintomatici sono contagiosi?

Chi sono gli asintomatici

Ma prima vediamo chi è un asintomatico. L’Istituto superiore di sanità (Iss) definisce asintomatica “una persona trovata positiva al test per Sars-Cov-2 senza segni o sintomi apparenti di malattia”.

In un altro documento, relativo all’indagine epidemiologica su Vo’ Euganeo, il sintomatico è definito come una persona per cui fosse stato “richiesto ricovero ospedaliero e/o riportasse febbre (sì/no o una temperatura superiore a 37 gradi) e/o tosse e/o almeno due dei seguenti sintomi: mal di gola, mal di testa, diarrea, vomito, astenia, dolore muscolare, dolore alle articolazioni, perdita di gusto e olfatto, o difficoltà a respirare”.

Gli asintomatici sono contagiosi o no?

La rivista scientifica Thorax ha pubblicato di recente i risultati di una ricerca la quale spiega che la quantità di Covid-19 riscontrabile nel naso e nel torace di un asintomatico è pari a quella di un sintomatico con tipici segnali come febbre e tosse.

Lo studio pubblicato da Joon Seo Lim dell’Asan Medical Center di Seul è stato condotto su 213 persone in isolamento perché positive: dopo 6 giorni dal primo tampone, il 20% del gruppo è rimasto asintomatico (41 individui).

Il tampone è stato ripetuto al 13esimo giorno ed è emerso che i positivi asintomatici avevano una carica virale comparabile con i sintomatici. La conclusione tratta dallo studio è che sì, gli asintomatici sono contagiosi, possono trasmettere il coronavirus senza saperlo. È per questo che: “I test dovrebbero essere estesi”, per intercettare appunto gli asintomatici.

Secondo gli autori dello studio: “Considerando che la maggior parte degli individui asintomatici con infezione da Sars-CoV-2 è probabile non venga intercettata e continui quindi a fare la vita di sempre (sfuggendo insomma all’isolamento), questi individui potrebbero avere un ruolo essenziale nella trasmissione del virus responsabile della Covid-19 e quindi nel perdurare della pandemia. Quindi i nostri dati aggiungono ulteriore sostegno all’importanza dell’uso della mascherina da parte di tutti, indipendentemente dalla presenza di sintomi, e suggeriscono che i test per il Sars-CoV-2 dovrebbero essere estesi per intercettare gli asintomatici specie nei settori a rischio come nelle strutture sanitarie e residenziali”.

Tracciare, testare, isolare

Tracciare, testare (in modo esteso), isolare. Questa la strategia che stanno adoperando, con risultati apprezzabili, i paesi asiatici come Cina, Corea del Sud e Giappone, a differenza dei paesi occidentali in piena seconda ondata pandemica.

La questione degli asintomatici è decisamente rilevante. Il 14 ottobre scorso il professore emerito Giorgio Palù, accademico ex presidente della Società italiana ed europea di virologia, diceva: “Ormai i dati ufficiali ci dicono che il 95% dei positivi è asintomatico. Ciò rende del tutto irrazionale e non scientifico voler inseguire gli asintomatici puntando al contagio zero tramite i tamponi molecolari”.

Quanti sono gli asintomatici

La grande maggioranza di tutti i positivi sono asintomatici o paucisintomatici secondo l’Iss, ma non sono il 95%. Nell’aggiornamento al 20 ottobre l’Iss spiega che è asintomatico in senso stretto il 58% dei casi, il 14,2% è paucisintomatico e il 19,9% ha sintomi lievi. Il 6,6% ha sintomi severi mentre lo 0,7% presenta un quadro clinico critico.

Il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro ieri spiegava: “Stanno aumentando gli asintomatici ed i paucisintomatici e questo è un elemento cui porre attenzione”. A differenza che nella prima fase dell’epidemia, quando i test venivano fatti solo sui soggetti sintomatici, senza lasciare praticamente spazio alla macchina del contact tracing, sulla cui efficacia si dibatte proprio in questi ultimi giorni.

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