Alto Adige, l’azienda sanitaria: “In pronto soccorso solo se in pericolo di vita”

L’azienda sanitaria dell’Alto Adige invita i cittadini a recarsi in ospedale o pronto soccorso soltanto in caso di reale emergenza.

La Provincia Autonoma di Bolzano è al momento l’area del Paese più in difficoltà sul fronte del carico ospedaliero legato alla pandemia di COVID-19. L’Alto Adige in quest’ultimo periodo ha sempre anticipato il governo con misure più restrittive rispetto al resto dell’Italia e dallo scorso 9 novembre, dopo esser stato classificato come zona arancione, è passato in modo autonomo in zona rossa con un’ordinanza firmata dal presidente Arno Kompatscher, che in queste ore ha deciso di stringere ulteriormente fermando le scuole per una settimana.

I dati diffusi ieri ci dicono che in Alto Adige il 97% dei posti letto in area NON critica è occupato da pazienti COVID-19, mentre i pazienti COVID-19 ricoverati in terapia intensiva rappresentano il 53% del totale, ben oltre la soglia critica del 30% fissata dal decreto del Ministro della Salute del 30 aprile scorso. La situazione è drammatica, gli ospedali sono ad un passo dal collasso e quello che sembrava un fatto assodato durante la prima ondata della pandemia – NON recarsi in ospedale o al pronto soccorso – è ora tra i motivi di questo sovraccarico senza precedenti.

I pronto soccorso sono presi d’assalto l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige si è vista costretta a lanciare un appello chiaro e deciso ai cittadini: “Vi preghiamo di recarvi in Pronto Soccorso solo in caso di reale emergenza“.

Alto Adige, l’appello dell’azienda sanitaria ai cittadini

Al Pronto Soccorso, il personale specialistico si prende cura di persone in pericolo di vita come, ad esempio, pazienti con forti emorragie, ossa rotte, dolori al petto o infarti, avvelenamenti, mancanza di respiro, ictus, ecc. Molte persone potrebbero invece essere curate in modo più adeguato altrove. […] i Pronto soccorso continuano ad assistere molte persone con codici blu e verdi – tali codici vengono assegnati in caso di prestazioni che possono essere rinviate, dove non vi è un pericolo per la vita, e che quindi non sono di pertinenza del Pronto soccorso.

Il sovraccarico è reale e intasare gli ospedali per motivi non urgenti non permette al personale sanitario di dedicare la totalità delle energie sulle persone che si trovano davvero in difficoltà:

Perché il Pronto soccorso possa continuare ad essere efficiente è essenziale che solo le cittadine e i cittadini con vere e proprie emergenze si rivolgano a questo servizio. Anche per evitare che il coronavirus si diffonda nel reparto infettando altre persone.

Un appello, questo, che dovrebbe valere per tutto il resto del Paese, ma affinché i cittadini possano essere messi nelle condizioni di non recarsi in ospedale o in pronto soccorso è necessario che la medicina territoriale funzioni. E, questo, purtroppo, non è il caso di molte Regioni italiane messe in ginocchio da questa seconda ondata di pandemia.

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