Affare milionario con le mascherine: cosa c’entra Arcuri?

La Procura di Roma conferma indirettamente a La Verità l’esistenza di un’indagine sulle mascherine importate per l’emergenza Covid-19

Dall’inchiesta giornalistica de La Verità all’indagine della Procura di Roma. I magistrati capitolini sembra vogliano vederci chiaro sulle transazioni che hanno portato in Italia  dalla Cina le mascherine richieste da Domenico Arcuri, il Commissario all’emergenza coronavirus nominato dal governo Conte. La compravendita dei dispositivi di protezione individuale avrebbe rappresentato l’occasione per qualcuno di mettere su un affare milionario. Il quotidiano, al termine delle proprie indagini giornalistiche, ha addirittura parlato di 72 milioni di euro di provvigioni elargite a due intermediari, un ex giornalista ed un esperto di marketing. Accuse tutte da dimostrare ovviamente, ma che agitano le acque del governo in piena pandemia.

Mascherine: Procura di Roma e Guardia di Finanza al lavoro

Non proprio un ottimo spot, in primis a livello di immagine, per un esecutivo chiamato a gestire una delle peggiori crisi della storia dell’umanità e che ora deve anche difendersi dall’affare mascherine. Sì, perché le operazioni relative all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale con la regia del Commissario Arcuri, sono state ritenute sospette anche dall’antiriciclaggio, che ha fatto le sue segnalazione alla Banca d’Italia. La segnalazione di operazione sospetta, la cosiddetta Sos, è comunque anche pervenuta presso la Procura di Roma, che sta effettuando tutte le verifiche del caso. La conferma indiretta è arrivata da parte del procuratore Giuseppe Prestipino che a La Verità, pur dribblando le domande relative agli indagati, ha ammesso che qualcosa bolle realmente in pentola. Nel mirino ci sarebbero proprio le provvigioni pagate agli intermediari.

Il “ci stiamo lavorando, ma non posso dire altro perché altrimenti violerei il segreto” di Prestipino a La Verità lascia intendere che l’inchiesta sia in corso e che sulla stessa si stia mantenendo il massimo riserbo. Ovviamente, l’emergenza non rende le cose più semplici e i tempi potrebbero dilatarsi, ma dopo la segnalazione della Sos alla Banca d’Italia avvenuta a luglio scorso, si sarebbe messa subito in moto la Guardia di Finanza. Cosa c’entra il commissario Arcuri in tutto ciò?

Affari d’oro per gli intermediari?

Secondo la ricostruzione de La Verità, il commissario all’emergenza, sarebbe entrato in contatto in maniera indiretta con la società Sunsky, che avrebbe incassato dall’affare mascherine circa 60 milioni di euro (anche se i diretti interessati parlano di cifre inferiori). L’intermediario tra Arcuri e la società sarebbe stato il giornalista Mario Benotti, ex dirigente di Rai World ed ex caporedattore Rai, che per la sua opera sarebbe stato ricompensato con 12 milioni di euro. Come confermato dallo stesso titolare della Sunsky, Andrea Vincenzo Tommasi, Benotti lo aveva contattato già per una fornitura di ventilatori, ma poi non se n’è fatto nulla. Per le mascherine, invece, si è arrivati alla conclusione, ma lo stesso Tommasi dichiara di aver rinunciato alla propria parte per l’intermediazione, lasciando la transazione direttamente ai cinesi.

Secondo la difesa di Benotti, la fornitura di mascherine all’Italia attraverso le società di Benotti e Tommasi, ha consentito allo Stato di risparmiare centinaia di milioni di euro e probabilmente ad alzare il polverone mediatico e giudiziario, lasciano intendere i legali, potrebbe esserci qualcuno rimasto scontento per i mancati guadagni personali per la compravendita e anche il trasporto delle mascherine dalla Cina all’Italia.

La Procura di Roma prosegue il proprio lavoro e per capire chi e in che grado possa essere coinvolto nella vicenda, bisognerà attendere la conclusione delle indagini. Al momento non c’è ancora un’ipotesi di reato, né iscrizione nel registro degli indagati di alcuno.

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