Vitale: “l’amministrazione Biden teme che l’Italia possa essere l’anello debole del Patto Atlantico”

La Casa Bianca chiama i suoi partner atlantici ma non Roma. Secondo il prof. Roberto Vitale, le ragioni sono riconducibili anche ai rapporti Italia-Cina

24 Gennaio 2021 00:00

Nelle scorse ore, Jake Sullivan, il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha reso noto di aver telefonato ad alcuni importanti esponenti di governo europei per provare a tracciare il quadro di alleanze della presidenza Biden. Ne abbiamo parlato con Roberto Vitale, docente di Strategie della Comunicazione d’emergenza presso l’Università degli Studi di Trieste ed esperto di relazioni internazionali.

Professore, stando a quanto riportano i media americani, Sullivan avrebbe chiamato Parigi, Berlino, Londra e Tokyo: non Roma. Per quale motivo? 

Rafforzare le alleanze transatlantiche è una priorità per l’America di Joe Biden, non solo per ricucire gli strappi generati della presidenza Trump, ma anche per ristabilire il proprio ruolo di leadership e contrastare l’ormai consolidata economia cinese. Biden è da sempre un sostenitore della cooperazione politico-militare e, quindi, non mi stupisce che Sullivan abbia contattato in primis la Francia, in forza del fatto che non ha mai rinunciato a manifestare un atteggiamento distaccato dalla NATO, poi la Germania che paga alla Russia miliardi di euro per il gas e la Gran Bretagna da sempre fianco a fianco con gli USA nelle guerre. Per quanto riguarda Tokyo, va considerato che il Giappone è indispensabile per rafforzare la stabilità in Asia. Washington, ed ecco una chiave di lettura sul perché Sullivan non abbia contattato Roma, teme che l’Italia possa essere per il Patto Atlantico l’anello debole che permetterà alla Cina di potenziare ulteriormente la politica economica in Europa. Va ricordato che l’Italia è il primo Paese del G7 partner della nuova Via della Seta.

Nella nota diramata dalla Casa Bianca si legge che i dossier affrontati sono stati Cina, Iran e Russia. Come si posiziona l’Italia in merito a queste questioni seppure nell’ambito dell’Alleanza atlantica? 

In questo scenario l’Italia rischia molto, soprattutto nella partita che vede contrapposti Stati Uniti e Cina, in quanto il Belpaese, avendo ottimi rapporti commerciali con lo Stato dell’Asia orientale, si troverà a un bivio quando l’Europa nella “battaglia” tra Washington e Pechino sarà spinta sulle posizioni statunitensi. Per l’Italia, ma anche per altri Paesi europei che hanno solidi rapporti economici con la Cina, sarà difficile prendere le distanze da un alleato. Questo genererà, altresì, dei dissapori che avranno un inevitabile sfogo in Medioriente dove la Russia cerca di limitare l’influenza statunitense e, questo, dialogando con la Siria da troppi anni martoriata da una guerra che ha visto sfilarsi l’Iran che, con autorevolezza, torna ad alzare la voce sul nucleare.

È possibile che questa mancata telefonata sia legata alla “personale amicizia” del presidente del Consiglio Conte con l’ormai ex inquilino della Casa Bianca Donald Trump? 

Dipende da cosa intende per personale amicizia, anche se io ricondurrei il tutto ai rapporti istituzionali. Di certo il premier Giuseppe Conte, con la sua visita a Washington nel 2018, ha assunto una netta posizione a fianco degli USA del presidente Trump compromettendo, di fatto, i rapporti del nostro Paese con Francia e Germania, e, nello stesso tempo, minando la politica dell’Unione Europea. Si tratta di un rapporto istituzionale che genererà, nel tempo breve, un ulteriore stato d’isolamento per l’Italia, ma penso che il nostro Paese, anche grazie all’ottimo lavoro che sta svolgendo la direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri, saprà tornare a essere un partner credibile e leale per gli Stai Uniti. 

Alcuni, invece, attribuiscono questa mossa all’instabilità politica di questa ultima settimana: potrebbe davvero essere così? 

Non mi inserisco nella dialettica o nella polemica politica. Non c’è dubbio che l’Italia stia attraversando un momento di instabilità molto delicato, ma non certo nuovo per il nostro Paese. Parlerei di una malattia cronica, piuttosto che d’instabilità, se teniamo conto della durata media dei Governi italiani dal 1946 a oggi. Non c’è, quindi, alcuna relazione tra la mancata telefona di Sullivan e la crisi di Governo che, invece, rischia di essere devastante sia per la produttività sia per il Pil, senza dimenticarci del debito.

In che modo la presidenza Biden cambierà i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti? 

Biden non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi tra Italia e Stati Uniti. Di certo, il fatto che l’Italia abbia assunto, lo scorso dicembre, la presidenza del G20 potrà ristabilire un equilibrio nei rapporti bilaterali, soprattutto quando c’è un comune obiettivo che si declina con lotta alla pandemia e rilancio dell’economia. Una nuova partnership i cui temi del confronto vanno dai cambiamenti climatici al rapporto con le Nazioni Unite, dal commercio internazionale agli accordi sugli armamenti, passando anche per l’intesa sul nucleare all’ombra dello storico accordo firmato nel 2015 dal presidente Barack Obama, e in cui un elemento chiave è stato proprio Jake Sullivan.

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