Il Vaticano chiude la questione: no alla benedizione delle coppie omosessuali

La Chiesa Cattolica conferma il no alla benedizione delle unioni omosessuali. Dopo la presunta apertura del Papa il Vaticano corre ai ripari

Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo“. Lo sosteneva Papa Francesco neanche sei mesi fa, quando il documentario del regista Evgeny Afineevsky, Francesco, è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. Erano state quelle parole, pronunciate dal Pontefice in apertura del documentario, a circolare velocemente e far immaginare un’apertura della Chiesa nei confronti delle coppie omosessuali, un passo davvero importante per i credenti omosessuali che per decenni hanno vissuto il contrasto tra ciò che erano e ciò che la Chiesa pensava di loro.

Cinque mesi dopo, e qualche tentativo della Santa Sede di fingere che quelle parole non fossero state pronunciate, arriva l’ufficialità: no alla benedizione delle coppie omosessuali, la posizione della Chiesa resta quella di sempre.

Oggi il Vaticano ha pubblicato una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso. Una domanda che arriva proprio dai membri della stessa chiesa cattolica evidentemente più al passo dei tempi di chi sta ai vertici. La domanda era semplice: la Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso? La risposta rapida è no.

La risposta più articolata parte dal solito punto: i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso non portano alla creazione della vita – ma neanche la quasi totalità dei rapporti tra persone di sesso opposto – e questo non è in linea col disegno del Creatore. Il documento, approvato da Papa Francesco, mette nero su bianco che “non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso“.

Si alla benedizione del peccatore, non del peccato: sì agli omosessuali single, no alle coppie

Benedire le unioni omosessuali non può essere considerato lecito perché l’atto della benedizione delle stesse “costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale, invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio“.

La Congregazione per la Dottrina della Fede prova però a tenere buoni i fedeli omosessuali, precisando che tale conferma non deve essere vista come una discriminazione, visto che resta possibile impartire “benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale“. La Chiesa, però, continua a considerare l’omosessualità come un peccato, anche se ammette che nelle relazioni omosessuali ci sono anche degli aspetti positivi. Si può benedire il peccatore – la persona omosessuale – ma non il peccato – vale a dire l’omosessualità:

La Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare». Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui.

Aumentano i preti che benedicono le coppie omosessuali e la Chiesa corre ai ripari

Il documento diffuso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede punta a mettere un punto fermo al dibattito che anche all’interno della chiesa si era riacceso dopo le parole di Papa Francesco emerse lo scorso anno. All’apertura del testo, infatti, si legge che “in alcuni ambiti ecclesiali si stanno diffondendo progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso“.

I progetti e le proposte in questo senso non sono certo una novità degli ultimi mesi. E non solo tra Germania e Austria, ma anche in Italia dove troviamo i casi noti di Don Fabio Corazzina a Brescia, forte sostenitore delle unioni gay, o quello di Don Alessandro Santoro alle porte di Firenze. O, ancora, il caso di Giuseppe Betori, sospeso per 6 mesi dall’arcivescovo di Firenze nel 2009 per aver unito in matrimonio un uomo e una donna transessuale.

Se è vero che i casi in Italia si possono contare sulle dita di due mani, in Paesi come la già citata Germania ci sono dei veri e propri movimenti. Solo pochi mesi fa, e questo spiega la tempistica di questo documento, la diocesi cattolica di Essen, nello stato tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia, aveva chiesto in modo ufficiale l’abolizione dei principali insegnamenti della Chiesa in tema di morale sessuale e il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. E poche settimane fa il vescovo di Mainz, aveva aperto alla possibilità di benedire e di accompagnare le coppie omosessuali.