Vaccino italiano, al via la fase 2: dal Governo 81 milioni a ReiThera

ReiThera, l’azienda che sta sviluppando il vaccino con lo Spallanzani, riceverà da Invitalia il finanziamento necessario per continuare la sperimentazione

Il vaccino italiano è sempre più vicino. ReiThera, l’azienda farmaceutica che sta sviluppando l’antidoto contro il Covid-19 con l’istituto Spallanzani di Roma, riceverà da Invitalia 81 milioni di euro per la seconda fase di sperimentazioni e per dare un impulso alla futura produzione. I primi risultati, pubblicati lo scorso 5 gennaio, avevano dato ottimi riscontri: a 21 giorni dall’iniezione, sulle persone testate, non erano stati segnalati eventi avversi e l’efficacia si era attestata sul 92%. Inoltre, e questo è uno degli aspetti più importanti, per il vaccino sviluppato da ReiThera non sembra ci sia bisogno del richiamo: l’efficacia parte con la prima dose.

Per avere la certezza del dosaggio preciso, però, bisognerà aspettare le ulteriori due fasi di sperimentazione. La seconda è pronta a partire grazie al finanziamento di Invitalia, spa partecipata al 100% dal ministero dell’Economia di cui è amministratore delegato Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. Sugli 81 milioni di euro stanziati, 69,3 saranno destinati “alle attività di ricerca e sviluppo per la validazione e la produzione del vaccino anti-covid“, i restanti 11,7 saranno invece utilizzati “per ampliare lo stabilimento di Castel Romano, dove sarà prodotto l’antidoto“. Il progetto di ampliamento prevede la costruzione di una nuova ala e una nuova officina farmaceutica, oltre all’assunzione di altre 40 persone che si andranno ad aggiungere alle circa 100 già presenti in organico. Con il finanziamento di Invitalia, dunque, il Governo entrerà nel capitale sociale di ReiThera per il 30%.  Fino ad ora, l’azienda aveva goduto di 12 milioni di investimenti propri e di 8 milioni dalla Regione Lazio e dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

I prossimi step

La seconda fase di sperimentazione – la cui partenza è fissata per febbraio –  dovrebbe coinvolgere un migliaio di persone, a differenza delle 100 testate nella fase 1. In caso di risultati positivi, la fase 3 coinvolgerebbe sui 10mila volontari, e solo allora il vaccino potrà essere autorizzato dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco. In assenza di intoppi, quindi, le prime dosi del vaccino italiano potrebbero essere disponibili in estate. Il vaccino italiano, che si affiancherebbe a quelli Pfizer, Moderna e AstraZeneca, aumenterebbe in maniera esponenziale il numero di dosi presenti in Italia, e soprattutto renderebbe il nostro Paese autonomo, in caso di problemi o ritardi di distribuzione da parte delle case farmaceutiche straniere.

Le parole di Arcuri

Palese la soddisfazione di Domenico Arcuri:

“Speriamo di poter somministrare al più presto il primo vaccino italiano anti-Covid. E’ un accordo importante per ridurre la dipendenza del nostro Paese in un settore delicatissimo per la tutela della salute dei nostri cittadini. La produzione italiana di vaccini andrà ad aggiungersi a quelle realizzate all’estero, rafforzando la capacità di risposta nazionale alla pandemia e accelerando così l’uscita dalla crisi”.

In totale, al momento, a 1 milione e 449mila persone è stata somministrata la prima dose di vaccino. La fase 1 della somministrazione è ferma, anche a causa dei ritardi delle ultime settimane, al 5,36%.

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