Vaccini, superata quota 1 miliardo di somministrazioni

Nel mondo sono state inoculate 1.14 miliardi di dosi, con 11 prodotti disponibili. Comanda Israele, meglio il Regno Unito degli Usa

Nel mondo sono state somministrate 1,14 miliardi di dosi di vaccino contro il Covid. In media, questo numero significa 15 “punture” ogni 100 persone, ma le differenze tra Paese e Paese sono ancora tante. Sia per la diversa velocità con cui è gestita la campagna di nazione in nazione, sia per la eterogenea distribuzione delle dosi. Sia, ancora, perché ci sono Stati in cui si procede principalmente con un prodotto e altri in cui la varietà di vaccini a disposizione sono di più. Ad esempio, il vaccino AstraZeneca è al momento somministrato in 136 Paesi, Pfizer in 90 e Moderna in 42. Johnson&Johnson, l’unico monodose, è invece disponibile solamente in 10 nazioni, tra cui l’Italia, mentre da altre parti vengono utilizzati il vaccino russo (Sputnik-V) e quello cinese (Sinopharm).

Per quanto riguarda le dosi somministrate ogni 100 abitanti, Israele ha al momento la leadership mondiale con 116, contando ovviamente anche le seconde dosi. Poco dopo ci sono Emirati Arabi Uniti (108), Cile (78), Regno Unito (73) e Usa (72,5). Contando invece solamente chi ha ricevuto almeno una dose relativamente a una determinata popolazione, si nota come sia molto avanti il Buthan (63%), prima ancora di Israele (60%) e Maldive (56%). Anche in questa graduatoria il Regno Unito supera gli Stati Uniti (51,2 a 44,1), ma Londra cede il passo a Washington nel conto della popolazione pienamente vaccinata – quindi con due dosi o con il monodose Janssen – per 30,9% a 21,8%. Anche qui comanda Tel Aviv (56,3%), seguita da Cile e Bahrein (35,3 e 33%).

Il sorpasso degli Stati Uniti in questa seconda classifica si spiega perché mentre Washington ha basato la propria campagna soprattutto su Pfizer e Moderna, con richiami fissi dopo 21 e 28 giorni, Londra ha invece puntato fortemente su AstraZeneca allungano l’intervallo tra le somministrazioni anche a 12 settimane, per permettere però a più persone di avere almeno la prima dose. In assoluto, la Cina ha il maggior numero di inoculazioni (265 milioni), poi gli Usa (237,9 milioni), l’India (152 milioni) e l’Unione europea (146 milioni).

E in Europa?

Detto dei grandi risultati del Regno Unito, che però ha gestito in totale autonomia la fase di reperimento sul mercato dei vaccini, è interessante vedere i dati dei Paesi del blocco Ue. In termini assoluti, a guidare la classifica del maggior numero di somministrazioni è la Germania, con quasi 30 milioni. Seguono poi Francia (21 milioni al 28 aprile) e Italia (20,5 milioni al 1 maggio), chiudono la top 5 Spagna e Polonia, le ultime due ad aver superato la quota di 10 milioni (15 per Madrid, 11 per Varsavia).

Se invece si guardano i numeri relativi ai vaccini somministrati in rapporto alla popolazione, la classifica cambia radicalmente. Guida Malta, che sull’isola ospita 502mila abitanti e ha raggiunto quota 740 somministrazioni ogni mille abitanti. C’è poi l’Ungheria (599,80) seguita da Lituania, Germania e Spagna. In questa graduatoria l’Italia è nona (322, 30), con numeri di poco superiori a quelli della Francia (321,30). Anche in questo caso i dati sono aggiornati rispettivamente al 29 e al 28 aprile.

Una terza classifica invece è data dal numero di persone che hanno completato il ciclo di vaccinazione, cioè che hanno ricevuto entrambe le dosi o il monodose Johnson&Johnson. Mentre, per numeri assoluti, guidano sempre Germania, Francia e Italia, con i dati relativi alla popolazione i risultati cambiano: ancora una volta primeggia Malta, che ha immunizzato il 23,6% della popolazione, seguita da Ungheria (19,47), Danimarca (10), Lituania (9,90) e Romania (9,70). L’Italia è quinta, con il 9,48% della popolazione pienamente vaccinata, prima di Spagna e Francia. Indietro la Germania, che al 29 aprile aveva immunizzato il 7,62% dei suoi abitanti.

Che succede in Serbia e Ungheria

Come si vede dalla mappa qui su, oltre al Regno Unito e all’Ungheria, di cui abbiamo parlato, una delle nazioni più “verdi” – cioè una di quelle ad aver vaccinato di più è la Serbia, che non fa parte dell’Unione Europea. Come già fatto da Orbàn, anche il governo di Aleksandar Vucic ha fatto ricorso a Sputnik-V e Sinopharm, i vaccini russo e cinese. Una circostanza che nel resto dell’Occidente in gran parte non si è verificata, banalmente perché gli enti regolatori di riferimento (l’Ema per l’Europa, la Fda per gli Stati Uniti) non li hanno ancora approvati.

Non che questa sia condizione necessaria per potersi rifornire di determinati vaccini sul mercato: a ogni Stato dell’Ue è stata data la possibilità di concludere individualmente dei contratti con altre aziende, diverse da quelle “approvate” dall’Unione. Per questo, oltre all’Ungheria, anche Repubblica Ceca, Slovacchia e San Marino hanno ordinato autonomamente delle dosi di Sputnik-V.

I due Paesi, quindi, hanno potuto contare su un numero di dosi in più rispetto a quelle “previste” dall’Unione Europea (discorso che in questo caso vale solo per Budapest). L’Ungheria è riuscita a immunizzare totalmente il 20,17% della sua popolazione, la Serbia il 22%, percentuale più alta di tutta l’Europa continentale (e seconda in tutta Europa dietro il Regno Unito). Il governo di Belgrado, addirittura, ha anche organizzato delle “vacanze vaccinali” per i turisti (ma l’iniziativa è poi stata abolita).

Al momento, sembra che la strategia di Orban e Vucic stia pagando. Difficile pensare però che si possa replicare su altrove: Mosca non ha la capacità per produrre dosi di Sputnik in larga scala, e qualora arrivasse l’approvazione dell’Ema non potrebbe rifornire l’intero blocco-Ue.

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