Vaccini in farmacia? Adesso si può. Ecco come

Nel nuovo decreto Sostegni sono previsti dei fondi che permettano anche alle farmacie di somministrare i vaccini anti-Covid

Per far partire a pieno regime la campagna vaccinale ci sarà bisogno di tutti, anche dei farmacisti e delle farmacie. Incassata la fiducia per AstraZeneca, col vaccino italiano di ReiThera che prosegue nella sperimentazione, e con il siero di Johnson&Johnson – monodose – che dovrebbe arrivare in Italia ad aprile, il nostro Paese è pronto per dare lo sprint all’immunizzazione di massa che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe completarsi a fine settembre. D’altronde, lo aveva detto lo stesso Mario Draghi nel suo discorso di insediamento: non ci si può limitare a somministrare i vaccini in luoghi costruiti ad hoc, ma bisogna sfruttare qualsiasi struttura già esistente. E la necessità di fare presto l’aveva sottolineata anche il generale Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus: “Basta dosi sprecate, si vaccini anche chi passa”.

Nel decreto Sostegni approvato il 19 marzo dal Consiglio dei ministri è stata introdotta una novità che potrebbe facilitare e velocizzare ulteriormente la campagna: la possibilità di somministrare i vaccini anche in farmacia, tramite i farmacisti, in linea con quanto già succede in Francia, Germania e Regno Unito. Una estensione fortemente voluta dal ministro della Salute, Roberto Speranza: “Stiamo lavorando a un intervento normativo per favorire l’impegno dei 73mila farmacisti italiani, così come quello degli infermieri“, ha detto Speranza prima dell’approvazione del decreto. Una disposizione, tra l’altro, già annunciata dal sottosegretario Sileri negli ultimi giorni del 2020 (governo Conte II). In totale, sul territorio nazionale, ci sono circa 20mila farmacie.

Per poterlo permettere, però, c’è bisogno di interpretare in maniera estensiva la disposizione per cui il vaccino deve essere somministrato dal farmacista “sotto la supervisione del medico“. Se si intendesse una supervisione fisica, in presenza, sarebbe ovviamente impossibile, perché servirebbero troppi medici. Se invece si intendesse  in maniera più ampia, si potrebbe pensare anche a un controllo “a distanza”, da parte del medico. Quindi come un collegamento costante con il farmacista, ma da remoto.

Spazi idonei e corsi di formazione

Già ad ottobre, quando la seconda ondata non era ancora iniziata e i vaccini non erano ancora stati approvati, più di 7mila farmacisti avevano sostenuto in via volontaria dei corsi di formazione per la somministrazione. Oggi, come ha spiegato il Presidente della Federazioni Ordini farmacisti italiani, Andrea Mandelli, “ci sono già 5174 farmacisti abilitati, altri 2800 stanno completando il corso”. Numeri che spiegano quanto possa influire, in positivo, avere degli altri professionisti a disposizione.

Permettere la somministrazione in farmacia significherebbe non solo avere più “vaccinatori” a disposizione, ma avvicinare anche la popolazione ai centri vaccinali. Spesso si tratta di luoghi lontani da casa, adibiti in grandi spazi e raggiungibili solamente in macchina o con i mezzi pubblici. Le farmacie, invece, sono notoriamente luoghi “di quartiere“, e la possibilità di ricevere lì la dose semplificherebbe di molto la procedura per parecchi cittadini. Sarà appunto l’Ats, al momento della convocazione, a indicare la farmacia più vicina come luogo dove recarsi per ricevere il vaccino.

Nel decreto sostegni ben 350 milioni in più sono stati destinati alla campagna vaccinale, fondi che consentiranno la somministrazione dei vaccini in farmacia previo – come abbiamo visto – un corso di formazione. Se i locali a disposizione sono abbastanza ampi, si potrà adibire uno spazio apposito nella farmacia, altrimenti si potrà allestire un gazebo al di fuori della stesa. Per i farmacisti sarà prevista una remunerazione oggettiva per il rimborso dei farmaci.

Si parte con la Liguria

L’iniziativa sarà lasciata alle regioni, come la maggior parte del resto della campagna. Sarà quindi compito delle amministrazioni locali individuare in che modo rendere possibile la supervisione dei medici, che dovranno comunque poter intervenire in caso – molto raro – di shock anafilattico nei 15 minuti successivi alla somministrazione dei vaccini.

A partire in via sperimentale sarà la Liguria, che inizierà a vaccinare in farmacia a partire dal 29 marzo. Da individuare a stretto giro di posta i luoghi adatti, 50 su tutto il territorio regionale, che somministreranno fino a 3mila vaccini alla settimana, come ha spiegato il Presidente Giovanni Toti. Al momento però non sarà ancora un farmacista a procedere con l’iniezione, ma un medico o una figura professionale abilitata. Sarà possibile ricevere il servizio anche dopo l’orario di chiusura.

 

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