Vaccini in azienda, quello che c’è da sapere

Iniziano a emergere i primi dettagli sulla somministrazione delle dosi di vaccino in azienda. Il mese di inizio sarà quello di giugno

15 Maggio 2021 15:49

Prosegue la campagna vaccinale in Italia con diverse regioni che hanno aperto le prenotazioni anche alle fasce d’età under 50 e 40. La prossima svolta riguarderà la somministrazione delle dosi nelle aziende. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha fatto sapere di aver individuato, insieme all’Istituto, al dicastero della Salute e alle Regioni le categoria in ordine di precedenza nel testo trasmesso ora ai governatori e che è tutto pronto per “avviare la campagna vaccinale, contestualmente alla disponibilità di dosi” negli ambienti di lavoro.

le linee guida

Si dovrebbe iniziare nel mese di giugno. Il documento al momento è ancora in bozza ed è stato stilato da Inail e in via di definizione al ministero del Lavoro. Successivamente il documento con le attività con priorità per il vaccino in azienda dovrà ottenere il via libera delle Regioni. Secondo quanto dichiarato dal generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, “la programmazione dettagliata inizierà “quando avrò la programmazione certa dei vaccini in arrivo a giugno, se sarà coerente con le mie stime da 20 milioni di dosi in su, e una volta che saranno al sicuro gli over 80, i fragili e gli over 65“.

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore è pronta la lista con tutti i settori produttivi che potranno vaccinare i propri lavoratori a partire da giugno in base a tre classi di priorità. Un lungo elenco di una novantina di voci individuati attraverso i codici Ateco e che sono stati messi in fila dall’Inail in base al rischio di contagio. La precedenza sarà rivolta a chi lavora nei settori più esposti al rischio contagi, come ha affermato il ministro del lavoro Andrea Orlando: “Si inizia da coloro che in questi mesi di emergenza sanitaria hanno contribuito a non far fermare il Paese nei settori essenziali: dai lavoratori del commercio al dettaglio e della grande distribuzione nel settore alimentare, agli addetti ai trasporti, dai lavoratori della ristorazione ai servizi alla persona“.

Sono quattro i criteri utilizzati per stabilire a quali classi produttive somministrare i vaccini in ordine di tempo: esposizione, aggregazione e prossimità; evidenze scientifiche del rischio di contagio nell’ambiente lavorativo; focolai nei contesti produttivi e sul numero di denunce per infortuni da coronavirus presentate e registrate dall’Inail fino allo scorso 31 marzo.

La platea potenziale, scrive Il Sole 24 Ore, è di 17,8 milioni di lavoratori ma a questi vanno tolti alcuni settori “come quelli degli operatori sanitari, dell’istruzione, delle forze dell’ordine e della difesa, già vaccinati o in corso di vaccinazione”, ricorda il documento: a conti fatti dunque la platea effettiva che potrebbe ricevere l’iniezione nel proprio posto di lavoro è di 12,3 milioni di lavoratori corrispondenti a 81 codici Ateco.

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