Il Covid esploso in un laboratorio? Scienziati ripropongono l’ipotesi

La teoria è tornata alla ribalta grazie ad uno studio pubblicato dalla rivista ‘Science’, firmato da 18 ricercatori

Si torna a parlare dell’origine del Coronavirus. Un anno fa si era discusso sull’ipotesi che il virus Sars-CoV-2 fosse fuggito da un laboratorio cinese, ma fu subito respinta ed etichettata come tesi complottistica. Adesso questa teoria è tornata alla ribalta grazie ad uno studio pubblicato dalla rivista ‘Science’, firmato da una ventina di scienziati attivi in alcuni dei più prestigiosi poli di ricerca del mondo. Gli studiosi suggeriscono che non si può affatto escludere con certezza che all’origine della pandemia vi sia stata una fuga del Coronavirus dal laboratorio di virologia di Wuhan.

LO STUDIO

Gli autori della lettera, 18 ricercatori di alcuni dei principali enti di ricerca e università di Stati Uniti ed Europa, dall’Università di Stanford al Massachusetts Institute of Technology, compreso il più importante ricercatore a livello mondiale sul virus, sostengono che “sono ancora necessarie ulteriori indagini per determinare l’origine della pandemia. Le teorie sul rilascio accidentale da un laboratorio e lo spillover zoonotico rimangono entrambe valide. Sapere come è emerso COVID-19 è fondamentale per informare le strategie globali per mitigare il rischio di future epidemie“.

Crediamo che la questione meriti un’indagine basata su elementi scientifici, corretta e accurata, e che qualsiasi conclusione debba essere elaborata sui dati disponibili“, afferma David Relman, professore di microbiologia e immunologia alla Stanford University, uno degli autori.

All’inizio di quest’anno l’Oms ha svolto un’indagine con i propri esperti che si sono recati a Wuhan e nel rapporto conclusivo è scritto che l’ipotesi dell’incidente, cioè quella della fuga dal laboratorio, è “estremamente improbabile”. Poche ore prima che venisse pubblicato l’articolo su ‘Science’, sono stati pubblicati su Twitter tre lavori universitari realizzati all’Istituto di virologia di Wuhan fra il 2014 e il 2019 che contengono dati diversi rispetto a quelli forniti dall’Istituto cinese dall’inizio della pandemia sul numero e sulla natura dei Coronavirus conservati in laboratorio e sulle sperimentazioni fatte con il virus.

Il gruppo di ricercatori, coordinato da David Relman, dal microbiologo della Stanford University, e Jesse Bloom, virologo della Washington University, prende le mosse dal rapporto congiunto Cina-Oms pubblicato nel novembre 2020, che ha identificato l’origine del coronavirus in un virus di un pipistrello che ha raggiunto gli esseri umani attraverso un animale intermedio, mentre un incidente di laboratorio è “estremamente improbabile”.

Gli scienziati rivolgono un appello alle agenzie di sanità pubblica e ai laboratori di ricerca per cercare di fare chiarezza sulle origini del Covid. Questo è quanto si legge nell’articolo pubblicato su ‘Science’.

Le agenzie di sanità pubblica e i laboratori di ricerca devono aprire i propri archivi al pubblico. Gli investigatori dovrebbero documentare la veridicità e la provenienza dei dati da cui vengono condotte le analisi e le conclusioni tratte, in modo che le analisi siano riproducibili da esperti indipendenti. Infine, in questo periodo di sfortunato sentimento anti-asiatico in alcuni paesi, notiamo che all’inizio della pandemia, furono medici, scienziati, giornalisti e cittadini cinesi a condividere con il mondo informazioni cruciali sulla diffusione del virus – spesso a grande costo personale. Dovremmo mostrare la stessa determinazione nel promuovere un discorso spassionato basato sulla scienza su questa questione difficile ma importante.

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