Come funzionano i test salivari e quando sono accettati come alternativa al test nasofaringeo

Il Ministero della Salute dà il via libera all’uso dei test salivari per identificare i casi di COVID-19. Ecco limiti e vantaggi.

Il Ministero della Salute ha dato oggi il via libera all’utilizzo dei test salivari molecolari per identificare la positività dei cittadini come alternativa, per alcune casistiche ben definite, al ben più invasivo tampone nasofaringeo a cui siamo ormai tutti abituati da oltre un anno a questa parte.

La circolare firmata dal dottor Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, ribadisce che il test molecolare su campione nasofaringeo e orofaringeo rappresenta ancora oggi il gold standard internazionale per la diagnosi di COVID-19 in termini di sensibilità e specificità. Subito dopo ci sono gli altrettanto diffusi test antigenici, sempre su campione nasofaringeo e orofaringeo, i cosiddetti tamponi rapidi che vengono ormai eseguiti anche in farmacia e che danno un responso in pochi minuti.

Da oggi in Italia si aggiungono anche i test molecolari e antigenici effettuati sulla saliva. Ma non per tutti.

I limiti dei tamponi salivari

La circolare del Ministero della Salute spiega che, in base agli studi attualmente disponibili, la saliva conterrebbe una carica virale significativamente più elevata in pazienti con fattori di rischio per COVID-19 di grave entità (sesso maschile, età avanzata, specifiche condizioni patologiche respiratorie, cardiovascolari, oncologiche sottostanti e altre condizioni patologiche sistemiche e immunosoppressive) e sembrerebbe correlata ai sintomi di COVID-19, in particolare ad ageusia/disgeusia.

Se è vero che il metodo di raccolta non è invasivo come quello di un tampone nasofaringeo, è altrettanto vero che il metodo di raccolta del campione può determinare il risultato ottenuto. Gli studi disponibili, si legge nella circolare, indicano una sensibilità diagnostica variabile dei test molecolari su campioni di saliva, in relazione alla tecnica di raccolta: “Una sensibilità maggiore è stata rilevata nella saliva orofaringea posteriore del primo mattino, mentre una sensibilità inferiore è stata osservata con la tecnica del “general spitting”. Inoltre, la sensibilità diminuisce dopo i primi cinque giorni dall’inizio dei sintomi“.

Quando sono preferibili i test salivari

Il Ministero della Salute ha deciso che nel caso in cui non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei, si possono considerare una valida opzione anche i test salivari per l’identificazione di infezione da SARS-CoV-2 preferibilmente entro i primi cinque giorni dall’inizio dei sintomi.

La circolare considera i test salivari validi anche nei casi di screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l’accettabilità di test ripetuti, in modo particolare se non è disponibile un’alternativa più efficace e se i soggetti sono individui molto anziani o disabili.

L’utilizzo dei test salivari viene consigliato anche in ambito scolastico, soprattutto per la modalità di prelievo non invasiva rispetto ad un tampone nasofaringeo. Il “problema” è rappresentato dalla sensibilità degli stessi, che ad oggi risulta compresa tra il 53% e il 73%.

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