Smart working nella Pubblica Amministrazione, cosa cambia

Nella PA non è più previsto l’obbligo del 50% di dipendenti in telelavoro. Solo le categorie più fragili potranno rifiutarsi di tornare in ufficio

Lo smart working resiste, ma non è più obbligatorio. Nel “Decreto proroghe” approvato giovedì 29 dal Consiglio dei ministri, infatti, è previsto che nella Pubblica amministrazione il telelavoro ci sia ancora, tra l’altro con la proroga della modalità semplificata fino al 31 dicembre, ma i dirigenti potranno liberamente organizzare i propri uffici. La quota del 50% prevista nel decreto precedentemente in vigore, infatti, è stata abolita, e questo significa che gli spazi potranno nuovamente riempirsi al completo, ma sempre in sicurezza. Cade anche la soglia minima del 60% per i Pola, i piani organizzativi del lavoro agile, che dal 2022 andranno comunque presentati ma con una quota obbligatoria del 15%.

Favorevole a questa nuova normativa, e non potrebbe essere altrimenti, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta (Forza Italia), che ha commentato con un tweet di soddisfazione: “Efficienza, efficacia e customer satisfaction sono i principi cardine di una PA dalla parte di famiglie e imprese: l’abolizione della soglia minima del 50% per lo smartworking è un piccolo grande passo per tornare alla normalità e garantire servizi di qualità ai cittadini“. L’anno scorso, quando era ancora all’opposizione, lo stesso Brunetta era stato tra i primi a chiedere al più presto il ritorno in ufficio dei dipendenti pubblici.

Nel decreto è anche previsto che i dipendenti non possano rifiutarsi di tornare in ufficio, a meno che non appartengano alle categorie di lavoratori “fragili“, cioè quei dipendenti con certificazione “attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita”, un documento rilasciato dagli organi medici di competenza. Hanno la facoltà di rimanere a casa anche i lavoratori con disabilità, i genitori di figli disabili e i “genitori di figli minori di 16 anni in quarantena”, contagiati dal Covid o in Dad, ma solo per il tempo in cui permangono queste condizioni.

Lo smart working ci sarà anche dopo l’emergenza

La fine (si spera vicina) della pandemia non determinerà la fine del telelavoro, perché nel decreto sono confermati i Piani per l’organizzazione del lavoro agile (Pola), introdotti un anno fa dall’allora ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone. Non saranno però obbligatori (come già avviene ora) e la quota minima è stata modificata in maniera sostanziale, scendendo dal 60% al 15%, ma soprattutto buona parte dell’organizzazione, per quanto riguarda lo smart working, diventerà materia di competenza dei contratti collettivi. Nei nuovi accordi, già in fase di studio presso l’Aran (il “sindacato” della Pa), verrà infatti regolata l’organizzazione del lavoro agile. Intanto, chi ha già adottato un Pola dovrà rimodularne le percentuali al 15%. Nel settore privato, infine, lo smart working resta fortemente raccomandato.

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