Scuola, ambiente, riforme: i pilastri del discorso di Draghi

I punti chiave del discorso di Mario Draghi, che ha esposto al Senato il suo programma di governo

17 Febbraio 2021 14:24

Un discorso programmatico lungo, dettagliato e vasto. Mario Draghi, nel suo primo intervento da Presidente del Consiglio al Senato, ha spiegato gli obiettivi e la visione del suo governo, dalla battaglia a breve termine contro la pandemia alle sfide, a lungo termine, per l’Italia “del 2026, del 2030 e del 2050“. Un programma basato su alcuni pilastri fondamentali: la scuola, l’ambiente, le riforme strutturali, il gender gap e il Sud. Prima ancora, però, una dichiarazione molto chiara alle forze parlamentari: “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata. Nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza. Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia“. Il tutto con il neo ministro Giancarlo Giorgetti, della Lega, a fianco. Ieri, a La7, Salvini a precisa domanda aveva risposto che “solo la morte è irreversibile“.

Non c’è sovranità nella solitudine. C’è solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere.

Accelerare le vaccinazioni

In apertura, il Presidente del Consiglio ha prevedibilmente messo l’accento sulle misure necessarie al contenimento del contagio. “Il principale dovere cui siamo chiamati è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini”. Una riedizione italiana del Whatever it takes, la frase-simbolo delle sue politiche che portarono, ai tempi in cui era governatore della Bce, al salvataggio dell’Euro. “La nostra prima sfida è, ottenute le quantità sufficienti [di vaccino], distribuirlo rapidamente ed efficientemente“. Per queso, c’è bisogno di “mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari”. E qui, il primo punto di discontinuità con l’esecutivo precedente: “Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti“. C’è il dovere, invece, di “renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private“. Il riferimento, neanche troppo velato, è alle ormai famose “primule” di Domenico Arcuri, mai realizzate. Qui ne avevamo riepilogato la storia e l’inevitabile fallimento.

La lezione da seguire, per Draghi, è quella dei Paesi che si sono mossi più velocemente, perché solo un’azione rapida può proteggere i cittadini e “ridurre le possibilità che sorgano altre varianti del virus“. Da qui, per il premier va aperto un confronto “a tutto campo” sulla riforma della sanità.

La scuola

Collegato alla pandemia è anche il nodo della scuola: “Bisogna fare il possibile per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà“. Qui, il Presidente del Consiglio ha sottolineato la questione meridionale, che tornerà più avanti nel suo discorso. Per Draghi è necessario tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie. Il tutto, ovviamente, garantendo un ritorno in aula “in sicurezza“. Oltre alla pandemia, però, è necessario “rivedere il disegno del percorso scolastico annuale”, per disegnare un percorso educativo che metta insieme “la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo“.

Necessaria, però, la formazione del personale docente, “per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni“. Draghi ha preso come esempio gli istituti tecnici di Francia e Germania, “un pilastro importante del sistema educativo“: fino al 2023 ci sarà bisogno di circa 3 milioni di diplomati degli Itis nell’area digitale e ambientale,

Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza assegna 1,5 md agli ITIS, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate. La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti nella formazione universitaria”

Quello dei giovani, in generale, è stato uno dei primi temi toccati da Draghi nel suo discorso. In apertura, ancor prima di esporre il suo programma, il premier aveva sottolineato la “missione” della politica: “consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti“.

Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti. Esprimo davanti a voi, che siete i rappresentanti eletti degli italiani, l’auspicio che il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore orientino saggiamente le nostre decisioni. Nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo.

L’ambiente

Poi, il premier ha aperto la lunga parentesi sull’ambiente . Uscire dalla pandemia non è come riaccendere la luce, dopo un periodo di buio, e aspettarsi che tutto sia come prima: “Il riscaldamento del pianeta ha effetti diretti sulle nostre vite e sulla nostra salute, dall’inquinamento, alla fragilità idrogeologica, all’innalzamento del livello dei mari che potrebbe rendere ampie zone di alcune città litoranee non più abitabili. Lo spazio che alcune megalopoli hanno sottratto alla natura potrebbe essere stata una delle cause della trasmissione del virus dagli animali all’uomo“. Per questo, proteggere il futuro dell’ambiente richiede un approccio nuovo, affrontando tutte le sfide che hanno al centro l’ecosistema: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori , biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra.

Questo comporta anche che, in Italia, “alcuni modelli di crescita dovranno cambiare”, come quello nel settore turistico: “Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato“.

La pandemia e il cambiamento climatico penalizzano alcuni settori produttivi, per questo la risposta della politica economica a questi due grandi problemi dovrà essere “una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create“. La chiosa finale è quella che meglio sintetizza la prima parte del suo discorso

Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta

Il gender gap e il Sud

Il premier ha poi parlato in maniera approfondita delle politiche necessarie al raggiungimento della parità di genere, “tra i più alti in Europa” nel nostro Paese: circa 18 punti su una media europea di 10. E questo dopo aver sottolineato come, in Italia, a pagare il prezzo più alto della pandemia siano stati giovani, donne e lavoratori autonomi. “Dal dopoguerra ad oggi, la situazione è notevolmente migliorata, ma questo incremento non è andato di pari passo con un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di carriera delle donne. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo“.

Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro.

E questo significa uguale accesso alla formazione nelle competenze – digitali, tecnologiche e ambientali – che permettono di fare carriera. A questo scopo ci saranno investimenti economici e culturali, perché “sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese. Solo in questo modo riusciremo a garantire che le migliori risorse siano coinvolte nello sviluppo del Paese“.

Una crescita che non può non passare dall’aumento dell’occupazione, specialmente femminile, anche al Sud: “Benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno“. Necessario anche attrarre investimenti privati, italiani ed esteri, per generare reddito, creare lavoro, fermare il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne: obiettivi però perseguibili solo in un ambiente in cui legalità e sicurezza siano sempre garantite.

Le riforme e la politica estera

Il Next Generation Eu prevede l’erogazione di 210 miliardi nei prossimi sei anni, con delle riforme da effettuare: Draghi ha indicato come priorità quelle del sistema fiscale (“va studiata una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività“, con “rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale“), della pubblica amministrazione (“due direttive: investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati“) e della giustizia (“attuando e favorendo l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione“).

Infine, dopo aver riaffermato che il governo sarà apertamente “europeista e atlantista“, Draghi ha parlato della sua visione dei rapporti internazionali: l’attenzione verso le aree geograficamente più vicine, come i Balcani, la Libia e l’Africa. Un rafforzamento dei rapporti con Francia e Germania, ma anche con i Paesi con cui l’Italia condivide una “specifica sensibilità mediterranea” (Spagna, Grecia, Malta e Cipro). Un rapporto più virtuoso con la Turchia e un dialogo più intenso con la Russia (ma “seguiamo con preoccupazione ciò che sta accadendo in questo e in altri paesi dove i diritti dei cittadini sono spesso violati“), oltre alla negoziazione di un “nuovo patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento di equilibrio tra i Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva“).

Il discorso si è poi concluso così:

Questo è il terzo governo della legislatura. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. È un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia.

 

AttualitàItalia