I ristori hanno coperto solo il 7% delle perdite di imprese e commercio

La stima è della Cgia di Mestre: a fronte di 29 miliardi erogati dallo Stato, le perdite di fatturato raggiungono quota 423 milioni

Con i ristori del governo imprese e commercianti hanno coperto solo il 7% delle perdite di fatturato. È il calcolo stimato dalla Cgia di Mestre, che sottolinea come a fronte di 29 miliardi erogati dallo Stato, comunque una cifra importante, i mancati introiti per le attività economiche raggiungono quota 423 milioni. La Cgia ci tiene a sottolineare di non voler mettere in discussione le chiusure stabilite dai vari decreti, “ma è altrettanto doveroso intervenire affinché gli operatori che sono costretti a chiudere l’attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora. Altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti”.

Del resto, nei giorni scorsi il coordinatore del CTS Miozzo è stato molto chiaro affermando che in Italia non ci sarà un nuovo lockdown totale (come chiede ad esempio il consigliere del ministero della Salute, Walter Ricciardi) poiché ci sono categorie provate socialmente ed economicamente e non è più possibile ristorarle. Dopo la prima ondata del virus, il governo ha previsto ristori un po’ per tutti, ma già nella seconda fase i soldi sono stati maggiormente centellinati con paletti più difficili da raggiungere e alcune categorie completamente escluse dai ristori. In questa che viene definita da molti come la terza ondata del virus, dunque, si andrà avanti con il sistema delle zone, ma un lockdown “aspro” come quello tedesco o britannico, da noi non è più in previsione, semplicemente perché non c’è più ciccia.

I ristori del governo coprono solo il 7% delle perdite

E il quadro è già fin troppo drammatico, perché dal report della Cgia di Mestre emerge come per le imprese che hanno chiuso per decreto, i ristori hanno coperto solo il 14,5% delle perdite, visto che le misure del governo sono andate per lo più a chi ha registrato un calo di almeno il 33% rispetto al 2019. Dei 423 miliardi perdi dalle attività economiche nel 2020, almeno 200 miliardi riguardano quei settori colpiti maggiormente dai decreti: ristorazione, attività sportive e artistiche etc. In queste condizioni è evidente la difficoltà per molte imprese a far fronte al pagamento delle tasse e la Cgia a tal proposito propone la sua ricetta: passare dai ristori ai rimborsi.

Cgia: “Passare da ristori a rimborsi”

“È necessario passare dai ristori ai rimborsi. È evidente che è necessario un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti con i rimborsi. In altre parole è necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi, sia le spese correnti che continuano a sostenere. La stessa cosa va definita anche per i settori che seppur in attività è come se non lo fossero. Segnaliamo, in particolar modo, le imprese commerciali ed artigianali ubicate nelle cosiddette città d’arte che hanno subito il tracollo delle presenze turistiche straniere e, in particolar modo, il trasporto pubblico locale non di linea (taxi, bus operator e autonoleggio con conducente) che sebbene in servizio – conclude il report – hanno i mezzi fermi nelle rimesse o nei posteggi”.

La questione delle attività non ferme rappresenta un nodo importante, poiché ci sono appunto quelle che non patiscono direttamente gli effetti delle chiusure, ma indirettamente pagano le misure restrittive che gravano su altri settori.

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