Palazzo Strozzi: La Ferita della Cultura

L’artista francese JR ha realizzato La Ferita su Palazzo Strozzi: uno squarcio che rivela un ideale interno. E che parla della situazione della cultura.

Ha fatto grande scalpore l’installazione dell’artista francese JR su Palazzo Strozzi, La Ferita: uno squarcio sulla facciata tramite il quale è possibile vedere un (ideale) interno.

Il Ratto delle Sabine di Giambologna, la Primavera e la Nascita di Venere di Botticelli sono le opere d’arte che è possibile ammirare in maniera fittizia nell’enorme collage fotografico di 28×33 metri piazzato su uno dei palazzi rinascimentali più ammirati di Firenze.

Uno squarcio sulla cultura

L’installazione è stata curata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, che ha commentato come l’intenzione sia di proporre una riflessione sull’accessibilità (e la non accessibilità) ai luoghi della cultura in questo periodo di pandemia.

Non è un mistero: nell’ultimo anno i settori, e di conseguenza luoghi deputati alla cultura – biblioteche, musei, ma anche teatri e cinema – hanno sofferto particolarmente le chiusure e (parziali e temporanee) riaperture dovute alla pandemia da COVID-19.
È stato anche un periodo di sperimentazioni. Molti musei hanno infatti intensificato la propria presenza social, o proposto dei tour virtuali all’interno delle proprie sale. Allo stesso modo, cinema e teatri hanno talvolta ripiegato sullo streaming e su spettacoli virtuali, magari riproponendo dei classici non più in tour dai propri archivi. Tutto questo da un lato e dall’altro ha aiutato, certamente, e molte iniziative che hanno funzionato sono probabilmente destinate a restare. Tuttavia non basta.

Non si tratta solamente di una questione sentimentale o poetica – qualcuno potrebbe alzare gli occhi al cielo, ma è un dato di fatto: guardare un quadro attraverso uno schermo non è la stessa cosa rispetto al vederlo di persona -, ma anche economica.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito più volte alle manifestazioni degli addetti ai lavori, e non solo, che lamentavano un disinteresse quasi totale da parte delle istituzioni.

La Ferita di Palazzo Strozzi

JR ha quindi voluto proporre, a modo suo, una riflessione sul tema. Tramite La Ferita, fino al 22 agosto i passanti potranno ammirare un ideale interno di Palazzo Strozzi, uno dei tanti luoghi fiorentini deputati alla cultura. Da fuori, e dunque perfettamente “in regola” con le disposizioni e le normative per evitare il propagarsi della pandemia da Covid-19, e in attesa di poter tornare al suo interno.

Un’opera che, se vogliamo vederla in un certo modo, può trasmettere anche un sentimento di speranza, ricordandoci tutta la bellezza e l’arte che aspettano solo di essere riscoperte non appena questo periodo sarà terminato. Noi siamo qui, sembrano dire le opere all’interno del collage, Non scordatevi di noi, perché vi stiamo aspettando.

Tra l’altro, la Primavera e la Nascita di Venere botticelliane sono custodite proprio a Firenze, nella Galleria degli Uffizi, così come Il Ratto delle Sabine, situato presso Piazza della Signoria.

Chi è l’artista francese JR?

Ma chi è JR, l’autore de La Ferita?
È un fotografo e street artist francese, vincitore, peraltro, del Ted Prize 2011.

Le sue opere, così come la sua identità misteriosa, gli hanno valso il soprannome di Banksy parigino, e in effetti il perché è evidente. Satiriche, a volte irriverenti e quasi sempre concentrate su quanto di sbagliato o strano sia presente nella società, le sue installazioni a metà tra la fotografia e il graffito vengono piazzate in bella mostra su monumenti, facciate dei palazzi, marciapiedi, nell’intento di rendere le città dei veri e propri musei a cielo aperto.
“La mia galleria d’arte è la più grande che si possa immaginare: i muri del mondo intero”.

Una delle sue opere più famose è stata quella per celebrare i 30 anni del Louvre, tramite la quale ha fatto “sprofondare” sottoterra la Piramide di vetro del museo.

“Penso che l’arte sia una necessità”, ha commentato presentando La Ferita.
“Perché quando abbiamo la sicurezza di mangiare, di bere, quando abbiamo tutto, arriva il momento di farsi domande sul nostro ruolo nel mondo, e l’arte offre un modo per farlo. […]
La mia è un’opera effimera, tuttavia questa ferita rimarrà nel futuro. Questa immagine è un momento nel tempo, ma mi interessa attivare le reazioni, risvegliare i punti di vista del pubblico. Invitarli a immaginare cosa c’è dietro quel muro e, una volta che si potrà, andarlo a vedere. La pandemia ha  impattato su tutti gli artisti, e per molti è complicato. Penso al teatro, al cinema, alla musica. Ma dobbiamo essere forti, saldi, provare altri modi di condividere la nostra arte, anche se è difficile”.