Nizza: il killer è arrivato dall’Italia, non è il primo caso

Fonti degli apparati di sicurezza francesi confermano che il killer che ha colpito oggi a Nizza sia sbarcato a Lampedusa a settembre

Brahim Aoussaoui, il killer di 21 anni che ha colpito oggi nella chiesa di Nizza è sbarcato a Lampedusa assieme ad altri migranti e si è poi trasferito dall’Italia alla Francia. Sbarcato sull’isola italica il 20 settembre scorso, ha trascorso un periodo di quarantena sul posto, poi è stato trasferito presso un centro di accoglienza per migranti a Bari il 9 ottobre. Le prime tappe nel nostro continente dell’assalitore sono state ricostruite dagli investigatori e confermate da fonti degli apparati di sicurezza. Gli 007 transalpini, con la collaborazione delle autorità italiane, stanno cercando di ricostruire i movimenti di Aoussaoui, che dopo la registrazione a Lampedusa e il trasferimento al centro pugliese, è riuscito a lasciarlo sfuggendo al controllo delle autorità.

Il killer, infatti, aveva perfino ricevuto un ordine di espulsione dal territorio italiano con invito al rimpatrio, ma non si capisce come, è riuscito a trasferirsi in Francia clandestinamente. Un iter che, attenzione, non deve sorprendere, poiché non è la prima volte che un migrante sbarcato sulle coste italiane riesce, pur senza aver più diritto ad asilo o accoglienza, riesce a spostarsi sfuggendo ai controlli. Per questo motivo, il deputato della regione di Nizza in Francia, Eric Ciotti, ha chiesto ufficialmente al presidente Macron di “sospendere qualsiasi flusso migratorio e qualsiasi procedura di asilo, in particolare alla frontiera italiana”. Una richiesta che, però, andrebbe ad influire sui trasferimenti regolari ma non su quelli irregolari.

Il precedente dell’attentato di Natale 2016

Quanto ai precedenti di attentatori passati attraverso l’Italia per colpire altrove in Europa, il precedente più celebre è quello di Anis Amri, l’autore della strage al mercatino di Natale di Berlino del 2016 (12 morti e 56 feriti). Amri è sbarcato in Sicilia nel 2011, quando al governo c’era Silvio Berlusconi, mentre Roberto Maroni era ministro dell’Interno. Dichiaratosi minorenne, il precedente attentatore di Berlino era stato destinato ad un centro per minori siciliano, prima del trasferimento in terra tedesca.

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