Ministero del Turismo: cos’è, a cosa serve, serve davvero?

È stato re-istituito il Ministero del Turismo. Ma servirà davvero? E qual è la sua storia, in Italia?

Il neonato governo Draghi ha re-istituito il Ministero del Turismo, con Massimo Gravaglia (Lega) alla sua guida.
Quelle che dovranno essere le sue funzioni sono piuttosto palesi: la promozione del settore turistico in Italia.

Ma la cosa curiosa è che per la prima volta, nella storia repubblicana, non si trova ad essere accorpato ad altri ministeri, possedendo peraltro un portafoglio dedicato.

La storia

Cerchiamo di ricostruire, a grandi linee, il percorso del settore del turismo nel nostro paese.

Il Ministero del Turismo e dello Spettacolo è stato istituito per la prima volta nel 1959, durante il Governo Segni II, venendo poi abrogato il 19 aprile 1993 tramite referendum. È stato quindi, in primis affidato al Ministero dello Sviluppo Economico, e poi, nel 2006, al Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, sotto la guida del Ministro dei Beni Culturali.
Nel giugno del 2012 il Dipartimento è stato (nuovamente) soppresso dal governo Monti, e inserito nel Dipartimento per gli affari regionali, il turismo e lo sport, sotto l’Ufficio per le politiche del turismo. L’anno seguente, durante il governo Letta, è stato nuovamente riaffidato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBACT).

Infine, tra 2018 e 2019, rispettivamente durante il governo Conte I e Conte II, il Dipartimento del turismo è stato trasferito all’interno del Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, per poi essere soppresso e ri-trasferito all’interno del MiBACT, con il ripristino della Direzione generale Turismo tramite il DPCM 169/2019.

Insomma, una storia piuttosto movimentata, che evidenzia come non sia mai realmente esistito un Ministero specificatamente dedicato al settore del turismo, il quale spesso è anzi stato accorpato a settori non proprio affini – vedasi il settore dello spettacolo, o delle politiche agricole. Forse dimostrando un certo grado di disinteresse per un ambito considerato poco importante dal punto di vista elettorale, e dunque non in grado di smuovere una gran quantità di voti.

Il Titolo V

C’è anche un ulteriore aspetto da tenere in considerazione, ovvero il cosiddetto Titolo V. Di cosa si tratta?
Come scrivemmo all’epoca della riforma del Senato, non è altro che una parte della Costituzione italiana, e più in particolare quella secondo cui vengono decise le competenze che fanno capo alle varie autonomie locali, ovvero le regioni, i comuni e le province.

La gestione del turismo è proprio appannaggio delle regioni, che possono gestirne autonomamente risorse e promozioni – a maggior ragione considerata la mancanza di un Ministero dedicato.
Spesso, con risultati considerati piuttosto scarsi.

Il Ministero del Turismo serve davvero?

Da ieri è questa una delle domande che ci si pone, soprattutto, ovviamente, da parte di chi è direttamente coinvolto nel settore. Un Ministero del Turismo, nel 2021, serve davvero?
La novità è stata salutata con reazioni ambivalenti.

C’è chi, come i presidenti di Federalberghi (Bernabò Bocca), Confturismo Confcommercio (Luca Patanè) o Astoi Confindustria Viaggi (Pier Exhaya), si è mostrato entusiasta, sostenendo che i tempi fossero finalmente maturi – e anzi, in sostanziale ritardo – perché al turismo venisse dedicato un Ministero apposito, “con portafoglio, che non si limita a tagliare i nastri alle inaugurazioni”.

Altrettanto, c’è chi si domanda se dopo decenni di sostanziale disinteresse, un Ministero del Turismo, ad oggi, possa aver senso – con pareri di fatto piuttosto negativi e disillusi, parlando tra “distanza siderale” tra politica e turismo, che “non può essere di certo il governo di Mario Draghi” a colmare.
Un contentino, insomma, per tentare di ripristinare la dignità di un settore trascurato da sempre.

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