Da metà maggio nuovo aumento dei contagi in Italia?

Le riaperture che partiranno il 26 aprile dovrebbero invertire la tendenza della curva epidemiologica attualmente in calo

La curva dei contagi è in leggera ma costante discesa e lo sarà fino a metà maggio. Da lì in poi, però, dovrebbe esserci un nuova risalita. È il quadro disegnato dalla Fondazione Gimbe, che analizza la situazione della pandemia in Italia sulla base delle ultime decisioni del governo. In sostanza, il ritorno alle zone gialle renderebbe vani i sacrifici fin qui fatti, gettando ombre sulla possibilità di un ritorno alla normalità in estate. Nelle prossime settimane, secondo la fondazione, i casi di Covid-19 continueranno a scendere, così come diminuirà ancora la pressione sugli ospedali per via delle restrizioni imposte nelle zone rosse e arancioni. Il ritorno al giallo, però, produrrà “inevitabilmente” una risalita dei contagi, “da un lato mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all’aperto per l’aumento delle temperature che riduce l’effetto aerosol, dall’altro alimentata dall’aumento dei contatti sociali e, soprattutto, dal mancato rispetto delle regole”.

Estate a rischio con i numeri attuali

Molto dipenderà dalla campagna vaccinale, che nonostante gli ultimi numeri incoraggianti, continua ad essere indietro rispetto ai piani. Ad oggi sono solo 4,4 milioni gli italiani che hanno completato il percorso vaccinale, mentre circa 15 milioni hanno avuto almeno una dose. Insomma, con i dati attuali, “è realistico mettere in sicurezza over 70 e fragili entro l’inizio dell’estate. Questo avrà un impatto rilevante su ospedalizzazioni e decessi, ma non sulla circolazione del virus che richiede di mantenere tutte le misure individuali, come ribadito dal Presidente Draghi”, spiega il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta ad Ansa.

Si tratta di affermazioni in linea con quanto già dichiarato dai leader di Cile e Gran Bretagna, due Paesi che hanno vaccinato molto più di noi. Il Paese sudamericano sta già vivendo un’impennata di contagi, mentre il Regno Unito se l’attende nelle prossime settimane, poiché i vaccini in sostanza evitano le conseguenze gravi del Covid e la saturazione delle terapie intensive, ma non bloccano la circolazione del virus, che con le varianti si sta confermando sempre altamente contagioso.

Riaperture una scelta politica

È anche per questo che la decisione dell’Italia comporta maggiori rischi rispetto ad altre situazioni: se avessimo vaccinato 40 milioni di italiani come hanno fatto gli inglesi, i rischi sarebbero stati infinitamente più bassi rispetto a quelli realmente connessi alle nostre riaperture. Si tratta comunque – secondo il presidente del Gimbe – di una “decisione politica sul filo del rasoio, ma inevitabile. Serve la massima collaborazione  dei cittadini per non compromettere la stagione estiva”. Se gli italiani confonderanno le riaperture graduali previste a partire dal 26 aprile, c’è il rischio di dover tornare indietro compromettendo l’estate. Questo anche perché gli attualmente positivi (505mila) sono secondo il Gimbe un numero sottostimato per l’insufficiente attività di testing & tracing. Sono inoltre in discesa, ma sempre preoccupanti, i numeri degli ospedali con 5 Regioni oltre la soglia di saturazione del 40% nei reparti non Covid, mentre sono sopra la soglia critica del 30% le terapie intensive di 13 Regioni, con una media giornaliera di ingressi pari a 200.

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