Cos’è la “maggioranza Ursula” di cui si parla in questi giorni

Quando nasce e cosa significa l’espressione usata da Emma Bonino nel corso delle consultazioni con il Presidente della Repubblica

Il messaggio che Emma Bonino ha mandato al Presidente della Repubblica è stato chiaro: no a un governo di continuità col precedente, no a un Conte-ter, sì alla maggioranza Ursula. L’espressione circola da un po’ su televisioni, giornali e siti, ma la sua intuibilità, in fin dei conti, non è poi così immediata. Cos’è, quindi, questa “maggioranza Ursula”?

Le origini

I fan della serie tv Boris si saranno chiesti, a questo punto, “è fisicamente una maggioranza”? Sì, lo è. L’Ursula di riferimento è Ursula von der Leyen, la Presidente della Commissione europea che nel luglio del 2019 ha sostituito Jean-Claude Juncker. Sembra passata un’eternità, ma c’era ancora il governo gialloverde e del Conte-bis (figuriamoci del ter) non c’erano poi così tante tracce. O, se c’erano, iniziavano a manifestarsi proprio in quel periodo, prima ancora della svolta del Papeete, delle dimissioni del primo esecutivo Conte e della nuova maggioranza formata da Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Liberi e uguali e Italia viva.

Il 16 luglio 2019, quindi, Ursula von der Leyen diventa Presidente della Commissione europea con 383 voti, solo 9 in più rispetto alla maggioranza fissata a 374. A votare, per gli italiani, Partito democratico, Forza Italia e, a sorpresa, Movimento 5 stelle. “Senza i nostri voti, determinanti, oggi saremmo davanti a una crisi istituzionale senza precedenti in Europa. Siamo stati ago della bilancia“, il commento dei grillini. Sostenuta dalla grande coalizione di popolari, socialdemocratici e liberali, l’ex ministro della difesa tedesca avrebbe dovuto ottenere 444 voti, ma i 61 “franchi tiratori” ne resero l’elezione particolarmente complicata. Tanto che, dichiarazioni di circostanza a parte, il voto dei parlamentari 5 stelle fu davvero decisivo per la sua elezione. Di lì le crepe nella maggioranza gialloverde incominciarono a mostrarsi ancora più forti: Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno, si definì “preoccupato. Abbiamo visto una presidente della Commissione indicata dalla Merkel e sostenuta da Macron, Renzi, Berlusconi e dai 5 stelle, sbilanciatissima a sinistra. È passata per 9 voti, come se in Italia ci fosse un governo Pd-Fi-Movimento 5 stelle“.  Al che i grillini, chiamati in causa, accusarono la Lega di aver tradito i patti per “attaccare il Movimento“.

In Italia

La maggioranza Ursula invocata da Emma Bonino sarebbe quindi composta da 3 partiti che già compongono il governo uscente (M5s, Pd, LeU) con l’aggiunta di Forza Italia al posto di Italia viva, insieme al nuovo gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico composto da 10 fuoriusciti da Fi. Che da soli, però, non basterebbero a sostenere il nuovo governo senza la fiducia del partito di provenienza. A pronunciare per la prima volta questa espressione, però, fu Romano Prodi, ex Presidente del consiglio e “padre” dell’Ulivo, per indicare una maggioranza di lunga durata che avrebbe, come assi portanti, Partito democratico e Movimento 5 stelle (e fu poi Dario Franceschini, ministro della Cultura, a parlare di “alleanza permanente” tra le due forze politiche). La formazione di una coalizione così è l’unica possibilità che Mattarella ha per non sciogliere le camere e rimandare la decisione agli elettori, a meno di un accordo per il “rientro” in maggioranza di Iv, sul quale però molti, soprattutto tra i 5 stelle, si sono detti contrari.

 

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