Lockdown, Burioni: “Ho una sola domanda: cosa state aspettando?”

Roberto Burioni in un Twitter, commentando i dati di venerdì 30 ottobre, si chiede perché non sia ancora scattato il lockdown.

Il noto virologo Roberto Burioni su Twitter, commentando i dati sulla diffusione del coronavirus in Italia di venerdì 30 ottobre, ha scritto:

Oltre 31mila casi e 199 morti. Io vi faccio solo una domanda: cosa state aspettando?

Il riferimento è ovviamente al lockdown, anche se nei giorni scorsi, intervistato da Victoria Cabello e Luca Colombo, su questa misura estrema aveva detto che il lockdown è una scelta politica e aveva spiegato:

Il compito della scienza è dire come stanno le cose. Faccio un esempio: il casco salva la vita del 40% delle persone che cadono in moto, in Italia è obbligatorio e in Illinois, negli Usa, no. È una scelta politica. Sono stato falsamente accusato di aver detto che c’era un rischio zero. L’8 gennaio ho detto che c’era un grosso guaio in Cina. Il primo ottobre ho detto che le cose si stavano mettendo male. Siamo alla fine di ottobre e siamo nei guai, se questa tendenza continua i guai saranno molto grossi.

E aveva precisato:

Ancora non abbiamo capito che il virus ha un andamento esponenziale: una persona ne può infettare due, queste due ne infettano quattro… Poi arriviamo a mille persone che ne infettano duemila, questo virus può saturare i nostri ospedali e finché non avremo armi per combatterlo dobbiamo usare l’isolamento e la quarantena. Ritengo che il lockdown sia una scelta politica, trovare il punto di compensazione tra crisi sanitaria e conseguenze economiche.

Burioni ha anche fatto notare che l’8 ottobre c’erano 358 persone in terapia intensiva e che era stata fatta una previsione secondo cui nei tre-quattro giorni successivi si sarebbe arrivati a 1521 casi, si è arrivati a 1536, quindi la previsione è stata piuttosto precisa.

Ora, sulla base di queste previsioni, il 2 novembre ci saranno interno alle 2200 persone in terapia intensiva e il 9 novembre circa 3700. A questi numeri il virologo ha aggiunto che con il primo lockdown le terapie intensive avevano cominciato a svuotarsi venti giorni dopo le chiusure.

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