Crisanti: “Un lockdown a Natale potrebbe essere necessario”

Il microbiologo: “È nell’ordine delle cose”. Anche secondo il professor Massimo Galli: “C’è poco tempo per invertire la tendenza, tra 15 giorni sarà tardi”

Il governo spiega che allo stato attuale non c’è la necessità di un nuovo lockdown e che proprio per evitarlo sono stati chiesti ulteriori sacrifici con il nuovo Dpcm. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio dice che la nostra economia non può permetterselo, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina non vuole sentir parlare di scuole chiuse e il Cts, almeno per ora, non pensa a ulteriori strette.

Lockdown a Natale

Ma nella comunità medico-scientifica ci sono pareri diversi. Ad esempio quello di Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova e del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera-università di Padova.

Crisanti, guardando all’Inghilterra dove si sta pensando a un nuovo lockdown durante le vacanze scolastiche invernali, a Studio24 (Rainews24) spiega: “Un lockdown in Italia durante le feste di Natale potrebbe essere necessario per bloccare la diffusione del coronavirus e aumentare l’efficienza del tracciamento dei contagi sul territorio”. Un lockdown a Natale è insomma “nell’ordine delle cose”.

In isolamento solo 5% positivi

Crisanti si dice “preoccupato  per la limitata capacità che abbiamo di bloccare la trasmissione del coronavirus sul territorio. Riusciamo a mettere in quarantena solo il 5% dei positivi. Le terapie intensive e i decessi da Covid-19 aumentano sempre con alcune settimane di ritardo rispetto all’aumento dei contagi. Visti i dati, ci aspettiamo quindi un incremento del loro numero nei prossimi giorni”.

L’esperto ne ha anche per il Cts: “Nel Comitato tecnico scientifico manca il supporto tecnico e scientifico degli esperti del mondo accademico. Le persone che ne fanno parte hanno visto la pandemia solo in televisione e non sul campo”.

Uno dei problemi più rilevanti sono i  mezzi pubblici, per andare a scuola o al lavoro: “Per evitare l’affollamento sui mezzi e nei luoghi d’attesa ritengo che si debba tornare ad implementare il lavoro da casa e l’insegnamento a distanza, dimezzando almeno nelle scuole superiori il numero giornaliero dei frequentanti in presenza” aggiunge Crisanti.

Galli: si torni a smart working e didattica a distanza

Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano che twitta: “Per evitare l’affollamento sui mezzi e nei luoghi d’attesa ritengo che si debba tornare ad implementare il lavoro da casa e l’insegnamento a distanza, dimezzando almeno nelle scuole superiori il numero giornaliero dei frequentanti in presenza“.

Dialogando con Fanpage Galli avverte: “C’è poco tempo per invertire la tendenza, tra 15 giorni sarà tardi. Bisogna fare grande attenzione alla situazione dell’area metropolitana di Milano. Abbiamo pochissimo tempo”.

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