La variante inglese è responsabile dell’86,7% delle infezioni in Italia

La variante inglese del virus SARS-CoV-2 ha quasi sostituito il ceppo diffuso fino a poche settimane fa in Italia. I nuovi dati dell’ISS.

La variante inglese del virus SARS-CoV-2 è ormai ad un passo dal sostituire il ceppo più diffuso in Italia negli ultimi mesi. Anzi, potrebbe averlo già fatto nel momento in cui stiamo scrivendo. Lo certificano i risultati della nuova indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo il quale al 18 marzo scorso la prevalenza della variante inglese (B.1.1.7) era dell’ 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo il 63,3% e il 100%.

Il confronto che possiamo fare con la precedente indagine lampo condotta dall’ISS relativamente al 18 febbraio scorso ci dice che la variante inglese ha fatto un balzo di oltre il 30% in appena un mese e in alcune Regioni ha un’incidenza del 100%. All’inizio di febbraio la prevalenza della variante inglese in Italia era del 17,8%.

Le regioni più colpite dalla variante inglese

Su un totale di 1.951 campioni analizzati dalle Regioni e Provincie Autonome sono emersi 1.688 casi di infezioni riconducibili alla variante B.1.1.7 del virus SARS-CoV-2, con la seguente percentuale di prevalenza in ciascuna Regione o Provincia Autonoma italiana:

  • Abruzzo: 82,5%
  • Basilicata: 65,0%
  • Calabria: 84,6%
  • Campania: 88,9%
  • Emilia-Romagna: 87,0%
  • Friuli Venezia Giulia: 89,1%
  • Lazio: 78,5%
  • Liguria: 63,6%
  • Lombardia: 89,1%
  • Marche: 83,1%
  • Molise: 81,3%
  • P.A. Bolzano: 80,0%
  • P.A. Trento: 100%
  • Piemonte: 90,2%
  • Puglia: 92,9%
  • Sardegna: 85,7%
  • Sicilia: 75,2%
  • Toscana: 85,9%
  • Umbria: 64,0%
  • Valle d’Aosta: 100%
  • Veneto: 88,5%

Le Regioni più colpite dalla variante inglese sono la Valle D’Aosta e la Provincia Autonoma di Trento, dove il 100% dei casi è legato alla variante B.1.1.7, ma in Piemonte e Puglia supera abbondantemente il 90% del totale.

Le regioni più colpite dalla variante brasiliana

Molto meno diffusa (4%), ma comunque presente in diverse Regioni, è la variante brasiliana del virus (P1), responsabile del 20% dei contagi nel Lazio e del 32% dei contagi in Umbria e assente in Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Puglia:

  • Abruzzo: 5%
  • Campania: 1,5%
  • Emilia-Romagna: 7,7%
  • Lazio: 20,5%
  • Liguria: 13,6%
  • Marche: 3,08%
  • Molise: 12,5%
  • Piemonte: 0,7%
  • Sicilia: 2,3%
  • Toscana: 10,1%
  • Umbria: 32%
  • Veneto: 1,4%

Le regioni più colpite dalla variante sudafricana

La variante sudafricana del virus (B.1.351) è presente in tre Regioni e Province autonome italiane. Rispetto alla precedente indagine dell’ISS, la variante B.1.351 è sparita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Sicilia, ma è comparsa in Sardegna e in Veneto.

  • Lombardia: 0,3%
  • Sardegna: 4,8%
  • Veneto: 0,6%

Le regioni più colpite dalla variante nigeriana

L’ultima indagine lampo dell’ISS ha tenuto in considerazione anche la cosiddetta variante nigeriana (B.1.525) del virus, presente in 6 Regioni con un’incidenza nazionale dello 0,6%:

  • Emilia-Romagna: 0,6%
  • Lombardia: 1,0%
  • P.A. Bolzano: 13,3%
  • Sicilia: 2,3%
  • Toscana: 1,0%
  • Veneto: 1,9%

L’Istituto Superiore di Sanità precisa anche che nel corso dell’indagine sono stati sequenziali 123 genomi non riconducibili ai 5 ceppi del virus SARS-CoV-2 oggetto di questa ultima analisi lampo. Nelle sue conclusioni l’ISS invita le autorità italiane a prestare particolare attenzione alla diffusione della variante brasiliana (P1), meno diffusa rispetto alla precedente indagine, ma localizzata in Regioni diverse.

Ultime notizie su Coronavirus

Tutto su Coronavirus →