La variante inglese è responsabile del 54% delle infezioni in Italia. Cosa dice il rapporto dell’ISS

Ecco cosa emerge dalla seconda indagine lampo dell’ISS sulla diffusione della variante inglese in Italia, Regione per Regione.

3 Marzo 2021 11:56

La variante inglese del virus SARS-CoV-2 è in corsa per sostituire il ceppo più diffuso in Italia negli ultimi mesi. Lo certificano i risulta della seconda indagine lampo condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo il quale al 18 febbraio scorso la prevalenza della variante inglese (B.1.1.7) era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%.

Il confronto che possiamo fare è con la precedente indagine lampo condotta dall’ISS relativamente ai primi giorni di febbraio (il 5 e il 6 del mese, per la precisione): la fotografia scattata in quei due giorni aveva rivelato una prevalenza della variante inglese in Italia del 17,8%.

In due settimane, dai primi giorni del mese al 18 febbraio, giorno di riferimento per questa seconda indagine, la variante B.1.1.7 ha fatto un balzo del 36%. E questa è soltanto la media italiana.

Le regioni più colpite dalla variante inglese

Su un totale di 1.058 campioni analizzati dalle Regioni e Provincie Autonome sono emersi 658 casi di infezioni riconducibili alla variante B.1.1.7 del virus SARS-CoV-2, con la seguente percentuale di prevalenza in ciascuna Regione o Provincia Autonoma italiana:

  • Abruzzo: 50,8%
  • Basilicata: 20,0%
  • Calabria: 9,1%
  • Campania: 59,3%
  • Emilia-Romagna: 57,6%
  • Friuli Venezia Giulia: 29,6%
  • Lazio: 34%
  • Liguria: 72,7%
  • Lombardia: 64,3%
  • Marche: 57,9%
  • Molise: 93,3%
  • PA Bolzano: 57,1%
  • PA Trento: 14,3%
  • Piemonte: 48,2%
  • Puglia: 47,5%
  • Sardegna: 75%
  • Sicilia: 55,2%
  • Toscana: 53,8%
  • Umbria: 51,1%
  • Veneto: 56,5%

Ad eccezione della Valle D’Aosta – in cui è stato analizzando un solo campione positivo prelevato il 16 febbraio scorso – in tutte le Regioni la variante inglese è ampiamente diffusa. Le Regioni più colpite sono Molise, dove la quasi totalità dei casi è legata alla variante B.1.1.7, Liguria, Campania ed Emilia-Romagna.

Le regioni più colpite dalla variante brasiliana

Molto meno diffusa, ma comunque presente in diverse Regioni, è la variante brasiliana del virus (P1), responsabile però del 36% dei contagi in Umbria.

  • Emilia-Romagna: 2,3%
  • Lazio: 13,2%
  • Marche: 7,9%
  • Toscana: 23,8%
  • Umbria: 36,2%

Le regioni più colpite dalla variante sudafricana

La variante sudafricana del virus (B.1.351) è presente in tre Regioni e Province autonome italiane:

  • Lombardia: 1,4%
  • PA Bolzano: 2,9%
  • Sicilia: 1,7%

La fotografia scattata dall’ISS per la giornata del 18 febbraio ci dà una panoramica più precisa sulla diffusione delle varianti del virus e ci indica dove tali varianti sono più presenti. Di fronte a questi dati l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di rafforzare o innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese nel contenere e ridurre la diffusione del virus SARS-CoV-2 mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt a valori < 1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi.

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