“La governance del PNRR italiano è in capo al Mef”: la nota che spegne la polemica scrittura del Recovery Plan

Dopo la notizia, tanti esponenti politici si sono espressi in favore o contro la scelta del Mef

“La governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici”.

Con questa nota, il ministero dell’Economia tenta di spegnere la polemica accesa da Radio Popolare secondo cui il governo Draghi avrebbe delegato la riscrittura del Recovery Plan a McKinsey, il colosso americano di consulenza aziendale.

“Gli aspetti decisionali, – continua la nota – di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia”.

Ma si precisa che “l’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del PNRR. In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”.

Una nota che quindi cerca di mettere in chiaro che il supporto che l’azienda offre all’Italia – al costo di 25.000€ più Iva – è meramente tecnico, e che le scelte rimangono comunque in capo ai ministri.

I tecnici a supporto dei tecnici, come tuonano alcuni, ma che secondo la nota non andrebbero a sostituire i politici. Il loro ruolo, come riportato, è risultato imprescindibile data la fretta con cui si deve riscrivere il PNRR, che deve essere presentato a Bruxelles entro il 30 aprile.

IL PRECEDENTE

McKinsey non è l’unica società che offre la sua consulenza agli stati: soprattutto nell’ambito della pubblica amministrazione è possibile molto spesso ritrovare il lavoro delle cosiddette “big four” (Kpmg, Deloitte, E&Y, Pwc), ma anche quello di società come Bain & Company e Boston Consulting,

Lo stesso governo Conte, nella prima versione del Piano, aveva coinvolto Kpmg e Pwc nella redazione dei progetti sulla Sanità. È bene precisare, però, che in quel caso si trattava di una fase ancora preliminare e non di scrittura, come invece parrebbe essere in questa circostanza.

IL RUOLO DI MCKINSEY

Se si accetta il fatto che ci si sia rivolti a un’azienda esterna per questo tipo di supporto, la scelta di McKinsey è di certo fra le migliori che si potesse fare. Si tratta di un’azienda leader mondiale nella consulenza strategica, con competenze riconosciute nell’analisi dei dati che riguardano i progetti scelti dal ministero del Tesoro. In particolare, a questa spetterà il ruolo di spiegare, ad esempio, se determinati investimenti funzionano o meno in altri paesi, e fornire quindi dati e consulenza sui possibili effetti da cui far dipendere le scelte politiche.

Vittorio Colao, oggi ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, ha lavorato per 10 anni nella sede milanese dell’azienda. Chiamato da Giuseppe Conte per istituire un piano per la ripartenza già nello scorso maggio, già allora il manager aveva richiesto il supporto dell’azienda americana per tracciare il solco della ripartenza, poi messo da parte dallo stesso ex premier.

LE REAZIONI POLITICHE

Nelle ore in cui la polemica ha preso piede, ovviamente non sono mancate le reazioni da parte delle parti politiche.

I due partiti all’opposizione, Sinistra Italiana e Fratelli d’Italia, seppure agli estremi opposti del parlamento, hanno annunciato un’interrogazione parlamentare.

Nicola Fratoianni (SI) chiede chiarimenti “perché – dice – il Parlamento non ne è stato informato. Il precedente governo è stato ‘lapidato’ sulla governance che espropriava il Parlamento, la cosa sarebbe piuttosto grave. Oltre che grottesca. Intanto, in attesa che qualcuno risponda alle domande, presenterò una interrogazione parlamentare”.

Gli fa eco Federico Mollicone (FI): “McKinsey – dice -, una società straniera, ottiene una consulenza per l’analisi di impatto: il governo dei migliori chiamato per scrivere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fa peggio di Conte e affida valutazioni chiave a tecnici senza responsabilità. Il Parlamento deve essere centrale nella riscrittura del PNRR, con più fondi per l’innovazione, la cultura, lo sport, l’editoria”.

La risposta più dura, però, è arrivata dall’ex ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia (PD), che interpellato da Rainews24 ha detto: “Con tutto il rispetto per McKinsey, se le notizie uscite oggi fossero vere, sarebbe abbastanza grave”.

Dello stesso parere è poi Giuseppe Provenzano (PD), anche lui ex ministro del Conte II, che dice: “un giorno trapela che Draghi “il Recovery se lo scrive da solo”. Un po’ di chiarezza? Dobbiamo richiamare i migliori nello Stato, magari tra i giovani, non delegare a privati esterni funzioni fondamentali. C’è una norma, si attui».

Dal governo, però la risposta arriva dal ministro per i Rapporti col Parlamento – già ministro del governo Conte – Federico D’Incà (M5S) che risponde: “il Mef ha chiarito che la governance del Pnrr è nelle mani delle amministrazioni pubbliche competenti e McKinsey non ha alcun ruolo nella definizione del RecoveryPlan. Ora stop alle polemiche e avanti con il lavoro, non è il momento di ulteriori fratture”.

Fuori dal parlamento, Carlo Calenda, leader di Azione ed egli stesso manager ancora prima che politico, twitta: “i consulenti #McKinsey o altro, si usano per scrivere piani strategici straordinari. Quando hai bisogno di elaborazioni veloci e verifica di fattibilità su progetti. Ma se la guida rimane saldamente nelle mani dei Ministri non vedo alcun problema, anzi. No polemiche inutili”.

 

 

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