Via con gli over 50, poi anche con gli over 40. Anzi no. La confusione di Figliuolo sui vaccini

Le Regioni continuano a muoversi in autonomia sui vaccini e le direttive contrastanti che arrivano da Figliuolo non aiutano.

Fin dall’inizio della campagna di vaccinazione contro il COVID-19 in Italia ogni Regione ha fatto a modo proprio. E, a conti fatti, la colpa non era né del premier Conte né del criticatissimo Arcuri, sostituito in tempi record dal premier Draghi subito dopo il suo insediamento. Il Presidente del Consiglio era stato molto chiaro fin dall’inizio: l’obiettivo era quello di uniformare la campagna di vaccinazione così da non continuare con le enormi differenze che avevamo visto fin dallo scorso gennaio. A prendere le redini è stato il commissario per l’emergenza COVID Paolo Figliuolo, che su decisione del premier Draghi, per non creare ulteriori scontri con le Regioni, non ha accettato su di sé la gestione dei vaccini, ma si è limitato ad indirizzare le Regioni e fornire le indicazioni da seguire, senza vincoli. E, soprattutto, si è limitato a dare indicazioni senza tenere in considerazioni lo stato attuale della campagna in ciascuna Regione.

Al 18 maggio 2021, però, ci troviamo con quell’ambizioso obiettivo delle 500mila somministrazioni al giorno raggiunto soltanto parzialmente – la settimana scorsa, ad esempio, soltanto giovedì e venerdì si è superata quella cifra, 517.954 e 540.673 somministrazioni rispettivamente – e con una campagna vaccinale che non potrebbe essere più diversa da Regione a Regione.

Gli appelli di Figliuolo: vaccini per gli over 50, poi per gli over 40

Le priorità della campagna di vaccinazione contro il COVID-19 in Italia erano state fissate durante il governo di Giuseppe Conte e il nuovo arrivato Figliuolo non ha fatto altro che confermarle facendo qualche aggiustamento di poco conto. E così le Regioni, che pur non hanno mai seguito alla lettera le indicazioni arrivate dall’altro, si sono adeguate. Poi, però, Figliuolo si è reso conto che l’obiettivo fissato non era stato ancora raggiunto e, complici le riaperture anticipate decise dal governo, ha provato ad accelerare e mettere fretta alle Regioni.

All’inizio di maggio è arrivato l’ordine di Figliuolo: “A partire dal prossimo 10 maggio, la Struttura Commissariale ha disposto l’avvio delle prenotazioni per la somministrazione anche per gli over 50 del vaccino anti-Covid-19, ovvero fino ai nati nel 1971“. Neanche una settimana dopo, mentre non tutte le Regioni sono state in grado di adeguarsi per tempo e aprire le prenotazioni per gli over 50, Figliuolo ha alzato il tiro dando il via libera anche alle prenotazioni degli over 40.

Dare l’ordine senza considerare le problematiche specifiche di ciascuna Regione o Provincia Autonoma, senza alcuna sorpresa, non è servito a risolvere quelle specifiche problematiche. Il risultato è stato quello che poteva essere anticipato: le prenotazioni sono state aperte nel limiti del possibile come chiesto da Figliuolo, ma in alcuni casi sono state tralasciate quelle che dovevano essere le categorie prioritarie. O meglio, si è cercato di fare tutto ma non sempre con risultati ottimali.

Il nuovo appello di Figliuolo sui vaccini alle Regioni

Di fronte alla realtà dei fatti Figliuolo si è reso conto che spingere per accelerare il passo senza avere davvero il controllo della campagna vaccinale non è stata l’idea migliore presa dalla sua nomina ad oggi. E così è tornato indietro e lo ha fatto con un tono che sembra attribuire l’intera “colpa” sulle Regioni: bisogna prima dare priorità agli over 60 e alle categorie fragili, a discapito di tutti gli altri.

Dobbiamo continuare a vaccinare gli over 60 e i fragili. Chiedo a tutti presidenti di Regione di andare avanti con i richiami, è facile farsi prendere dalla propaganda, ma se non mettiamo in sicurezza gli over 60 che hanno il 95% possibilità di finire in ospedale, o peggio ancora in terapia intensiva, o peggio ancora di morire, non ne usciamo.

L’errore di Draghi e Figliuolo

Lo stato in cui si trova oggi la campagna di vaccinazione in Italia è il frutto dell’errore che Draghi e il commissario Figliuolo hanno commesso fin dall’inizio. I due puntavano a prendere in mano la campagna vaccinale e gestirla a livello nazionale, scongiurando le conseguenze che stiamo vedendo anche oggi e che erano già evidenti all’inizio dell’anno.

Temendo di scontentare le Regioni, dalle più virtuose a quelle più in difficoltà, e soprattutto i partiti che fanno parte della maggioranza, Draghi e Figliuolo hanno desistito sperando che tutto si sarebbe sistemando a suon di indicazioni e direttive. Questo non è stato e adesso è troppo tardi per prendere davvero il controllo. Risultato: le Regioni vanno avanti per la propria strada mentre il governo continua con le riaperture ben consapevole di non poter davvero controllare come le Regioni scelgono di procedere in vista dell’estate e sulla base delle diverse esigenze legate al territorio.

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