Immunità di gregge: perché probabilmente non la raggiungeremo mai

Gli USA capofila nell’affermare che l’immunità di gegge dal Covid possa rimanere una chimera, ma non per questo non sconfiggeremo il virus

L’immunità di gregge è molto lontana in Italia e nel resto del Pianeta, ma la novità degli ultimi giorni è che probabilmente non la raggiungeremo mai. A lanciare l’allarme, che a quanto pare è condiviso da altri scienziati, è Anthony Fauci, immunologo statunitense in prima linea contro la pandemia fin dal principio. “Abbiamo smesso di usare questa soglia quasi mistica”, fa sapere Fauci, sottolineando che comunque con i vaccini i casi di Covid diminuiscono ugualmente, alla stregua di decessi e ricoveri. Attualmente negli USA più della metà della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre 1/3 ha ricevuto entrambe le dosi. Insomma, gli Stati Uniti sono vicini all’immunità di gregge? Anche no.

Immunità di gregge non è più obiettivo primario

Anche se molti Paesi stanno via via allentando le misure, soprattutto nei confronti di chi è vaccinato, l’immunità di gregge è lontana, ma non è più considerata un obiettivo primario. Anche senza, infatti, la vita può tornare gradualmente alla normalità, come testimoniano i Paesi in cui il piano vaccinale è in fase più avanzata. Come gli USA, appunto, ma anche Gran Bretagna, Israele, Malta e compagnia. Raggiungere una buona quota di persone immunizzate in generale, ma soprattutto mettere in sicurezza le categorie più deboli rende più semplice la convivenza con il virus.

Perché la soglia continua ad alzarsi

Ma perché l’immunità di gregge si è allontanata? In un primo momento la soglia per il raggiungimento era stata stimata nel 60-70% della popolazione, ma la predominanza della variante inglese, più contagiosa del 60% rispetto alla versione originale del Covid-19, ha innalzato la stessa soglia. Si parla infatti dell’80%, ma anche questa è una quota “provvisoria”, poiché la presenza di nuove varianti – preoccupa particolarmente la variante indiana – potrebbe ulteriormente innalzarla. Insomma, le mutazioni rappresentano un’incognita per l’immunità di gregge, ma non la sola: l’altra è rappresentata dalla durata dell’immunizzazione da vaccino o infezione.

Al momento, in Italia ad esempio, viene considerata in 6-8 mesi circa la durata dell’immunizzazione, ragion per cui, trascorso quel periodo, chi ha ricevuto due dosi di vaccino, oppure ha contratto il virus e ne ha ricevuta una sola, dovrebbe vaccinarsi nuovamente. Insomma, il rischio è, da noi come altrove, che si debba rincorrere il virus vaccinando in continuazione le categorie più fragili rimandando le somministrazioni ai più giovani. E non è tutto, perché ci sono da tenere in conto ancora i bambini (prossima settimana dovrebbe arrivare il via libera della Fda all’utilizzo di Pfizer per i 12-15 enni, ma ancora nulla si sa per gli under 12) e quella percentuale di popolazione restia a farsi vaccinare (percentuali in tutte le fasce di età). Insomma, servirà ancora molto tempo prima che si metta al sicuro tutto e tutti, ma una convivenza con il coronavirus è già possibile.

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