Cosa sappiamo sulla variante indiana del Covid (arrivata anche in Svizzera)

La variante indiana del Covid arriva anche Svizzera: cosa sappiamo su questa variante che ha portato l’India oltre i 300mila casi al giorno

Primo caso di variante indiana di Covid-19 rilevato in Svizzera. Lo annunciano le autorità sanitarie elvetiche con un tweet: “Il primo caso della variante indiana del Covid-19 è stato scoperto in Svizzera”, si legge sul profilo dell’Ufficio federale della sanità pubblica. La variante del virus è stata individuata in una persona in transito presso uno degli aeroporti del Paese. Si valuta a tal proposito il blocco dei voli. Ma cosa sappiamo di questa variante, nota con il nome in codice B.1.617? Gli esperti sono preoccupati per la maggiore contagiosità, ma si lavora per capire se questa nuova mutazione del coronavirus sia anche più resistente agli attuali vaccini.

Covid-19: il tragico record dell’India

Due giorni fa l’India ha raggiunto quota 314.835 contagi in sole 24 ore, la prima volta dall’inizio della pandemia in cui un Paese ha sfondato quota 300mila infezioni in un giorno. Numeri che fanno maggiormente impressione se si pensa che a febbraio i positivi al Covid-19 in India si attestavano solitamente sotto i 10mila contagi giornalieri. Nonostante le misure restrittive disposte dalle autorità locali i contagi galoppano e la causa è addebitata proprio alla variante indiana, che è stata identificata con il nome di B.1.617 e scoperta per la prima volta ad ottobre nel Maharashtra.

Quello che si sa e non si sa sulla variante indiana

Le due mutazioni che la caratterizzano (E484Q e L425R) sono state individuate nel 15-20% dei campioni sequenziati nel paese, ma gli esperti che stanno studiando la variante non sono ancora certi della maggiore contagiosità, resistenza alle cure e letalità. Viene definita proprio per la sua natura “doppia mutante” e sarebbe la principale causa dei casi di giovani gravi. Ci vorrà ancora del tempo per raggiungere a delle conclusioni e in questo senso potrebbero aiutare gli studi dei team europei, perché il virus si è rapidamente diffuso anche nel Vecchio Continente. Nei giorni scorsi casi di variante indiana sono stati individuati in Gran Bretagna, ma prima anche in Belgio, Germania e Italia (Firenze, 10 marzo), prima dei casi registrati in queste ore in Svizzera.

In Francia sono particolarmente preoccupati, perché secondo quanto dichiara la virologa Karine Lacombe, la variante indiana starebbe circolando a Parigi e dintorni già da giorni. La stessa responsabile del servizio malattie infettive all’ospedale Saint-Antoine di Parigi, in attesa di nuove indagini, teme che la nuova mutazione sia resistente a cure e vaccini.

In questo senso, Israele potrebbe fornirci buone notizie, perché la variante indiana è stata individuata anche da quelle parti, ma sembra che il vaccino Pfizer-BioNTech sia stato efficace, almeno in linea generale. Intervistato da Il Giornale, l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, la doppia mutazione di questa variante “potrebbe dare fastidio ai vaccini. In ogni caso non ci sono ancora dati importanti che fanno pensare a questo, sono tutte supposizioni. Di sicuro c’è una maggiore trasmissibilità del virus in India, lì è rilevante dal punto di vista epidemiologico”.

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