Enrico Letta eletto segretario del Pd. Il discorso e le reazioni

Zingaretti, Conte e Beppe Grillo ma anche Matteo Salvini. Tutte le reazioni politiche all’elezione del nuovo segretario del Partito Democratico

Donne, politica sui territori e ius soli.

Questi tre dei tanti punti programmatici toccati da Enrico Letta nel suo discorso di presentazione all’assemblea nazionale del Partito Democratico che nella tarda mattinata di oggi l’ha eletto segretario.

Un’arringa durata circa un’ora, con la quale l’ex direttore della scuola di Affari internazionali di Sciences Po di Parigi ha spiegato quali saranno le ragioni del suo mandato.

LA POLITICA DI PROSSIMITà

“Noi non dobbiamo essere la ‘protezione civile’, che deve per forza andare al governo perché sennò l’Italia sbanda – ha detto – altrimenti diventiamo il partito del potere e se diventiamo il partito del potere, noi moriamo. Noi dobbiamo avere le nostre idee in testa, andare al governo se si vincono le elezioni ma sapendo che si vincono le elezioni se non si ha paura di andare all’opposizione. Noi non dobbiamo essere il partito del potere. Apertura è il mio motto. Spalanchiamo le porte del partito”.

Il riferimento è palese: abituato a stare al governo, il Partito Democratico ha scordato come si sta vicino alla gente. Per questo uno degli argomenti fondamentali della sua segreteria sarà la politica tra le persone: “In tanti momenti abbiamo dimenticato il territorio, siamo diventati il partito delle Ztl, come spesso si dice. Sui territori si giocherà una parte della nostra sfida. Ci sarà nella mia segreteria un responsabile delle politiche di prossimità”.

E in la sfida è lanciata– come dice lui stesso – alla Lega di Salvini, l’unico partito in grado davvero di raggiungere quella capillarità territoriale che negli anni ’70 fece grande il Partito Comunista Italiano e che oggi manca quasi del tutto al Pd.

DONNE, GIOVANI E IUS SOLI

Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema”, afferma il segretario, proponendo di mettere al centro della discussione che porterà avanti nei prossimi 15 giorni proprio la questione di genere.

E dopo le donne, i giovani. Negli ultimi sei anni, Letta è stato a stretto contatto con le nuove generazioni europee, con le quali ha condiviso il suo percorso da docente. I giovani “saranno al centro della mia azione”, dice con sicurezza “da loro ho imparato tanto e sono convinto che l’altra battaglia da fare sia quella per il voto ai sedicenni. So che sarà divisiva, complicata, ma dobbiamo allargare il peso dei giovani nella società”. “Ho vissuto con una nuova generazione, mi hanno insegnato tanto e parafrasando don Mazzolari mi sento di dire che questo non deve essere il partito che parla dei giovani ma che fa parlare i giovani: saranno al centro della mia azione a tutto campo e su tutti i temi”.

E per farlo, “Voglio rilanciare lo Ius soli – ha detto – Credo che sarebbe una buona cosa se il governo Draghi, il governo del tutti insieme, sia quello di una normativa sullo Ius Soli”.

LE COALIZIONI

“Il governo di Mario Draghi è il nostro governo – ha continuato Letta -. È la Lega che deve spiegare perché lo appoggia, non noi”. E parlando dell’alleanza con il MoVimento 5 Stelle a guida Conte ha detto: “Io credo nella coalizione. Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra su iniziativa e leadership del Pd. Parlerò con tutti coloro che sono interessati a un dialogo: parlerò con Speranza, con Bonino, con Calenda, con Renzi, con Bonelli, Fratoianni, con tutti gli altri possibili interlocutori anche nella società. Questo nostro centrosinistra andrà all’incontro con il Movimento 5 stelle, che sarà guidato da Giuseppe Conte, al quale va il mio saluto affettuoso”.

E a proposito dell’alleanza vincente ha detto: “Arrivando giovedì io ho visto che una buona parte delle tensioni interne è, o era mi pare che il tema sia stato superato, sulle primarie prima o dopo le elezioni, insomma come e quando si decide chi fa il parlamentare. Dietro questo dibattito, io vedo un non detto: teniamo in vita il più a lungo possibile il governo Draghi perché così siamo ancora al potere, perché tanto è scritto che alle prossime politiche con questa destra noi perdiamo. Ma non è così. Io vi ho detto cosa vorrei che noi facessimo insieme e penso che se lo faremo, noi vinceremo. Io non ho lasciato la mia vita precedente per guidarvi a una sconfitta. Io sono qui perché so che insieme l’Italia nella sua maggioranza ci seguirà”.

LE REAZIONI

Subito dopo la sua elezione, ottenuta con 860 sì, 2 no e 4 astenuti, a Letta sono giunte immediatamente le congratulazioni di Nicola Zingaretti. L’ex segretario, salutato e ringraziato in apertura del suo discorso da neoeletto leader dem, ha twittato “Bene Enrico Letta. Forza Pd! Ora lealtà e passione per il bene dell’Italia.

A fargli eco un altro ex premier, Giuseppe Conte, anche lui citato da Letta, che ha fatto riferimento a “obiettivi sui quali è assolutamente necessario il confronto e il comune impegno per il bene del paese”.

Più criptico, invece, Beppe Grillo, il quale ha invece pubblicato una foto con i simboli di tutti i partiti al governo modificati con la scritta 2050, l’obiettivo che lui ha chiesto di condividere ai suoi alleati di maggioranza.

L’elezione è stata accolta con favore anche dal Presidente della Camera Roberto Fico, il quale fa sapere in un post Facebook che vedrà già nei prossimi il segretario dem.

“Nelle sue parole sulla transizione ecologica, sui diritti, sui giovani, sulle riforme e sull’Europa ci sono dei punti in comune importanti con il Movimento 5 Stelle, a riprova di un percorso comune che può proseguire, sempre nel rispetto della reciproca autonomia”.

Di tutt’altro avviso, invece, Matteo Salvini. Il leader della Lega, infastidito dalle parole sullo ius soli spese dall’ex premier, twitta: “Eh, buonanotte… Se torna da Parigi e parte così, parte male. Risolviamo i mille problemi che hanno gli Italiani e gli stranieri regolari in questo momento, non perdiamo tempo in cavolate.

LETTA: IO SCELGO IL PD

“Vorrei che oggi la discussione non si chiudesse ma iniziasse – afferma Letta -. Domani presenterò un vademecum di idee da consegnare al dibattito dei circoli per due settimane. Ne discutiamo insieme e poi facciamo sintesi in una nuova assemblea”.

E poi conclude “Io scelgo il Pd, perché stavo facendo altre cose. Io sono stato un uomo di corrente per tutta la mia vita. Un partito che lavora per correnti come qui da noi, non funziona. Non funziona. Io mi candido a fare il segretario ebbene: ancora non ho capito qual è la geografia delle correnti. Alcuni dei messaggi che ho ricevuto avevano questo tenore: guidare il partito e chiamarsi Enrico è ancora più impegnativo. E io lo sento questo impegno”.