Di che colore sono le regioni italiane oggi, 14 gennaio 2021?

In questa pagina, che puoi mettere tra i preferiti, trovi ogni giorno gli aggiornamenti sulle e limitazioni regionali per l’emergenza COVID-19

Emergenza COVID-19: la situazione dall’11 gennaio al 15 gennaio 2021

L’11 gennaio cinque regioni italiane sono entrate in zona arancione (abbiamo spiegato le regole qui sotto): Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto. Il resto dell’Italia si trova invece in una zona gialla “rafforzata”, con divieto di mobilità tra regioni se non per motivi di lavoro, salute o necessità. Le disposizioni introdotte dal decreto 1/2021, valide fino al 15 gennaio, saranno poi sostituite da nuove misure; fonte sarà il dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio. In attesa del Consiglio dei Ministri, una prima elaborazione delle misure è stata effettuata ieri mattina nel tavolo di confronto tra il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, i presidenti delle Regioni, l’Associazione Nazionale Comune Italiani (ANCI) e l’Unione delle Province d’Italia (UPI).

Nel testo del decreto potrebbero essere modificati i parametri utilizzati per la suddivisione delle regioni in fasce gialle, arancioni e rosse. Dopo l’abbassamento delle soglie Rt,  l’indice di trasmissione del contagio, si starebbe infatti pensando di riferirsi all’incidenza del contagio/abitanti, con un’incidenza settimanale superiore a 250 contagi per 100mila abitanti che determinerebbe l’immediato ingresso in zona rossa. Potrebbe inoltre essere prevista una “zona bianca” – con apertura di ogni attività, cinema, musei e palestre comprese – ma solo per regioni con Rt inferiore a 0,50.

Quale sia la situazione italiana lo riporta l’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato venerdì 8 gennaio. Per la prima volta dopo settimane, si è registrata nel periodo 21.12.2020-03.01.2021 un’incidenza nazionale pari a 313,28 casi per 100mila abitanti. «L’incidenza su tutto il territorio è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti – scrive l’ISS -. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni (la soglia ottimale per garantire un ripristino del tracciamento del contagio, ndr) e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate».

Cliccando qui è possibile consultare il report dell’ISS.

____________________

Come funziona il sistema di attribuzione dei colori alle regioni?

Il 5 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 1/2021. Nel testo sono contenute le nuove disposizioni stabilite dal Governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza COVID-19 nel periodo dal 7 al 15 gennaio.

Tre sono le regole generali, che valgono dunque per tutto il periodo 7-15 gennaio:

  1. il coprifuoco dalle 22 alle 5;
  2. la possibilità di rientrare sempre alla propria residenza, abitazione o domicilio;
  3. il divieto di spostamento in entrata o in uscita tra i territori di diverse regioni o di diverse province autonome, a esclusione di comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Il divieto riguarda qualunque spostamento, a prescindere dal colore della regione in cui ci trova. Quindi, per esempio, se anche due regioni confinanti fossero gialle, fino al 15 gennaio non sarebbe mai possibile spostarsi da un territorio all’altro.

Oltre a queste disposizioni, il decreto prevede delle misure diverse a seconda dei giorni considerati.

Il 7 e l’8 gennaio l’Italia rientra in una zona gialla “rafforzata”. Questo significa che tutte le regioni si collocano indistintamente in zona gialla. Le regole sono le stesse previste dal dpcm del 3 dicembre (a esclusione del punto 3 poco sopra):

  • ci si può muovere liberamente, senza autocertificazione, all’interno del confine regionale, ma con obbligo di indossare la mascherina all’aperto e rispettando le norme di distanziamento sociale;
  • fino alle 18 sono aperti bar e ristoranti, con estensione dell’orario di asporto e domicilio fino alle 22;
  • i negozi e i centri commerciali possono rimanere aperti fino alle 20;
  • restano chiusi cinema, teatri, musei, piscine e palestre.

Il 9 e il 10 gennaio tutte le regioni italiane sono invece di colore arancione:

  • ci si potrà muovere liberamente, senza autocertificazione, solo all’interno del proprio comune. Rimane comunque in vigore la regola che permette a chi abita in paesi con meno di 5000 abitanti di spostarsi fuori comune ed entro 30km, ma non verso i capoluoghi di provincia;
  • i bar e ristoranti saranno chiusi, ma con possibilità di asporto e domicilio fino alle 22;
  • i negozi potranno rimanere aperti fino alle 20;
  • chiusi i centri commerciali, a esclusione dei negozi considerati “essenziali”: farmacie, parafarmacie, edicole, punti vendita di generi alimentari e tabaccherie al loro interno.

Ciò che accadrà da lunedì 11 gennaio è ancora incerto. Tutto dipenderà infatti dal report sull’andamento dell’epidemia che verrà pubblicato domani dall’Istituto Superiore di Sanità e sulla base del quale verrà definito quali regioni si collocheranno in zona gialla (Rt inferiore a 1), arancione (Rt pari o superiore a 1 ma inferiore a 1,25) e rossa (Rt pari o superiore a 1,25).

La suddivisione dell’Italia nei tre colori dipende dal “Sistema della valutazione del rischio”, meccanismo basato su ventuno indicatori che permettono di analizzare, elaborati i dati disponibili, il rischio epidemico in ciascuna regione. L’art 2 del decreto 1/2o21 stabilisce che è un’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza a collocare in zona arancione o rossa le regioni che avranno un’incidenza di contagi pari almeno a 50 casi per 100mila abitanti.

Secondo l’ultimo monitoraggio della cabina di regia dell’ISS, tra il 21-12 e il 27-12 dicembre:

«l’incidenza in Italia rimane ancora molto elevata e l’impatto dell’epidemia è ancora sostenuto nella maggior parte del Paese. Inoltre, si continua ad osservare nella maggior parte delle Regioni/PPAA un rischio Moderato o con alta probabilità di progressione a rischio Alto di una epidemia non controllata e non gestibile. Tale situazione conferma la necessità di mantenere nel tempo la linea di rigore delle misure di mitigazione adottate nel periodo delle festività natalizie».

Cliccando qui è possibile consultare i dati aggiornati.

___________________________

Lo storico: cosa è successo dal 7 gennaio 2021 al 10 gennaio 2021?

Dal 7 gennaio 2021 si torna al precedente sistema, ossia quello che prevede colori diversi per ciascuna regione a seconda del livello di rischio. Di che colore saranno, dunque, le singole regioni italiane dal 7 gennaio in poi?

Il Consiglio dei Ministri n.88 del 4 gennaio 2021 alle 21 ha deliberato che le regioni italiane saranno tutte “zona arancione” nel weekend 9 e 10 gennaio 2021.

Il 7 gennaio e l’8 gennaio, e poi la settimana successiva, dall’11 al 15 gennaio 2021, ci sarà il divieto di spostamento fra le varie regioni.

Com’era la situazione al 29 dicembre 2020

Prima di Natale le regioni erano quasi tutte gialle, con poche eccezioni, ma probabilmente dal 7 gennaio, quando si cercherà di tornare a una sorta di normalità, ci saranno alcune regioni arancioni. Per ora sembrerebbero due quelle particolarmente a rischio: il Veneto e la Puglia.

Il Veneto, infatti, è la regione che in questi giorni sta costantemente registrando il numero più alto di nuovi contagi tra tutte le regioni italiane, ma bisogna sottolineare un elemento che ha fatto notare anche lo stesso Presidente Luca Zaia: il Veneto è anche la regione, insieme con il Lazio, che sta continuando a effettuare numerosi tamponi, almeno 10mila al giorno, quindi è normale che trovi più casi di positività, al contrario di altre regioni da sempre a rischio, come la Lombardia, che di tamponi ne fa ora poco più di 5mila al giorno.

Per quanto riguarda la Puglia, invece, il numero di nuovi contagi è sostanzialmente contenuto, per esempio ieri a fronte di 4.147 tamponi sono stati individuati 645 nuovi contagi e evidenti differenze tra le singole province: se, infatti, le province di Bari e Foggia ne registrano oltre 200 a testa, in particolare 219 in provincia Bari e 269 in provincia di Foggia, le altre province ne registrano molti meno, ossia solo ieri 86 in provincia di Lecce, 30 in quella di Brindisi, 16 in quella di Taranto e 18 in quella di BAT.

È dunque una situazione piuttosto disomogenea, ma il problema in Puglia non è tanto quello del numero di nuovi contagi, che comunque continua a salire notevolmente, quanto la situazione degli ospedali, dove si registra un picco di aumento dei ricoveri in terapia intensiva in controtendenza con il dato nazionale che è invece in discesa.

Nell’ultimo report dell’ISS le regioni considerate a rischio alto erano, oltre a Puglia e Veneto, anche Liguria, Marche e Umbria, mentre a rischio moderato venivano indicate Emilia-Romagna, Molise, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento. Tutte queste saranno dunque osservate speciali da qui al 6 gennaio per capire se dichiararle gialle o arancioni dal 7 gennaio.

I Video di Blogo

Ultime notizie su Coronavirus

Tutto su Coronavirus →