Covid: davvero si potevano evitare 3,4 milioni di morti?

Un rapporto indipendente pubblicato da “The Lancet” sostiene che la pandemia sarebbe potuta essere un disastro evitabile: ecco perché

La pandemia si poteva evitare, almeno nei termini numerici attuali, e si sarebbero potute salvare tantissime vite. È quanto emerge da un rapporto indipendente pubblicata sulla rivista britannica The Lancet e dal titolo “COVID-19: Make it the Last Pandemic”. La ricerca è stata condotta in seguito ad una richiesta da parte dell’Assemblea Mondiale della Sanità al direttore generale dell’Oms. In sostanza, è stata chiesta una revisione indipendente, imparziale e completa sulla risposta sanitaria alla pandemia, a livello mondiale. Le indagini sono durate 8 mesi e la conclusione è che l’epidemia a livello globale ha assunto le proporzioni attuali per via di “una miriade di fallimenti, lacune e ritardi nella preparazione e nella risposta” all’emergenza. Lo studio sarà presentato in maniera approfondita durante la prossima Assemblea Mondiale della Sanità, la 74.a, che è in programma tra il 24 maggio e l’1 giugno.

Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i piani preparati dai vari Stati nei mesi antecedenti alla manifestazione del Covid, il contesto in cui è avvenuta l’identificazione del virus e delle sue conseguenze, e le risposte che ne sono conseguite sia a livello regionale sia nazionale, soprattutto nei primi mesi di pandemia. Tra gli altri aspetti indagati, ovviamente c’è stato anche l’impatto sugli ospedali e i sistemi sanitari nazionali in genere, e le conseguenze sociali ed economiche.

Covid: stato d’emergenza dichiarato tardivamente

Il primo errore madornale risiede, secondo il rapporto, nella tempistica della dichiarazione dello stato d’emergenza. Lo dicono a chiare lettere le due responsabili del rapporto, ovvero Ellen Johnson Sirleaf, membro del Centro presidenziale per le donne e lo sviluppo a Monrovia, in Liberia, e Helen Clark, responsabile della “Helen Clark Foundation” di Auckland, ed ex primo ministro neozelandese. A loro dire, l’Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe dovuto dichiarare lo stato d’emergenza prima della fine di gennaio 2020, in modo da far scattare subito i blocchi per i viaggiatori e ridurre il rischio che la malattia si diffondesse rapidamente in ogni angolo del globo.

A questo ritardo si deve aggiungere il tempo perso a febbraio 2020, quando i governi, secondo chi ha condotto lo studio, non hanno subito imposto misure severe per arrestare la trasmissione del virus. Per evitare che la storia si ripeta, gli esperti chiedono dunque all’Oms di promuovere riforme e al contempo di spingere gli Stati verso nuovi piani nazionali contro le pandemie. Già perché l’Oms ha un ruolo fondamentale in una pandemia e pare che avesse ricevuto segnalazioni di casi di una nuova polmonite già a dicembre 2019 dai medici cinesi. Se l’allarme non fosse stato sottovalutato, si sarebbe potuto dichiarare lo stato d’emergenza già il 22 gennaio.

Ben 3,4 milioni di morti evitabili?

Il risultato è stato una sorta di caos che ha trovato terreno fertile nei sistemi sanitari affollati spesso ben oltre le proprie capacità. Insomma, la conclusione del rapporto è che il sistema di allerta a livello internazionale non è sufficientemente veloce rispetto ad un virus che ha trasmissione rapidissima, anche perché Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) del 2005 ha dei limiti. In conclusione, secondo il calcolo effettuato dai ricercatori, se l’Oms avesse anticipato i tempi dello stato d’emergenza, si sarebbero potute salvare 3,4 milioni di vite.

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