Covid-19: la scoperta italiana per curare il virus in tempi brevi

Uno studio a forte trazione italiana ha individuato un nuovo farmaco in grado di curare il coronavirus: di che si tratta e come funziona

I vaccini sono fondamentali per mettere al sicuro la popolazione nell’immediato, ma contro il Covid-19 servono anche le cure. E in questo senso alle tradizionali risposte date fin qui dalla sanità si stanno affiancando nuove soluzioni, come gli anticorpi monoclonali. Che non sono i soli, attenzione, perché una ricerca a trazione italiana, ma che ha coinvolto la comunità scientifica internazionale ha individuato una nuova via per curare chi si ammala di coronavirus e che è possibile usare anche in breve tempo. Ne parla oggi La Repubblica, che fa riferimento ad uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Cell Death & Disease e che è stato sostenuto dalla Fondazione Roma, in collaborazione con l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, l’Istituto Spallanzani, l’Università San Raffaele di Roma e alcune tra le più prestigiose istituzioni mondiali come le americane Harvard, Yale, Rockfeller, NIH, Mount Sinai, Boston University, l’Università di Toronto e i francesi dell’INSERM Parigi e l’Hôpital Avicenne.

A spiegare come sia stata condotta la ricerca è il professor Giuseppe Novelli, genetista dell’Università Tor Vergata di Roma, primo firmatario dell’indagine. “Anziché bloccare l’ingresso del virus nelle cellule abbiamo cercato di capire come bloccarne l’uscita – argomenta – Abbiamo così identificato una classe di enzimi, chiamata E3-ubiquitin ligasi, che sono necessari al virus per uscire dalle cellule e diffondersi in altri tessuti dell’organismo. E cosa non meno importante è che queste proteine non sono del virus, ma nostre e, quindi, non risentirebbero delle variazioni del virus”. Non è un caso, dunque, che i livelli di questi enzimi, secondo quanto risultato dalle ricerche, sono maggiormente elevati nei polmoni e negli altri tessuti infettati dal Covid.

Il nuovo farmaco che ferma il Covid-19

La scoperta è stata fondamentale perché ha consentito ai ricercatori di individuare un nuovo farmaco in grado di curare il virus abbassando il rischio decessi. Si tratta dell’Indolo-3 Carbinolo (I3C), già utilizzato per curare altre malattie rare e che in vitro ha dimostrato di bloccare il coronavirus. “Se impediamo o anche solo rallentiamo la replicazione del virus ne possiamo compromettere anche la sua sopravvivenza. Dobbiamo testare il farmaco in studi clinici con pazienti Covid-19 per valutare rigorosamente se può prevenire la manifestazione di sintomi gravi e potenzialmente fatali. Avere opzioni per il trattamento, in particolare per i pazienti che non possono essere vaccinati, è di fondamentale importanza per salvare sempre più vite umane e contribuire ad una migliore condizione e gestione della salute pubblica”.

I vaccini in futuro non basteranno

Insomma, con questo farmaco, che sembra possa essere disponibile in tempi brevi si può anche sopperire alla mancanza di vaccini che stiamo sperimentando in questo periodo. Inoltre, i vaccini potrebbero non essere più efficaci se le varianti del virus continuassero a spuntare come funghi, così come successo fin qui. Lo spiega chiaramente il professor Pier Paolo Pandolfi dell’Università di Torino e del Nevada, che ha partecipato allo studio con Novelli. “Dobbiamo pensare a lungo termine – evidenzia – I vaccini, pur essendo molto efficaci, potrebbero non esserlo più in futuro, perché il virus muta, e quindi è necessario disporre di più armi per combatterlo. La scoperta su I3C è importante, e ora dobbiamo avviare studi clinici per dimostrare la sua potenziale efficacia. Sarà importante valutare se I3C possa anche ridurre le gravissime complicazioni cliniche che molti pazienti sperimentano dopo aver superato la fase acuta dell’infezione. Questo rappresenterà un grave problema negli anni a venire, che dovremo gestire”.

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