COVID-19 nelle carceri, l’OSAPP: “+600% di contagi in due settimane”

L’OSAPP lancia l’allarme sul preoccupante aumento dei contagi da COVID-19 nelle carceri italiane e lancia un appello ai ministri Bonafede e Lamorgese.

La seconda ondata dell’epidemia di coronavirus COVID-19 ha colpito l’Italia in modo ancora più violento rispetto alla cosiddetta prima ondata e, proprio come accaduto anche dallo scorso marzo, il nuovo virus è riuscito anche stavolta ad introdursi nelle carceri italiane.

Oggi l’Organizzazione Sindacale Autonoma della Polizia Penitenziaria (OSAPP) ha lanciato un appello al Ministero della Giustizia Alfonso Bonafede e ai vertici del DAP denunciando che nelle ultime settimane i contagi da COVID-19 nelle carceri italiane è aumentato del 600%, non soltanto tra i detenuti ma anche tra il personale.

I problemi sono gli stessi di qualche mese fa: promiscuità nei reparti detentivi e nelle zone di attività e socialità in comune e assenza di dispositivi di protezione individuale per i detenuti che rendono di fatto le carceri italiane una sorta di “ingiustificata zona franca” rispetto alle misure introdotte dagli ultimi DPCM con l’obiettivo di prevenire e contenere il contagio da COVID-19.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), denunciano dall’OSAPP, starebbe facendo poco o nulla, lasciando “ogni responsabilità ed adempimento alla scelta di Provveditori regionali e Direzioni di istituto penitenziario con ciò, in luogo della necessaria unitarietà d’intervento e di iniziativa, determinando una condizione variegata e quanto mai confusa“.

COVID-19 in carcere, l’appello al Ministro dell’Interno

All’appello rivolto al Ministro Bonafede, l’OSAPP ne ha affiancato un altro al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – e in copia anche ai vertici del DAP: la richiesta di coordinare i comandanti di reparto per prevenire il contagio COVID in carcere.

I luoghi di assembramento in ambito penitenziario, assimilabili alle piazze cittadine e ai parchi pubblici, sono i cortili passeggio ed i corridoi delle sezioni detentive, dove i detenuti vengono autorizzati dalle direzioni penitenziarie a permanere, non solo senza il rispetto della distanza minima tra individui, ma anche e soprattutto senza mascherina, in ambienti talvolta non sufficientemente areati (ad es. i corridoi delle sezioni detentive). Mediante separata corrispondenza tale situazione è stata segnalata ai vertici dipartimentali; tuttavia ad oggi non risultano adottate misure concrete ed efficienti.

L’accesso dei detenuti ai cortili non è stato limitato in alcun modo, le attività ricreative e culturali stanno proseguendo e anche la preparazione e la somministrazione dei pasti, denuncia l’OSAPP, avvengono “in precarie condizioni igienico sanitarie“. I controlli non vengono effettuati e sembra che il problema venga preso sottogamba dalle autorità competenti.

Da qui gli appelli alla titolare dell’Interno e a quello della Giustizia. La situazione è sempre più fuori controllo ed urgono interventi rapidi così come vengono fatti nel resto della società italiana.

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