COVID-19 in Thailandia. Boom di contagi in carcere mentre si allentano le misure restrittive

Nuovo record di contagi in Thailandia nel giorno in cui scattano le prime riaperture. Boom di casi in carcere, ma non solo.

Nelle stesse settimane in cui l’Europa e gli Stati Uniti si avviano verso un ritorno ad una semi-normalità, i Paesi più ad est che fino all’inizio di questo 2021 potevano vantare di aver gestito la pandemia nel migliore dei modi, con poche migliaia di casi e un numero davvero basso di decessi, ora stanno iniziando a fare i conti con la fase più acuta della pandemia. Dopo l’India, dove la pandemia da COVID-19 è ormai fuori controllo, Taiwan e Singapore stanno registrando un incremento di casi mai visto prima e anche la Thailandia si sta trovando davanti ad una curva del contagio in rapida crescita.

Il 13 maggio scorso i nuovi casi giornalieri erano stati 4.887, un vero e proprio record per il Paese che è stato superato in questi giorni. Nelle ultime 24 ore i nuovi casi di COVID-19 accertati sono stati 9.635, il doppio rispetto al giorno precedente. Il contagio al momento è legato in modo particolare alle carceri sovraffollate disseminate in tutto il Paese. Dei 9.635 casi accertati nelle ultime 24 ore, 6.853 sono prigionieri detenuti in varie strutture della Thailandia.

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Pandemia da COVID-19 fuori controllo nelle prigioni della Thailandia

Stando ai dati ufficiali diffusi dal governato della Thailandia, la metà dei detenuti sottoposti a tampone è risultato positivo al COVID-19: 10.748 positivi su 24.537 testati, con un picco che è stato raggiunto in una prigione situata nel nord della provincia di Chiang Mai, dove il 61% dei detenuti è risultato positivo.

Il Dipartimento di Correzione della Thailandia ha tenuto in queste ore una conferenza per rispondere a chi aveva accusato le autorità del Paese di non aver fatto nulla per evitare quello che era ampiamente prevedibile, a cominciare dall’ONG Human Rights Watch. Allo stato attuale, secondo le autorità, nulla poteva essere fatto. Il motivo? Anche obbligando i detenuti ad indossare le mascherine 24 ore al giorno, il sovraffollamento è tale che il contagio sarebbe avvenuto anche soltanto durante la doccia o durante il consumo dei pasti.

La soluzione, sostengono le organizzazioni per i diritti umani, era quella di ridurre il numero dei detenuti rilasciando chi si trovava in carcere per i reati minori, ma le autorità locali non hanno neanche preso in considerazione questa ipotesi. I numeri attuali, però, sono destinati ad aumentare rapidamente, basti vedere cosa quanto accaduto nella prigione principale di Bangkok, dove lo scorso 25 aprile erano stati identificati 10 casi di COVID-19 tra i detenuti. La settimana scorsa i casi erano già saliti a 1.960.

Ad oggi sono almeno 380.000 le persone detenute nelle 143 prigioni sparse in tutto il territorio thailandese e lo storico recente evidenzia che è sufficiente una manciata di casi in una singola prigione per trasformare quel luogo di detenzione in un grande focolaio di COVID-19.

Non solo in carcere. Si teme una forte ripresa del contagio nelle zone più popolose

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Il problema che la Thailandia si trova ad affrontare, però, non è più limitato soltanto alle prigioni. La ripresa dei contagi nel Paese sta coincidendo con l’allentamento delle misure restrittive imposte dal governo, misure di per sé più miti rispetto a quelle che abbiamo visto imporre in Italia. Da oggi anche nelle provincie più popolose come quella di Bangkok, Pathum Thani, Samut Prakan e Nonthaburi è possibile cenare nei ristoranti al 25% della loro capienza. Questa concessione, secondo gli esperti, potrebbe portare ad un ulteriore incremento dei contagi.

Il consumo di alcool all’aperto resterà vietato fino alla fine del mese di maggio e lo smart working resta caldamente incoraggiato. Sempre da oggi resterà valido l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto e i centri commerciali e i grandi negozi potranno operare soltanto fino alle 21.00. Nelle zona più a rischio, quelle che le autorità sanitarie hanno classificato come rosso scuro, resta comunque possibile partecipare ad eventi pubblici e privati fino ad un massimo di 20 persone e già questo potrebbe essere un importante veicolo di contagio.

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