Coronavirus, la provincia di Perugia in zona rossa per 2 settimane

Stesse restrizioni anche in 6 comuni del ternano. Preoccupano i ricoveri e il rilevamento delle varianti inglese e brasiliana. Scuole chiuse

Mentre i cittadini della zona gialla, da Milano a Napoli, si godono l’allentamento delle restrizioni con aperitivi, passeggiate all’aria aperta e shopping, c’è chi, dopo un periodo in “arancione”, deve tornare a stringere i denti. È la provincia di Perugia, che a partire dalle mezzanotte tra domenica 7 e lunedì 8 febbraio tornerà in zona rossa insieme a 6 comuni del ternano. È quanto ha previsto l’ordinanza della presidente Donatella Tesei, che ha illustrato il provvedimento ai sindaci interessati in una riunione terminata nella serata di sabato. Saranno quindi 65, in totale, i comuni interessati dalle restrizione: i 59 del perugino e Amelia, Attigliano, Calvi, San Venanzo, Lugnano in Teverina e Montegabbione, in provincia di Terni.

La decisione è arrivata nello stesso giorno in cui la provincia autonoma di Bolzano ha annunciato un nuovo lockdown di 3 settimane. Secondo l’Istituto superiore di sanità, infatti, l’Alto Adige e la regione del centro Italia presentano, insieme alla Puglia, una situazione da “rischio alto“. Nello specifico, le due aree hanno “un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2“, cioè una “situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa, ma gestibile dal sistema sanitario nel breve e medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1,25“. Nel bollettino del 6 febbraio l’Umbria ha registrato 305 nuovi casi, la provincia di Bolzano 805. La scelta di rendere rossa un’intera provincia e alcuni comuni limitrofi rientra in quella strategia dei “provvedimenti chirurgici” spiegati da Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione presso il ministero della Salute, per cui le Regioni possono (o devono) “implementare le zone rosse, nei comuni e nelle provincie, all’interno delle quali applicare un mini lockdown temporaneo”. Un esempio già effettuato in Toscana e in Abruzzo, con i comuni di Chiusi (Siena) e San Giovanni Teatino (Chieti) diventati rossi in regioni rimaste gialle.

La situazione in Umbria

Già da qualche giorno la situazione umbra era finita sotto attenta osservazione da parte delle autorità regionali e nazionali. Nelle ultime 24 ore si è verificato un aumento di 15 persone ricoverate (per un totale di 458) di cui 4 in terapia intensiva (70 in tutto), e il tasso di positività dei nuovi tamponi effettuati si è attestato sull’8,2%. Mai il numero di ricoverati era stato così alto dall’inizio della pandemia. A preoccupare anche la rilevazione, nella regione, delle varianti inglese e sudafricana, oltre a 3 campioni con “altre mutazioni“.

Nei 65 comuni rossi rimarranno quindi chiuse, oltre alle scuole dalle elementari alle superiori, anche le materne e gli asili nido. La scelta è stata presa proprio per la rilevazione di “18 casi di variante inglese e 12 brasiliana“, con la seconda sviluppatasi in ambito ospedaliero e la prima, più in generale, sul territorio. È stata la direzione regionale della Sanità a spiegare la scelta, perché che la variante inglese si diffonde con un grado di contagiosità ben sette volte più alto del Covid originale, in particolare sui bambini. In 32 comuni della regione le scuole, dalle elementari alle superiori, erano già a distanza al 100%.

Cosa si può fare in zona rossa

Il Dpcm del 29 gennaio ha ribadito ciò che si può fare e no in zona rossa. Fermo il coprifuoco dalle 22 alle 5, è consentito circolare solo per lavoro, salute o necessità. Si può far visita solo una volta al giorno a casa di parenti o amici, nello stesso Comune, in massimo 2 persone più figli minori di 14 anni e persone disabili o non autosufficienti conviventi. Dai comuni fino a 5.000 abitanti sono consentite le visite anche entro i 30 km dai confini con divieto di andare nei capoluoghi di Provincia. È sempre consentito il rientro alla residenza, domicilio o abitazione. I centri commerciali sono chiusi, come negozi e mercati, ma sono ovviamente aperte farmacie, parafarmacie, presidi sanitari e punti vendita di generi alimentari. Rimangono aperte anche tabaccherie, edicole, librerie, vivai e altri punti vendita di beni necessari. Chiusi i centri estetici, ma sono invece aperti barbieri, parrucchieri e lavanderie.

L’ordinanza umbra, come abbiamo visto, ha disposto la chiusura delle scuole, degli asili nido e delle materne. Il Dpcm prevede che per scuole d’infanzia, elementari e prima media la didattica sia in presenza al 100%, a distanza al 100% dalla seconda media in poi. Sono previste deroghe solo restrittive, come nel caso dell’Umbria. Le università sono invece chiuse, a parte delle specifiche eccezioni. Quanto al trasporto locale, i mezzi possono riempirsi solo al 50%, ad eccezione del trasporto scolastico dedicato. Devono rimanere chiusi musei, mostre, teatri, cinema, palestre e piscine e centri sportivi, ma è consentita l’attività motoria nei pressi dell’abitazione e l’attività sportiva individuale. Sono sospese le attività di sale scommesse, bingo, sale giochi e slot machine anche in bar e tabaccherie. È sempre vietata la consumazione all’interno di bar e ristoranti, e anche nelle adiacenze. Permesso l’asporto di cibi e bevande da tutti i locali, ma dalle 18 alle 22 solo dai locali con cucina. Non c’è limite alle consegne a domicilio.

 

 

 

 

 

 

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