Colore delle Regioni. I governatori della Lega contro il governo, ma senza proposte alternative

I governatori leghisti si uniscono a Fontana e chiedono la revisione del sistema di assegnazione del colore alle Regioni. Senza proposte.

I governatori della Lega, da Attilio Fontana in Lombardia a Luca Zaia in Veneto, si uniscono contro il governo e il sistema in atto ormai da mesi per determinare il colore delle Regioni e le relative misure restrittive da imporre ai cittadini.

Sono settimane che tutti i governatori chiedono all’esecutivo una revisione del sistema dei 21 parametri, ma oggi i governatori leghisti sono andati oltre e hanno firmato un documento con cui chiedono di nuovo al governo, in maniera più pubblica e ufficiale dopo il caso della Lombardia, una revisione immediata delle procedure di assegnazione del colore alla Regioni così da “affrontare con serenità maggiore una grave situazione“.

Il documento è firmato da tutti i governatori leghisti: Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Christian Solinas (Sardegna), Nino Spirlì (Calabria), Donatella Tesei (Umbria), Luca Zaia (Veneto) e Attilio Fontana (Lombardia), intorno al quale si è unita la Lega con l’obiettivo di sfruttare a proprio vantaggio il caos sui numeri che da ieri ha decretato il passaggio in zona arancione della Lombardia.

La Lega contro l’algoritmo per il colore delle Regioni

La Lega unita si stringe intorno a Fontana e punta il dito contro l’algoritmo utilizzato dall’Istituto Superiore di Sanità per calcolare l’indice RT nel monitoraggio dell’epidemia COVID-19 – “Il sistema può avere conseguenze devastanti sulla vita delle persone e sull’economia, come nel caso della Lombardia, quindi è necessario il massimo rigore nell’analisi dei dati” – chiedendo a Conte e Speranza “un atto di realismo e maturità nei confronti dei cittadini e delle istituzioni“.

Alle proteste leghiste aveva già replicato l’ISS con una nota ufficiale che non lasciava spazio ad alcuna interpretazione:

L’algoritmo utilizzato dall’Istituto Superiore di Sanità è corretto, da aprile non è mai cambiato ed è uguale per tutte le Regioni che lo hanno utilizzato finora senza alcun problema.
Questo algoritmo e le modalità di calcolo dell’Rt sono state spiegate in dettaglio a tutti i referenti regionali perché lo potessero calcolare e potessero verificare da soli le stime che noi produciamo, ed è perciò accessibile a tutti.
Il dato è circolato ogni settimana con anticipo alle regioni che lo ricevono con richiesta di verifica e validazione con un criterio esplicito di silenzio assenso. La Regione Lombardia non ha finora mai contestato questa stima.

Il modus operandi della Lega. Attacchi e nessuna proposta alternativa

I leghisti chiedono una revisione immediata delle procedure, si dicono disposti ad una leale collaborazione e sottolineano che “il clima degli insulti non fa bene a nessuno“, anche se in questi mesi se si sono visti o letti degli insulti erano in arrivo proprio dalle file leghiste. Anche questo comunicato conferma il modus operandi della Lega: attacchi, richieste e nessuna proposta alternativa.

La nota dei governatori della Lega, infatti, si limita a chiedere e pretendere un cambiamento, ma non dà alcun suggerimento. Come dovrebbe essere messo in atto questo cambiamento? Come dovrebbe essere cambiato l’attuale sistema di classificazione delle aree di rischio in Italia? Nulla di nulla. Sei teste per poche righe e nessuna proposta concreta che il governo e l’Istituto Superiore di Sanità possano valutare e pensare di adottare.

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