Cina, 138 casi di COVID-19 a Kashgar: test di massa per 4,7 milioni di persone

Lockdown temporaneo a Kashgar, nella provincia di Xinjiang in Cina, dopo la scoperta di 137 casi di COVID-19. Test in massa per i residenti.

La Cina torna a testare in massa i cittadini di un’intera città dopo la scoperta di nuovi casi di COVID-19. Un piccolo focolaio è stato scoperto in una fabbrica di tessuti nella contea di Shufu, nella provincia di Xinjiang nel nord-ovest del Paese, nel corso di una serie di test di routine.

Dopo la prima ragazza positiva al COVID-19 – una 17enne che vive nella fabbrica in cui lavora e che si muove per incontrare la propria famiglia una volta ogni due settimane – sono emersi altri 137 persone positive, tutte senza sintomi, e questo è bastato per mettere in moto la macchina del test di massa, già rodata in diverse occasione negli ultimi mesi.

Lockdown temporaneo in attesa del completamento dei test

Da sabato scorso tutti i residenti della città di Kashgar, circa 4.7 milioni di persone, saranno sottoposti al test per verificare l’infezione da COVID-19: utilizzando la tecnica del batch testing – si analizzano insieme fino a 10 campioni e se si verifica la presenza del virus si procede alla singola analisi dei vari campioni – in appena 24 ore sono già state testate 2,8 milioni di persone.

La procedura della Cina nel caso di nuovi positivi al COVID-19 non prevede soltanto l’obbligo di sottoporsi al test: le scuole sono state prontamente chiuse in attesa che venga completato lo screening, così come gli aeroporti e i residenti non possono lasciare la città fino a quando non riceveranno il risultato negativo del test. In questo modo, in barba ai diritti dei singoli cittadini, il governo cinese intende contenere rapidamente questo piccolo focolaio di soggetti asintomatici alla sola città di Kashgar e la sua periferia.

È la prima volta dal 15 agosto scorso che viene identificato almeno un caso di COVID-19 non d’importazione nella Regione. In quell’occasione, dopo la scoperta di un cluster, era scattato il “piano da guerra” già visto in passato in Cina: cittadini costretti in casa, in molti casi ammanettati agli edifici per evitare fughe non autorizzate, e un duro lockdown durato un mese. Il “picco” a metà agosto è stato di 531 casi e, complice la durissima chiusura imposta a tutti i cittadini, l’emergenza è rientrata in poche settimane.

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