Caso Regeni, indagini chiuse in Italia: “Rapito e seviziato per nove giorni con lame e bastoni”

La Procura di Roma chiude le indagini sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni. Ecco chi sono gli indagati e quali sono le accuse.

Come anticipato nei giorni scorsi, la Procura di Roma ha chiuso le indagini sul sequestro e l’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, rapito il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio successivo nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani.

Sono quattro gli avvisi di chiusura delle indagini emessi dalla Procura di Roma a cui potrà fare seguito la richiesta di rinvio a giudizio per quattro membri dei servizi segreti del Cairo, accusati a vario titolo di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate.

Cosa è successo a Giulio Regeni?

Secondo quanto ricostruito dai pm di Roma, Regeni sarebbe stato sequestrato il 25 gennaio di quasi cinque anni fa da un gruppo di membri della National Security egiziana e da quel giorno il giovane italiano sarebbe stato sottoposto alle violenze più inaudite che, nove giorni dopo, lo hanno portato alla morte.

Gli atti della Procura di Roma parlano chiaro: “Per motivi abietti e futili e abusando dei suoi poteri, con crudeltà, cagionava a Giulio Regeni lesioni e la perdita permanente di più organi, seviziandolo con acute sofferenze fisiche, in più occasioni ed a distanza di più giorni. Le carte dell’inchiesta parlano di tortura inflitta con “strumenti taglienti e roventi e di lesioni profonde “a livello della testa, del volto, del tratto cervico dorsale e degli arti inferiori“.

Giulio Regeni sarebbe rimasto nelle mani dei suoi aguzzini per nove lunghi giorni. L’omicidio del giovane ricercatore sarebbe stato un gesto volontario per occultare l’abuso di potere e la ferocia inaudita di cui sono capaci i servizi segreti egiziani. I PM di Roma lo mettono nero su bianco:

Al fine di occultare la commissione dei delitti, abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale egiziano, con sevizie e crudeltà, mediante una violenta azione contusiva esercitata sui vari distretti corporei cranico-cervico-dorsali, cagionava imponenti lesioni di natura traumatica a Giulio Regeni da cui conseguiva una insufficienza respiratoria acuta di tipo centrale che lo portava a morte.

A rischiare il processo, che verrà celebrato solo ed esclusivamente in Italia “con le garanzie procedurali dei nostri codici“, sono il generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, a cui vengono contestate le accuse più pesanti.

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