Caritas, 445.585 persone assistite da maggio a settembre: almeno 129mila i “nuovi poveri”

Il Rapporto Caritas 2020 certifica almeno 129mila “nuovi poveri” come conseguenza della prima parte della pandemia di COVID-19.

A pochi giorni dall’ormai più che probabile annuncio di nuove misure restrittive per frenare la diffusione del contagio da COVID-19, la Caritas fa una fotografia delle conseguenze del primo periodo della pandemia sulla popolazione italiana, traducendo in numeri i cosiddetti “nuovi poveri”, cittadini in difficoltà economica per la prima volta a causa del lockdown imposto in tutta Italia all’inizio di marzo.

Il Rapporto Caritas 2020 sulla povertà è stato stilato sulla base dei dati dei centri di ascolto Caritas che nel periodo compreso tra il maggio e il settembre scorsi – l’ultima parte del lockdown e il periodo subito successivo – hanno fornito assistenza ai cittadini in difficoltà.

Tra marzo e maggio 2020 la rete Caritas ha fornito assistenza a 445.585 persone, spesso rappresentanti, secondo il rapporto diffusi in queste ore, di altrettanti nuclei familiari. Di questi, facendo un confronto con lo stesso periodo del 2019, quando la pandemia era ancora a mesi di distanza dall’arrivo, il 30% si è rivolto alla Caritas per la prima volta: 129.434 “nuovi poveri” che per la prima volta hanno sperimentato condizioni di disagio e di deprivazione economica tali da dover chiedere aiuto.

Incidenza più alta al sud Italia. Boom di disoccupati

Il rapporto spiega che l’aumento può considerarsi trasversale da Nord a Sud del Paese, ma che risulta più marcato nelle regioni del Mezzogiorno, dove le nuove prese in carico hanno registrato un +153% rispetto allo stesso periodo lo scorso anno.

La quasi totalità degli assistiti dalla Caritas è legata alla disoccupazione causata dalla pandemia e dalla chiusure del lockdown:

Tra gli assistiti nel periodo marzo-maggio prevalgono i disoccupati (il dato è segnalato dal 92,3% delle Caritas), le persone con impiego irregolare fermo a causa delle restrizioni imposte dal lockdown (indicato sempre dal 92,3% delle diocesi), i lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga (segnalati dall’87,6% dei territori) e i lavoratori precari o intermittenti che, al momento della presa in carico, non godevano di ammortizzatori sociali (81,7%).

Caritas Nuovi Poveri

Caritas e “nuovi poveri”: che tipo di assistenza si è resa necessaria?

Se i numeri sull’assistenza fornite dalle reti Caritas a migliaia di cittadini sono chiari, il rapporto finisce ulteriori chiarimenti anche sulla tipologia di assistenza fornita, che denuncia tra le righe anche la mancanza di assistenza da parte dello Stato. Se i nuovi poveri sono stati costretti a rivolgersi alla Caritas è perchè quello stesso tipo di assistenza non è arrivata da parte delle autorità.

Ai problemi strettamente economici – impossibilità di pagare mutui e bollette, fare la spesa, acquistare farmaci e prodotti sanitari, ma anche materiale per la didattica o il lavoro a distanza – Caritas segnala un aumento di problemi di natura psicologica:

Si rileva un evidente aumento durante il lockdown del “disagio psicologi- co-relazionale”, di problemi connessi alla “solitudine” e di forme depressive. I territori sottolineano anche un accentuarsi delle problematiche familiari, in termini di conflittualità di coppia, violenza, difficoltà di accudimento di bambini piccoli o di familiari colpiti dalla disabilità, conflittualità genitori-figli.

Caritas Nuovi Poveri

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