Bertolaso invoca il lockdown: “Tra due settimane sarà come a fine marzo”

L’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso invoca il lockdown immediato per l’Italia, ma Fontana e il centrodestra non la pensano così.

Nelle stesse ore in cui il centrodestra è impegnato a criticare l’esecutivo di Giuseppe Conte, col leader della Lega Matteo Salvini tra i più agguerriti dopo aver pubblicamente sottovalutato la gravità della pandemia per settimane, tra il rifiuto di indossare la mascherina e di mantenere il distanziamento sociale con vene negazioniste che sicuramente hanno contribuito a riportare l’Italia nella situazione drammatica che stiamo vivendo, una figura da sempre vicina al centrodestra torna ad invocare il lockdown.

È l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, consulente del governatore Fontana per l’emergenza coronavirus in Lombardia, a chiedere un lockdown in tutto il Paese il prima possibile, certo che entro due settimane la situazione di emergenza in Italia raggiungerà i livelli pre-lockdown dello scorso marzo, con ospedali e terapie intensive al collasso.

Serve subito un lockdown

Intervistato oggi dal Corriere della Sera, Bertolaso si allontana dal pensiero che sta accomunando il centrodestra in questo momento:

Credo che sarebbe meglio fermare del tutto il Paese per un mese, subito, siamo ancora in tempo per non arrivare a quei numeri. Con uno stop generale, da un lato potremmo cercare di arrestare la diffusione, dall’altro permetteremmo al sistema di riorganizzarsi. Resettiamo l’Italia, senza aspettare di vedere se le nuove misure sono state efficaci.

Bertolaso, impegnato in questi giorni col COVID Center di Civitanova Marche, da lui progettato, sottolinea quello che molti esperti stanno dicendo da giorni:

A metà novembre saremo come a fine marzo. Con la differenza che allora l’epidemia riguardava Lombardia e Veneto, mentre ora abbraccia tutta Italia. Il virus si è sparpagliato ovunque. […] Rischiamo tra poco più di due settimane di ritrovarci nei guai. I pilastri necessari per contrastare l’epidemia si stanno sgretolando, il servizio sanitario ha l’acqua alla gola e non sarà in grado di rispondere all’emergenza incalzante. Non vorrei rivedere le scene di medici russi, cubani e albanesi che accorrono in nostro aiuto nelle rianimazioni

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