Assembramenti in vista del Natale. Colpa dei cittadini o delle misure troppo permissive?

Dopo dieci mesi di pandemia le regole dovrebbero essere chiare. Al primo via libera, però, partono gli assembramenti. Di chi è la colpa?

Le immagini che abbiamo visto in queste ore da una parte all’altra dell’Italia fanno rabbrividire. In un momento in cui la seconda ondata della pandemia di COVID-19 fa fatica a rallentare, vedere migliaia di persone in assembramenti per le piazze e le vie dello shopping sembra un insulto alle migliaia di vittime che questa pandemia ha provocato in questi dieci mesi durissimi anche per il nostro Paese. Di chi è la colpa?

Dopo dieci mesi di enormi difficoltà e sacrifici, anche economici, le regole di base dovrebbero essere ormai chiare. Eppure in quella che per molti regioni era la prima vera riapertura dopo settimane di misure restrittive per chi si trovava in zona arancione o rossa, il passaggio in zona gialla è stato visto come un vero e proprio liberi tutti. Se i negozi sono aperti, perché non lanciarsi in massa a fare acquisti rischiando assembramenti?

È permesso farlo? Allora lo faccio. Di chi è la colpa degli assembramenti?

È quello che sostiene il sindaco di Milano Beppe Sala, che oggi si è lanciato in difesa dei cittadini che, nonostante l’emergenza ancora conclamata, hanno festeggiato scendendo in strada in barba alla distanza di sicurezza che, ad oggi, è il modo più sicuro per interrompere la catena del contagio. Sala, alla guida della città italiana più colpita da questa seconda ondata della pandemia, non se la prende coi cittadini al grido di “se è permesso farlo, perché non dovrebbero farlo?”.

Purtroppo, secondo me, era abbastanza scontato che succedesse. A volte fare politica significa fare uno sporco lavoro e prendere decisioni che non accontentano tutti. Ma quando sento il commissario Arcuri parlare di assembramenti irresponsabili, io non ci sto. Non possiamo dare dell’irresponsabile alla gente: alla gente dici quello che si può fare e loro lo fanno. Per cui sta a noi.

Siamo in una fase ancora delicata della pandemia e il buonsenso dovrebbe avere la meglio su tutto. Se è vero che i negozi sono aperti e che non ci sono limitazioni agli spostamenti, perchè non aspettare orari meno inclini all’affollamento per fare gli acquisti necessari per il Natale?

Dello stesso parere anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori:

I cittadini fanno quello che è consentito loro di fare. Se negozi, bar e ristoranti sono aperti, perché non dovrebbero uscire, andare a fare shopping (c’è anche il cashback), pranzare fuori o prendersi un caffè? Cosa ci si aspettava? Troppo facile prendersela con loro.

Ci si aspettava, forse, un po’ di responsabilità individuale. Se esci e ti trovi in una zona particolarmente affollata, un comportamento responsabile di fa fare un passo indietro e spostarti in un’area meno affollata. Siamo a dieci mesi dall’inizio della pandemia e abbiamo ben chiaro come funziona la diffusione del virus.

Serve davvero un nuovo lockdown?

Più realista, invece, il sindaco di Firenze Dario Nardella, che invita il governo di Giuseppe Conte ad essere più autorevole e prendere tutte le misure necessarie per limitare la diffusione del contagio. A dieci mesi dall’inizio della pandemia abbiamo capito – e non solo noi, vale per tutto il Mondo – che affidarsi al buon senso dei cittadini è un errore madornale.

Serve un lockdown? Che si imponga il lockdown:

Se per evitare la terza ondata sono necessarie delle restrizioni ne prenderemo atto. Il governo sia preciso, coerente e lineare. Io faccio appelli al buonsenso, allo shopping intelligente, ma c’è anche molta stanchezza, nervosismo e tensioni. In questo caso il governo deve dare un colpo di reni, deve essere più autorevole come lo è stato all’inizio dell’emergenza. Si sta un po’ tutto sfilacciando.

Gli appelli alla prudenza si rinnovano ormai da mesi, eppure al primo via libera ci si riversa in strada senza alcun problema. E come aiutiamo l’economia? Evitando di tornare ancora una volta in lockdown. È facile da capire, anche se questo richiede sacrifici enormi da parte di tutti. Nardella, ospite oggi di Lady Radio, parla chiaro:

Da alcune settimane continuo a dire che la prudenza deve venire prima di tutto altrimenti rischiamo la terza ondata. L’economia la aiutiamo se usciamo il prima possibile dall’emergenza. Non voglio far parte del Paese che per primo è entrato nell’emergenza Covid e rischia di uscirne per ultimo. Se per uscire da questa emergenza dobbiamo restringere alcune regole, e queste servono, allora facciamole. L’importante è che ci sia chiarezza e univocità.

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