No, Whatsapp non condividerà i tuoi dati con Facebook: facciamo chiarezza

La nuova informativa della privacy lanciata da Whatsapp ha creato un po’ di confusione. Cerchiamo di capire cosa succederà.

13 Gennaio 2021 17:22

Da ormai qualche giorno, accedendo a Whatsapp, è apparso un messaggio che ha mandato in paranoia una bella fetta di utenti dell’app di messaggistica, e che riguarda la nuova informativa della privacy e i termini da accettare per gli utenti del servizio.

whatsapp

Le modifiche contrattuali dei termini e delle condizioni di servizio, come questa, non sono cosa nuova, e non è la prima volta che Whatsapp ne sottopone ai propri utenti – né, con ogni probabilità, sarà l’ultima.

Tuttavia, sono tre i fattori che hanno fatto sì venisse lanciato l’allarme sui social:

  • La perentorietà: se non si accettano le condizioni, dopo l’8 febbraio non sarà più possibile utilizzare il servizio. Cosa, di per sé, abbastanza scontata.
  • Le parole “informativa sulla privacy”, che in questo periodo di sensibilità diffusa per la sicurezza e la condivisione dei propri dati – non dimentichiamo le proteste levatesi una volta lanciata l’app Immuni – hanno un sapore tutto particolare.
  • La preoccupazione da parte degli utenti residenti fuori dall’Europa, che ha iniziato a circolare soprattutto su Twitter, riguardo un ulteriore punto (non presente nell’avviso arrivato da noi) che informa della condivisione di dati tra Whatsapp e Facebook per scopi commerciali.

Possiamo dirlo da subito. Si tratta di un non-problema, almeno per noi utenti europei.
Cerchiamo di fare chiarezza.

Whatsapp in Europa e il GDPR

Nell’Unione Europea, i cittadini – e i loro dati – sono tutelati dal General Data Protection Regulation (GDPR), la normativa europea entrata in vigore il 25 maggio 2018 e che regola, appunto, la protezione dei dati.
La normativa, infatti, allo stato attuale delle cose impedisce il passaggio e la condivisione di dati tra Whatsapp e Facebook. Eventualmente, qualora la piattaforma dovesse decidere di introdurre qualcosa del genere anche per gli utenti europei, dovrà prima di tutto raggiungere un accordo con la Commissione per la protezione dei dati.
Attualmente, comunque, non sembra ci siano interessi in tal senso.

In soldoni, tutto questo cosa significa?
Che non ci sono cambiamenti importanti rispetto alle “normali” modifiche dei termini e delle condizioni del servizio cui siamo stati sottoposti negli scorsi anni – o che abbiamo sottoscritto una volta iscritti alla piattaforma di messaggistica.
Al momento Facebook non può accedere ai nostri dati di Whatsapp, né potrà farlo a partire dall’8 febbraio. Non può vedere le nostre chat, le nostre immagini di profilo, né le posizioni da noi condivise.
Insomma, se avete premuto distrattamente su “Accetto” e adesso siete preoccupati, potete mettervi il cuore in pace e tranquillizzarvi.

I cambiamenti fuori dall’Europa

Per i paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, come accennato, la situazione è diversa.

È da premettere che Facebook ha acquisito Whatsapp nel febbraio 2014, per circa 19 miliardi di dollari. Già da diverso tempo – lo ribadiamo: fuori dall’Europa, dove il GDPR non è in vigore – i dati degli utenti di Whatsapp vengono condivisi non solo con Facebook, ma anche con Messenger e con Instagram. Tutti servizi facenti parte del macro-dominio di Mark Zuckerberg e che possono, di fatto, “vedere” dati come il numero di telefono degli utenti, eventuali dati di transazioni fatte attraverso la piattaforma (servizio da noi non ancora disponibile), indirizzo IP, tipo di device utilizzato.

Questa serie di informazioni serve a targettizzare ulteriormente gli utenti, permettendo in primis di fornirgli pubblicità ancor più mirate – e, di conseguenza, più proficue per gli investitori.

L’avviso comparso nei giorni scorsi si è reso necessario proprio in virtù della poca trasparenza delle piattaforme in tal senso, e per tutelarsi anche in vista di eventuali integrazioni future. Per evitare possibili problemi legali, e volendo rendere obbligatoria la condivisione, Whatsapp ha dovuto mettere in chiaro le cose e fornire un’alternativa ai suoi utenti: se non accettate che i vostri dati vengano condivisi, dall’8 febbraio non vi sarà più possibile utilizzare il servizio. Siete liberi di cancellare il vostro account.

È comunque necessaria una precisazione: nonostante alcune (false) informazioni allarmistiche trapelate online, Whatsapp non può vedere “cosa” scrivono gli utenti all’interno delle proprie chat, né può “ascoltare” le loro telefonate.

E se non volessimo più utilizzare Whatsapp, che alternative abbiamo?

Ad ogni modo, se nonostante le rassicurazioni non avete più intenzione di utilizzare Whatsapp: sì, esistono delle alternative (gratuite). Che, peraltro, negli ultimi giorni hanno comprensibilmente registrato un discreto boom di download e iscrizioni.

1. Telegram

Il vero, grande avversario dell’app di messaggistica di Zuckerberg, almeno da noi. Telegram ha sempre fatto della privacy la propria bandiera.

Gli utenti non devono fornire il proprio numero di telefono per chattare tra loro (basta il nickname), e possono scegliere se effettuare chat con cifratura client-server, oppure con cifratura end-to-end, visibili solamente sui dispositivi su cui e da cui vengono inviati, e i cui messaggi possono venire autodistrutti entro un certo lasso di tempo.

Comunque, è necessario precisare che Telegram – come Whatsapp – memorizza i metadati degli utenti: data e ora dell’ultimo accesso, contatti con cui conversiamo, data e ora di ricezione e invio dei messaggi, eccetera.

2. Signal

Sta venendo citata un po’ ovunque per via del benestare dato da Elon Musk, con conseguente picco di download negli ultimi giorni.

Signal utilizza la cifratura end-to-end per proteggere i dati dei propri utenti, il cosiddetto Signal Protocol su cui, peraltro, si basano i sistemi di cifratura utilizzati da molte altre app, tra cui lo stesso Whatsapp. Il codice dell’applicazione è inoltre open-source e visibile (e valutabile, qualora se ne abbiano le competenze) da chiunque.

Per capirci, Signal viene utilizzata anche dallo staff della Commissione Europea.

3. Wire

Ulteriore app open-source. Anch’essa non richiede un numero di telefono per aprire il proprio profilo e contattare altri utenti, e utilizza la crittografia end-to-end.

La particolarità sta soprattutto nel fatto che, oltre alla messaggistica, consente di effettuare anche chiamate di gruppo, sia vocali, sia video, per un totale di cinque utenti connessi contemporaneamente. Per questo, è piuttosto comoda e apprezzata dai piccoli gruppi aziendali.

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