Una nuova variante del virus preoccupa New York. Ecco cosa dicono gli esperti

Una variante del virus si sta diffondendo a New York con caratteristiche simili a quella sudafricana: a rischio l’efficacia dei vaccini?

Sono migliaia le varianti del virus SARS-CoV-2 identificate da una parte all’altra del Mondo in questi primi dodici mesi di pandemia, alcune più diffuse e preoccupanti come la cosiddetta variante inglese (B.1.1.7) o quella sudafricana (B.1.351). Una variante del virus scoperta a New York, però, sta attirando in queste settimane l’attenzione degli esperti.

La variante B.1.526, identificata per la prima volta a New York nel novembre scorso, si starebbe diffondendo rapidamente in queste ultime settimane in diversi quartieri della città. Due diversi studi pubblicati in queste ore – e ancora in fase di approvazione da parte della comunità scientifica – parlando in un vero e proprio sprint nella sua diffusione in appena due settimane.

Variante a New York. Cosa dicono gli esperti

La mutazione, stando allo studio condotto da un gruppo di scienziati del California Institute of Technology e da quello firmato dai ricercatori della Columbia University, avrebbe dei punti in comune con la variante sudafricana del virus e ne condividerebbe due delle caratteristiche più preoccupanti: la maggiore capacità di diffusione e la capacità di affievolire l’efficacia dei vaccini in commercio.

Il team della Centro Medico della Columbia University ha spiegato di aver osservato un aumento della diffusione della variante B.1.526 dalla fine di dicembre alla metà di febbraio “con un’allarmante crescita del 12,7% nelle ultime due settimane“.

Caratteristiche simili alla variante sudafricana

La mutazione che più preoccupa gli esperti è chiamata E484K ed è quella che dà al virus l’abilità di ignorare in parte la riposta immunitaria del corpo, ma anche i trattamenti con gli anticorpi monoclonali approvati di recente anche in Italia. Gli esperti della Columbia University hanno messo nero su bianco che “la diffusione di questa variante è cresciuta nelle ultime due settimane e potrebbe iniziare a sostituire le altre varianti del virus, come hanno fatto la variante inglese e quella sudafricana“.

Lo studio della Columbia University è stato condotto analizzando 1.142 campioni raccolti da altrettanti pazienti che hanno transitato presso il Centro Medico della stessa università. È emerso che il 12% delle persone che hanno contratto l’infezione da COVID-19 è stato infettato con la variante che contiene la mutazione E484K.

Gli esperti della Columbia University hanno già allertato le autorità sanitarie di New York e su richiesta del Center for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti sequenzieranno fino a 100 campioni virali al giorno così da monitorare l’avanzamento della diffusione di questa nuova variante.

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