Vaccini: qual è la situazione in Italia e nel mondo?

In Italia sono state vaccinate più di 700mila persone. E al vaccino Pfizer e Moderna si aggiunge ora quello di AstraZeneca, anche se con qualche limite.

La campagna di vaccinazione italiana è iniziata il 31 dicembre. Sul sito del Governo è possibile controllare quale sia lo stato di avanzamento del piano vaccinale italiano.

I dati del 2 febbraio riportano che in totale sono state somministrate 2.083.364 dosi. Il numero delle persone vaccinate è pari solo però a 732.763. Con “persone vaccinate” si intendono infatti solo coloro che hanno ricevuto la prima e la seconda dose del vaccino. Si tratta dell’1,21% della popolazione.

Il totale delle distribuzioni, 2.390.985, si riferisce a due soli vaccini, cioè quelli prodotti dalle case farmaceutiche Pfizer-BioNTech e Moderna. È il vaccino Pfizer quello attualmente più distribuito (e dunque utilizzato).

Se si considerano i parametri di età, sesso e professione:

  • la fascia di età che ha ricevuto il maggiore numero di somministrazioni è quella compresa tra i 50 e il 59 anni (553.697);
  • sono state vaccinati più uomini che donne (177.681 vs 167.014)
  • la categoria degli operatori sanitari e socio-sanitari è a oggi quella più vaccinata (1.482.747).

SOMMINISTRAZIONI NEL MONDO

L’Italia si colloca al decimo posto per numero di dosi somministrate globalmente. Ma quali Paesi si trovano nelle prime dieci posizioni? (Dati: ourworldindata.org)

  1. Stati Uniti: 32.22 milioni di dosi
  2. Cina: 24 milioni di dosi
  3. Regno Unito: 9.79 milioni di dosi
  4. Israele: 4.99 milioni di dosi
  5. India: 3.95 milioni di dosi
  6. Emirati Arabi: 3.44 milioni di dosi
  7. Germania: 2.47 milioni di dosi
  8. Turchia: 2.14 milioni di dosi
  9. Brasile: 2.12 milioni di dosi
  10. Italia: 2.03 milioni di dosi

A livello di Unione Europea, seguono la Spagna (1.61 milioni di dosi), la Francia (1.53 milioni di dosi) e la Polonia (1.23 milioni di dosi).

Se si considera invece il numero di persone vaccinate, cioè chi ha ricevuto la dose o le dosi necessarie per la copertura vaccinale completa, la classifica cambia:

  1. Stati Uniti: 5.93 milioni di persone
  2. Israele: 1.82 milioni di persone
  3. Italia: 732.763 persone
  4. Germania: 532,562 persone
  5. Regno Unito: 494, 290 persone
  6. Spagna: 373,892 persone
  7. Emirati Arabi: 250mila persone
  8. Polonia: 233,129 persone
  9. Romania: 123,049 persone
  10. Argentina: 94,274

VACCINI, ETÀ ED EFFICACIA

Il 2 febbraio è stata ripresa da più fonti di stampa la notizia che il vaccino prodotto da AstraZeneca potesse essere somministrato anche a chi ha più di 55 anni, differentemente da quanto comunicato il 30 gennaio. Una ricostruzione smentita dal comunicato stampa pubblicato dall’Agenzia Italia del Farmaco e che sottolinea che

l’indicazione per il Vaccino AstraZeneca resta preferenziale per la popolazione tra i 18 e i 55 anni e senza patologie gravi, per la quale sono disponibili dati più solidi.

Nei soggetti anziani e/o più fragili è invece da preferire l’utilizzo dei vaccini a RNA messaggero, cioè quelli prodotti da Pfizer e Moderna. Il viceministro per la Salute Pierpaolo Sileri ha dichiarato in un’intervista a Radio Capital di avere chiesto all’AIFA di rivedere il limite di età, portandolo da 55 a 65 anni. In Francia, Svezia, Polonia e Germania il limite di età varia tra i 60 e i 65 anni. In UK il vaccino è stato invece autorizzato per tutti coloro che hanno più di 18 anni.

Piano vaccinale Italiano

Il 2 febbraio la rivista scientifica The Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio preliminare sui test in fase 3 del vaccino russo Sputnik V. I risultati sembrerebbero mostrare buoni risultati in riferimento ai partecipanti al trial – 20mila – di tutte le età. L’efficacia sarebbe pari al 91,6% nel caso di doppia somministrazione a 21 giorni di distanza.

Gli stessi autori dello studio sottolineano le anomalie nello sviluppi del vaccino, ma ne riconoscono l’efficacia:

Lo sviluppo del vaccino Sputnik V è stato criticato per eccessiva fretta e assenza di trasparenza. Ma i risultati riportati in questo studio sono chiari e i principi della vaccinazione dimostrati, il che significa che un altro vaccino può ora partecipare alla battaglia per ridurre l’incidenza di COVID-19.

 

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