Una quarantena particolare

Mentre in Italia esplodeva la pandemia e c’era già chi gridava alla “dittatura sanitaria”, per Eddi Marcucci iniziava il regime di sorvegliata speciale.

La settimana che iniziò con l’11 marzo, l’anno scorso, fu infine quella in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità si decise a dichiarare lo stato di pandemia. Era ora, anche perché in Italia ormai era il panico.

La Lombardia chiede di poter chiudere tutte le attività non essenziali, il governo chiude locali e negozi e tutti noi passiamo in zona rossa, mentre Domenico Arcuri viene nominato commissario delegato per l’emergenza del coronavirus e probabilmente ancora non sa che cosa gli aspetta. Di sicuro non sa che poi, al suo posto, sarebbe arrivato un generale. Sul giudizio della sua opera da commissario, un anno dopo, i tempi non sono ancora maturi.

Negli Stati Uniti, intanto, il bilancio dei casi di coronavirus arriva a mille. Mentre Trump dichiara l’emergenza nazionale e annuncia che i voli da e verso l’Europa vengono sospesi, Joe Biden si avvicina a vincere le primarie del Partito Democratico e preannuncia già, durante l’atteso dibattito a due con Bernie Sanders, che all’epoca era ancora in corsa, di voler scegliere una donna come vice presidente.

È la settimana in cui il premier britannico Boris Johnson fa il suo tristemente celebre discorso sulla strategia di immunità di gregge parlando delle “famiglie che perderanno i loro cari”. Anche se poi prova subito a correggersi, quelle parole se le tirerà dietro per un po’.
Nelle stesse ore, il Guardian svela un documento segreto britannico in cui si prevede che l’emergenza possa durare un anno. All’epoca ci sembrava una dimensione temporale inumana. Adesso, però, viviamo quella previsione sulla nostra pelle e ci rendiamo conto di quanto fosse calzante, anzi, forse addirittura sottostimata.

Sul fronte industriale, le cose iniziano a prendere una piega che somiglia a un romanzo di fantascienza distopico: Fiat Chrysler Automobiles, seguita poi da altre aziende produttrici di automobili, sospende la produzione in gran parte dei suoi stabilimenti in Europa proprio a causa del coronavirus. A proposito di automobili: mentre il governo francese per bocca del presidente Macron annuncia il lockdown totale anche in Francia migliaia di parigini, quelli che se lo possono permettere, si mettono proprio in auto in auto e scappano verso le case di campagna

Con il lockdown duro imposto a tutta Italia, è anche la settimana in cui, forse per non pensarci troppo, ci inventiamo tutti delle cose da fare in casa a mano. E mentre milioni di persone si ritrovano a dover fare smartworking, che poi in realtà è semplicemente lavorare chiusi in casa, c’è chi si mette a fare il lievito madre. Altri, in mancanza di mascherine, provano a farsele da soli usando la carta da forno, non un’ottima idea, diciamo.

Comunque, sono le ore dell’Andrà tutto bene. Sì, sono esistite veramente e forse ci credevamo (quasi) tutti. Sono anche i primi momenti in cui partono i flash mob dai balconi, gli applausi, i canti, le suonate. D’altronde, in qualche modo bisogna cercare di distogliere i propri pensieri dall’unica, enorme, infinita breaking news che ci bombarda ogni minuto di paura. Proprio in quei giorni l’UEFA sospende tutte le coppe europee e anche i campionati europei previsti per l’estate vengono rinviati di un anno. E si sa, quando si ferma il calcio, è una cosa grossa. Almeno per quelli che seguono il calcio.

Come sempre, mentre tutto questo ci si riversa addosso moltiplicato per i dieci, centro, mille titoli urlati, nel mondo succedono anche cose che non c’entrano con il Covid-19 e a cui forse avremmo dovuto dare più attenzione. Forse senza la pandemia l’avremmo fatto?

Il 10 marzo infatti il Parlamento russo approva la riforma della costituzione proposta da Putin, che gli dà la possibilità di rimanere presidente fino al 2036. Il New York Times pubblica una lunga inchiesta in cui svela l’esistenza di una prigione segreta per i migranti turchi, in Grecia. Nelle stesse ore, nell’ambito del più grande scandalo mondiale di sempre, quantomeno prima della pandemia, Harvey Weinstein viene condannato a 23 anni di carcere, mentre l’ex militare e whistleblower Chelsea Manning tenta il suicidio viene scarcerata. In Germania, invece, i servizi segreti mettono sotto sorveglianza l’ala più radicale del partito di estrema destra AFD.

E in Italia?

La storia che vogliamo raccontarti, tutta italiana, comincia proprio in quei giorni. La protagonista è Maria Edgarda Marcucci, 30enne romana, torinese d’adozione, detta Eddi. Nel 2017 è andata in Siria, si è arruolata al fianco dei curdi nell’Unità di protezione delle donne del Rojava e ha combattuto l’Isis.

Sorvegliata speciale

Il 17 marzo del 2020, mentre gli italiani vivevano una specie di confino in casa propria a causa della pandemia, il Tribunale di Torino decreta che una italiana in particolare avrebbe dovuto scontare per i successivi due anni un confino tutto suo: il regime cosiddetto della Sorveglianza speciale.

Che cos’è il regime di sorveglianza speciale? A chi si applica di solito?

È una misura molto peculiare del codice penale italiano, una misura detta preventiva, le cui origini si trovano nel Codice Rocco, il codice penale in vigore durante il fascismo. Ora è regolata dal decreto legislativo del 6 settembre 2011, quello che detta anche le misure del codice antimafia.

Si tratta di uno strumento di prevenzione che può essere utilizzato sulla base del semplice sospetto che il comportamento della persona coinvolta possa essere pericoloso per la società, anche in mancanza di reati effettivamente commessi. A leggerne il funzionamento, è difficile non sentire il sapore paternalistico e autoritario che si deve alle sue origini fasciste: il regime di sorveglianza speciale, infatti, viene stabilito dal tribunale in seguito al mancato rispetto del cosiddetto Avviso Orale del Questore. Di che si tratta? Di un invito a “cambiare condotta”, a “rispettare le leggi” e a “condurre una vita onesta”.

All’articolo 4 del decreto legislativo, quello che determina i soggetti a cui può essere applicato questo regime di sorveglianza, si legge un elenco scritto in legalese, fitto di rimandi ad articoli e commi di altre leggi. Tra le indicazioni comprensibili anche ai profani, si legge, per esempio, che la misura può riguardare “coloro che, operanti in gruppi o isolatamente, pongano in essere atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti a sovvertire l’ordinamento dello Stato”; a soggetti che abbiano fatto parte di organizzazioni disciolte per reati di apologia di fascismo e ricostituzione del partito fascista; a persone “indiziate di avere agevolato gruppi o persone che hanno preso parte attiva, in più occasioni, a manifestazioni di violenza”.

Ma cosa comporta tutto questo? Come intacca la vita delle persone che vengono sottoposte a questo regime di sorveglianza?

Scopriamolo leggendo l’appello lanciato dall’Osservatorio Permanente per la Legalità Costituzionale del Comitato Rodotà proprio in sostegno di Eddi Marcucci: «La giovane attivista deve rincasare dalle 21 alle 7 del mattino, non può avvicinarsi a locali pubblici dopo le 18, deve notificare ai commissariati qualsiasi spostamento fuori dal comune di Torino, non può partecipare a riunioni pubbliche (quindi ha dovuto interrompere le decine di conferenze che teneva in tutta Italia per raccontare la situazione femminile, curda e siriana) e deve portare su di sé un libretto rosso, su cui gli agenti di polizia possano scrivere le loro annotazioni».

Ora che sappiamo cosa comporta essere una sorvegliata speciale, c’è un’altra domanda che dovremmo farci: perché Maria Edgarda Marcucci è costretta a questo strano regime che di solito si applica ai sospettati di attività mafiosa o ai terroristi?

Bella domanda.

Della sua storia i giornali si sono occupati, come capita sempre, quasi soltanto nel momento in cui faceva “notizia”. Se segui questa nostra rubrica regolarmente, ormai non ti suonerà nuova questa copertura mediatica a singhiozzo. È normale, è la natura delle news, almeno finché il loro scopo è quello di alimentare emozioni e sensazioni forti. Di attirare, come giganteschi magneti, l’attenzione di noi lettori, trasformarla in click e poi vendere questi click agli inserzionisti pubblicitari.

I momenti topici della procedura sono stati tre. Il primo è stato l’udienza di marzo del 2019, quando veniva chiesta la sorveglianza speciale per lei e altri 4 italiani che erano stati in Siria a combattere contro l’Isis; il secondo, il giorno della decisione di comminare a Eddi (ma non agli altri 4) la sorveglianza speciale; e il terzo, la conferma da parte della corte di Appello di Torino, nel dicembre del 2020, della misura di sorveglianza speciale di due anni.

Si potrebbe pensare che, alla base della decisione del Tribunale, ci fosse proprio la scelta di andare a combattere nel Rojava, e quindi il fatto di essere stata addestrata all’uso delle armi e di averle persino usate in durante la guerra civile siriana. Ma, se così fosse, come mai le altre persone coinvolte, che come lei erano state in Siria e, tre su quattro, addestrate al combattimento, non sono state condannate alle stesse misure?
D’altra parte, arruolarsi in un esercito straniero, a meno che non sia un’organizzazione ritenuta terroristica, non è reato, in Italia. Il ruolo di Eddi non è, insomma, equiparabile in alcun a quello dei cosiddetti foreign fightersche combattevano per l’ISIS, non contro.

VergognateviLa conferma della sorveglianza speciale a Eddi Marcucci è indegna di un paese civile, un paradosso dei…

Posted by Giuseppe Civati on Wednesday, December 23, 2020

Allora, forse, c’entra la sua appartenenza al movimento No Tav? Anche questa è un’esperienza che condivide con altre delle persone coinvolte. E comunque, anche appartenere a un movimento di protesta – per quanto non particolarmente amato da media e forze dell’ordine – può ritenersi una motivazione sufficiente.

C’entra allora il fatto che abbia divulgato la sua esperienza? Difficile: anche Davide Grasso, per esempio, ha fatto la stessa scelta di vita e ci anche ha scritto su un libro. O il problema è che oltre ad aver combattuto è donna e femminista?

O tutte queste cose insieme?

Difficile stabilirlo, come difficile capire come sia possibile che in Italia, in mancanza di reati, si possa subire una limitazione così forte delle libertà personali.

A difesa di Eddi si sono mossi in tanti. C’è anche una parte della stampa — perlopiù quella non mainstream, o comunque senza la visibilità che si dà ad altre questioni – che ha dato visibilità alla sua storia e ha cercato di mettere insieme i pezzi di questo incomprensibile puzzle, sostenendo anche gli appelli di associazioni e giuristi che chiedevano la revoca della misura restrittiva.

Eppure, a distanza di un anno dalla prima sentenza, Eddi è ancora una sorvegliata speciale.

Apparentemente, lo è solo per il suo attivismo politico non allineato.

Per questo motivo, oggi è protagonista di Fixing News e presto la ospiteremo in un’intervista che ti proporremo qui e sui nostri social.

SORVEGLIATA SPECIALE

SORVEGLIATA SPECIALEMentre tutto il paese, da marzo del 2020, conosceva il sapore amaro del confinamento, c'era una persona iniziava a vivere un suo, personalissimo lockdown come sorvegliata speciale. Ecco la sua storia: puoi seguirla in diretta dalle 14.30 del 30 marzo, o rivederla quando vuoi.

Posted by Blogo on Tuesday, March 30, 2021

Questa è la nuova puntata di Fixing News, un progetto di Blogo in collaborazione con Slow News. Esce una volta a settimana e se vuoi saperne di più puoi cliccare qui per leggere il “manifesto”. Se invece vuoi ascoltare questo articolo in formato Podcast, lo trovi subito qui sotto, (ed anche su Spreaker, Spotify e sulle altre piattaforme). Se hai suggerimenti, idee, richieste per le prossime puntate, scrivici a fixingnews@blogo.it.

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