Sparatorie di massa negli Stati Uniti: i dati

In un mese si sono verificate negli Stati Uniti 45 sparatorie di massa. Dall’inizio del 2021 sono state 147

Negli Stati Uniti quasi ogni giorno si verificano sparatorie di massa. Ma cosa si intende con “sparatoria di masa” (mass shooting)? La definizione del fenomeno non è univoca: per alcuni ci si riferisce all’evento in cui un arma da fuoco uccide almeno quattro persone in luogo pubblico; per altri – ed è questa la versione più accreditata – si considera sparatoria di massa quella che si verifica quando vengono ferite o uccise quattro o più persone, escludendo nel conteggio il colpevole.

Sparatorie di massa: i dati dall’inizio del 2021

Nei primi 106 giorni del 2021 sono state 147 le sparatorie di massa che si sono verificate negli Stati Uniti. Nello stesso periodo del 2020 erano state 80. Secondo i dati raccolti da Gun Violence Archive, i numeri complessivi negli ultimi due anni sono aumentati in modo significativo e i numeri dei primi mesi del 2021 sembrano confermare la tendenza.

Numero di sparatorie di massa annuali negli Stati Uniti. Fonte: Gun Violence Archive, rielaborazione Blogo.it
Se si considera invece la generica categoria “violenza commessa con armi da fuoco”, nei primi tre mesi del 2021 si sono verificati complessivamente:
  • più di 4500 morti;
  • più di 8100 ferimenti;
  • più di 450 sparatorie non intenzionali;
  • più di 250 incidenti utilizzando l’arma da fuoco per difendersi;
  • più di 6000 suicidi.

The Violence Project, organizzazione no profit che si occupa di analizzare i dati riguardanti la violenza nella società (sparatorie di massa e con armi da fuoco, estremismo violento, cyberbullismo, …), ha raccolto tutti i dati riguardanti le sparatorie di massa verificatesi negli Stati Uniti dal 1960 a oggi. Qui puoi trovare la mappa interattiva.

Sparatorie di massa: quanti morti e feriti?

Dal 16 marzo, riporta CNN, sono state 45 le sparatorie di massa che si sono verificate negli Stati Uniti.

Fonte: CNN. Rielaborazione per Blogo.it

Qui sotto invece l’elenco, per numero di morti, delle sparatorie più violente nella storia del Paese.

Fonte: Gun Violence Archive, rielaborazione Blogo.it

La sparatoria di Indianapolis

Il 16 aprile otto persone sono state uccise nei magazzini dell’azienda di trasporti FedEx di Indianapolis, nello Stato dell’Indiana. Responsabile della sparatoria Brandon Scott Hole, 19 anni, che aveva in passato lavorato per l’azienda. Per la città si tratta della terza sparatoria di massa dall’inizio del 2021.

Scott Hole aveva acquistato le due armi semiautomatiche usate nell’attacco sei mesi prima. Nel marzo 2020, secondo quanto riportato dal New York Times, la polizia aveva sequestrato a Scott Hole una pistola in seguito a una segnalazione della madre, preoccupata per lo stato di salute mentale del figlio. Nonostante dunque la segnalazione di potenziali problemi psichici, nel caso di Hole non era stata applicata la Red flag law, cioè la legge che impedisce a chiunque sia ritenuto socialmente pericoloso di acquistare armi. Non è tuttavia chiaro se la mancata applicabilità sia dipesa dalla decisione di un giudice o se il pubblico ministero abbia ritirato l’accusa prima dell’avvio di un processo.

«Questa situazione è motivo di imbarazzo nazionale – ha detto il presidente Joe Biden venerdì 16 aprile – E non si tratta solo delle sparatorie di massa. Ogni giorno, ogni giorno, negli Stati Uniti si verificano delle stragi, se si conta il numero di coloro che sono uccisi nelle strade o nelle aree rurali. Tutto questo è motivo di imbarazzo nazionale. E deve avere una fine».

Uno dei punti del programma di Joe Biden prevede la cessazione della violenza causata dall’utilizzo delle armi. In seguito alla sparatoria del 17 marzo a Boulder, in Colorado, in cui sono state uccise 8 persone, Joe Biden ha chiesto al Congresso degli Stati Uniti di approvare una nuova legge per rendere più difficile l’acquisto delle armi. Ma, come riporta Il Post,

«simili tentativi in passato sono falliti a causa del voto contrario dei Repubblicani: perché passi una legge del genere, infatti, al Senato servono ben 60 voti su 100. Oggi i Democratici ne controllano 50, e in generale è difficile che un partito solo abbia una maggioranza così ampia».

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