Report ISS: dopo oltre 4 mesi di vaccinazioni il rischio di decesso per Covid cala del 95%

Il rischio di ricoveri del 90% e quello di contrarre l’infezione dell’80%.

16 Maggio 2021 19:00

27 dicembre 2020 – 3 maggio 2021: dopo poco più di 4 mesi di vaccinazioni, il rischio decesso per Covid-19 in Italia è calato del 95%. Il rischio di ricoveri del 90% e quello di contrarre l’infezione dell’80%.

Questi numeri sono contenuti nel primo studio nazionale sull’impatto della vaccinazione anti Covid-19, una pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dal ministero della Salute in collaborazione con i referenti regionali della sorveglianza integrata Covid-19 e dell’anagrafe nazionale dei vaccini

Circa 35 giorni dopo la prima dose del vaccino, sono diventati visibili i suoi effetti su vasta scala. Dopo 26 milioni di prime dosi da quella del 27 dicembre scorso, quando immagini trionfanti accolsero l’arrivo in Italia del primo trasporto di quella che sapevamo sarebbe stata l’unica certezza per uscire dalla pandemia, abbiamo dei risultati.

Lo studio mette in luce l’efficacia del vaccino nel riuscire ad abbattere la pandemia dal punto di vista dei numeri, riducendo la pressione sugli ospedali e quindi – seppur con lentezza – il numero dei morti.

Secondo Silvio Brusferro, presidente dell’Iss, “Si confermano l’efficacia delle vaccinazioni e della campagna vaccinale e la necessità di raggiungere presto le coperture in tutta la popolazione per uscire dall’emergenza grazie a questo strumento fondamentale”, come riporta Corriere.it

LO STUDIO

Lo studio mette insieme i dati che vanno dal 27 dicembre 2020, come detto il giorno dell’avvio della campagna vaccinale, fino al 3 maggio 2021.

Sulla nota dell’Istituto Superiore di Sanità si legge che il report “presenta i dati relativi a 13,7 milioni di persone vaccinate. Dai dati emerge che il 95% delle persone vaccinate con vaccino Comirnaty o Moderna ha completato il ciclo vaccinale, ricevendo due dosi nei tempi indicati dal calendario vaccinale mentre per il vaccino AstraZeneca nessuna delle persone incluse nello studio aveva ricevuto il ciclo completo”.

Nella nota non viene specificata l’efficacia di ogni singolo vaccino, «poiché sono stati introdotti in fasi successive e somministrati a popolazioni con diverso profilo di rischio: è necessario attendere un tempo di follow-up più lungo per poter ottenere risultati più solidi e confrontabili».

Proprio come accaduto in altri stati – nello studio si citano Gran Bretagna e Israele – l’efficacia dei vaccini è venuta fuori dalla terza settimana in poi – parlando del vaccino Pfizer – e quindi l’abbattimento della curva.

È bene precisare poi che lo studio prende in considerazione ospiti delle Rsa e operatori sanitari, i primi ad aver ricevuto i vaccini in quanto considerati prioritari data la loro condizione di fragili o persone maggiormente esposte al rischio.
“Nella valutazione dei tassi di incidenza di diagnosi per periodo – si legge nella nota -, bisogna tener conto della diversa circolazione del virus nella popolazione e della composizione della popolazione vaccinata. Ma in tutte le categorie si osserva comunque una riduzione dell’incidenza all’aumentare del tempo dalla somministrazione della prima dose».

Così facendo, tra il 35esimo e i 42esimo giorno dopo la somministrazione della prima dose, il rischio d’infezione cala drasticamente, assieme a quello di ricoveri e decessi: 0,20, 0,10, e 0,5.

 

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