Renzi continua ad elogiare l’Arabia Saudita e resta muto sulle violazioni dei diritti umani

I rapporti di Matteo Renzi con l’Arabia Saudita diventano un caso politico, mentre il leader di Italia Viva continua ad elogiare il regime.

I rapporti di Matteo Renzi con l’Arabia Saudita sono diventati ormai un caso politico. Le parole pronunciate dall’ex Presidente del Consiglio nel corso della sua intervista col principe ereditario Mohammad bin Salman Al Sa’ud in occasione dell’evento Future Investment Initiative Institute sembrano dirla lunga su Renzi e il suo concetto di democrazia, fondamentale quando c’è da aprire una crisi di governo e molto meno fondamentale quando c’è da riscuotere per una consulenza – così Renzi l’ha definita – ed elogiare una monarchia assoluta in cui i diritti civili dei cittadini contano ben poco, e contano ancora meno da quando il principe ereditario ha iniziato la propria ascesa al potere.

Lo ha messo nero su bianco lo scorso ottobre l’organizzazione Human Rights Watch, sottolineando l’enorme sforzo del regime di riabilitare la propria immagine ed insabbiare “l’immagine di un paese che viola in modo pervasivo i diritti umani“:

Negli ultimi anni le autorità saudite cercato hanno di rimodellare l’immagine del paese attraverso dispendiose campagne di comunicazione tese a presentare il principe della Corona Mohamed bin Salman come un riformatore. Nel 2018 è stata assai pubblicizzata come prova di progresso la fine del divieto di guida per le donne. Nelle settimane precedenti, tuttavia, le più note promotrici della campagna per abolire quel divieto erano state arrestate e messe in carcere.

Nel corso di quella discussa intervista, trasmessa nelle stesse ore in cui al Quirinale erano in corso le consultazioni dopo le dimissioni di Conte, Renzi si era fatto testimone del “nuovo Rinascimento” che l’Arabia Saudita potrà ospitare ed era anche arrivato ad elogiare, si spera in tono tutt’altro che serio, il basso costo del lavoro in Arabia Saudita, dove nel caso delle fasce più povere della popolazione si può parlare di schiavitù.

Al suo ritorno in Italia, però, Renzi non ha rinnegato quelle parole. Anzi. Oggi, mentre si sta lavorando a risolvere una crisi di governo da lui aperta anche in difesa della democrazia, il leader di Italia Viva si è sperticato in un nuovo elogio dell’Arabia Saudita. Ad offrire lo spazio al Renzi sostenitore del regime saudita è stato il Corriere Della Sera, che ha lasciato Renzi andare a ruota libera senza provare neanche a metterlo di fronte alle atrocità che le organizzazioni internazionale continuano a denunciare, a cominciare dall’omicidio di Jamal Khashoggi che secondo l’ONU sarebbe stato commissionato proprio dal principe ereditario Mohammad Bin Salman.

Soltanto chi non conosce la politica estera ignora il fatto che stiamo parlando di uno dei nostri alleati più importanti. Il regime saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico, la forza politica ed economica più importante dell’area.

Renzi cambia argomento – “ora occupiamoci di vaccini e posti di lavoro, poi risponderemo puntigliosamente in tutte le sedi” – come se la prospettiva di far tornare al governo un grande sostenitore di un Paese in cui i diritti dei cittadini sono insignificanti non meriti di essere approfondita con una certa urgenza.

Gli attivisti in carcere in Arabia Saudita e gli appelli di Amnesty

Solo guardando alle notizie degli ultimi giorni, l’Arabia Saudita ha condannato a cinque anni e otto mesi di carcere l’attivista saudita per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul, colpevole di aver promosso i diritti delle donne e aver chiesto e ottenuto la fine del sistema del guardiano maschile, deputato a presiedere su ogni aspetto della vita delle donne della sua famiglia.

È stata Heba Morayef, direttrice per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International, a ben riassumere il trattamento riservato in Arabia Saudita a chi viene arrestato:

Loujain ha già trascorso in carcere oltre 900 giorni, durante i quali ha subito torture, molestie sessuali e ulteriori maltrattamenti, è stata tenuta in isolamento e privata dei contatti con la sua famiglia. Siamo estremamente preoccupati per le sue condizioni di salute fisica e mentale.

Quello di Loujain al-Hathloul non è affatto un caso isolato. Nassima al-Sada e Samar Badawi sono state arrestate nell’agosto 2018. Badawi aveva preso parte alla campagna per porre fine al divieto di guida per le donne e si era impegnata per la scarcerazione di suo marito, l’avvocato per i diritti umani Waleed Abu al-Khair, e di suo fratello, il blogger Raif Badawi, entrambi ancora oggi dietro le sbarre. Anche Nouf Abduaziz e Maya’a al-Zahrani sono finite in carcere nel giugno 2018 per motivi simili e ad oggi non sono ancora in libertà.

Renzi ha elogiato anche quel programma “Vision2030” con cui l’Arabia Saudita punta a diversificare l’economia e a creare maggiori opportunità di lavoro per le donne e i giovani, ma è sempre Amnesty International a sottolineare come in quel piano non vengano affatto considerati i diritti civili dei cittadini.

E basta andare indietro di appena qualche mese per trovare il rapporto di Amnesty International che denuncia come il Tribunale speciale per i reati di terrorismo venga in realtà utilizzato dal regime saudita come un’arma per ridurre sistematicamente al silenzio il dissenso:

Praticamente tutte le voci indipendenti dell’Arabia Saudita (difensori dei diritti umani, scrittori, esponenti religiosi e altri ancora) stanno scontando lunghe condanne inflitte a partire dal 2011 dal Tribunale speciale o da altre corti oppure sono sotto processo per accuse relative alle loro attività pacifiche.
Il Tribunale speciale ha condannato tutti i fondatori dei gruppi indipendenti per i diritti umani, sciolti nel 2013. Tra questi, gli 11 fondatori dell’Associazione saudita per i diritti civili e politici e altri difensori dei diritti umani quali Mohammad al-Otaibi, fondatore dell’Unione per i diritti umani, condannato a 14 anni per aver cercato di costituire un organismo indipendente per i diritti umani. Al-Otaibi è stato successivamente raggiunto da nuove accuse per aver comunicato con organizzazioni internazionali e aver cercato asilo politico all’estero.

Abbiamo ampiamente criticato Matteo Salvini per la sua vicinanza alla Russia di Putin e all’Ungheria di Viktor Orbán, perché questo trattamento di apparente favore a Matteo Renzi sull’Arabia Saudita?

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