In Piemonte il sistema di contact tracing è bloccato: ecco cosa sta succedendo

In Piemonte il sistema di contact tracing è ormai bloccato, come ammette l’assessore alla Sanità. Ora si tenta la via dei test rapidi.

Abbiamo visto come in tutta Italia il tracciamento dei contatti stia completamente fallendo e questo fallimento è uno dei principali fattori che portano al dilagare del virus in questa seconda ondata. Si puntava proprio sulla capacità di individuare subito i mini-focolai provocati tra i contatti di un positivo per arginare il virus e fare in modo che l’eventuale seconda ondata fosse meno grave della prima, invece, almeno per numero di contagi, la situazione è addirittura peggiorata e man mano stanno aumentando anche i numeri di ricoveri e di decessi. Alcune regioni sono nei guai con i numeri di posti rimasti disponibili in terapia intensiva (come sta succedendo in Campania), e quanto sia grave la situazione lo ha spiegato ieri il direttore sanitario dell’ATS Milano, Vittorio Demicheli, che ha detto chiaramente che non si riesce a tracciare tutti i contatti.

La Regione Piemonte se la passa male almeno come la Lombardia, ma con meno della metà degli abitanti (i lombardi sono più di 10 milioni, i piemontesi circa 4 milioni e 300mila). Il sistema di contact tracing è sostanzialmente bloccato, tanto che le persone che risultano positive devono, di fatto, provvedere da sole ad avvisare i propri contatti i quali si mettono in autoisolamento. Anche segnalandosi alla Asl, non si ha alcun riscontro.

Stando ai dati di ieri, il Piemonte ha al momento 10.607 positivi, ieri se ne sono registrati 933 in più, questo significa che è tra le regioni messe peggio insieme con Lombardia, Campania, Toscana e Lazio.

D’altronde, ad ammettere che il sistema di contact tracing è bloccato è lo stesso assessore alla Sanità Luigi Icardi, che tra l’altro era sparito per una settimana perché è stato in viaggio di nozze. Al suo ritorno ha detto di aver lavorato in smart working e ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui, alla domanda su com’è la situazione in Piemonte, ha risposto:

La situazione è grave. Noi eravamo una delle grandi Regioni del Nord con un quadro di rischio moderato fino a poche settimane fa. Eravamo una delle migliori, anche perché il sistema messo in piedi funzionava. Ma sapevamo che era inevitabile la ripresa dei contagi, non potevamo rimanere isolati per tutti i motivi che conosciamo, dalla ripresa dalla scuola, dal fatto che la Francia e attaccata a noi, dal cambio del clima che ci porta a stare in casa e nei locali. Situazione che ci ha portato a sospendere il sistema del contact tracing per alleggerire la pressione sui laboratori. È inevitabile che i numeri crescano.

Icardi ha poi detto che adesso la Regione è pronta per la seconda ondata e che stanno arrivando i test rapidi, per ottenere i quali è stata fatta una gara insieme con la Regione Veneto. Ma tante, troppe volte, la giunta Cirio ha annunciato un incremento dei tamponi. Lo stesso Presidente a marzo annunciava che li avrebbe raddoppiati e l’assessore Icardi pochi giorni dopo diceva che sarebbero stati triplicati, poi, ancora, si parlava di 15mila tamponi al giorno a maggio, stessa promessa riproposta a settembre, ma in realtà, adesso, a metà ottobre, se ne fanno ancora poco meno di 10mila, come si evince dai dati comunicati dalla stessa Regione Piemonte, in pratica la metà della Toscana, un terzo dell’Emilia-Romagna e un quarto del Veneto.

Eppure questa regione, volendo, avrebbe dei laboratori in grado di esaminare ben più di 10mila tamponi al giorno, ma la macchina che dovrebbe mettersi in moto è talmente lenta, che alla fine si è addirittura fermata e quando un cittadino sospetta di aver contratto il virus, viene di fatto lasciato in balia degli eventi, deve avere “validi motivi” per poter fare il tampone privatamente e c’è chi addirittura espatria per poterselo fare.

Il Piemonte ora annuncia i test rapidi

La nuova promessa della Regione Piemonte riguarda i test rapidi. Proprio oggi il Presidente Alberto Cirio ha annunciato:

Oggi tra le prime regioni d’Italia, avremo i tamponi rapidi, quelli in 15 minuti che faremo fare ai laboratori privati, ai medici di base, nelle farmacie. Proprio per dare la possibilità di fare il massimo screening possibile. Se saremo capaci di fare questo nelle prossime settimane, potremo trascorrere un buon Natale.

Stiamo parlando di una prima quota di 50mila test su un ordine totale di un milione di test acquistati però insieme con il Veneto. Il test sarà gratuito per gli assistiti, mentre i medici riceveranno un compenso extra da concordare con la Regione, come è successo con il vaccino antinfluenzale per le persone a rischio.

Il test rapido consente di sapere entro un quarto d’ora se si è positivi al coronavirus, poi, nel caso in cui dia esito positivo, si procede facendo il tampone vero e proprio. Per uscire dalla quarantena serve l’esito negativo del test antigenico.

L’obiettivo dell’utilizzo di test rapidi è quello di ridurre i tempi che servono oggi per fare i tamponi normali, che è poi quello che ha causato il blocco del contact tracing nella regione. Con i test rapidi si potrebbero tagliare alcuni tempi “morti” come la segnalazione da parte del medico di base al Sisp (Servizio Igiene e Sanità Pubblica) e poi l’intervento di quest’ultimo per mandare il paziente a fare il tampone.

Adesso, invece, dovrebbe essere direttamente il medico di famiglia a mandare una persona che risulta positiva al test rapido a fare il tampone, tagliando dunque il passaggio dal Sisp che allunga decisamente i tempi e rischia di creare ingorghi.

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