Un piano per il rilancio di Napoli

Le proposte di Riccardo Maria Monti per il rilancio di Napoli: dalle infrastrutture al “brand”, passando per una migliore amministrazione del territorio

Non c’è alcun dubbio sul fatto che la città di Napoli abbia bisogno di un piano per la ripartenza. L’emergenza coronavirus ha ulteriormente inasprito le criticità di un’area urbana che deve fare i conti con problemi endemici di natura economica e occupazionale. Ne ha parlato sul quotidiano La Repubblica Riccardo Maria Monti, presidente dell’Interporto Sud Europa, che ha avanzato anche una serie di proposte per il rilancio di Napoli.

“Di cosa ha bisogno Napoli per ripartire? In questo periodo, come è normale che sia, si ragiona sulle prospettive della città di Napoli, su come farla rinascere. Napoli – si legge nel suo intervento – ha certamente bisogno di rilanciare la propria economia, piagata come è da una drammatica disoccupazione ed ampie fasce di sottoccupazione.

È ovvio che nel “corpo vivo” di una grande area urbana, l’economia ed il suo sviluppo dipendono da tantissimi fattori. La viabilità e l’accessibilità dei cittadini generano flussi di visitatori e di lavoratori. Una pubblica amministrazione affidabile e risorse umane ad un costo accessibile, attraggono investitori nazionali e internazionali. La presenza di tassi di criminalità contenuti ed il decoro urbano, sono un pezzo importante della qualità della vita e rappresentano a loro volta un forte attrattore per turisti, operatori economici e residenti.

Questo solo per dire che l’economia di una area urbana è fortemente influenzata dalla qualità della sua amministrazione”

.

Insomma, un territorio che va meglio controllato per essere meglio sfruttato dal punto di vista economico.

“Personalmente – continua Monti – ritengo che Napoli abbia tutto quello che serve per diventare realmente attrattiva per visitatori, investitori e, perché no, anche per i suoi residenti (troppi, negli ultimi 20 anni, hanno “votato a sfavore” andandosene dalla nostra meravigliosa città).

Napoli ha bisogno di concentrarsi su pochi progetti, altamente prioritari e di grande impatto e poi di una grande quantità di piccole cose che devono semplificare e fluidificare la vita dei cittadini.

I progetti ad alto impatto, ahimè, sono stati il grande assente nella nostra città immobile. Avendo l’opportunità di viaggiare e di lavorare da sempre in ogni angolo del mondo, ho avuto modo di vedere gli straordinari cambiamenti che tante città hanno vissuto negli ultimi 10 o 20 anni. Da Istanbul a Valencia, da Medellin a Tel Aviv fino al caso a noi più vicino di Milano. È ovvia che una città antichissima, con una orografia complessa, sia una realtà molto più complicata da gestire e modificare. Ma l’incredibile immobilismo che abbiamo visto in questi 30 anni non è più accettabile. Bagnoli, Napoli Est ed il recupero del centro storico sono tre fallimenti che gridano letteralmente vendetta.

Si diceva dei grandi progetti.
Da qui la città deve ripartire.

Le infrastrutture e gli investimenti possono rappresentare un volano per una terra che troppe volte non è riuscita a prendere il treno verso la rinascita.

Napoli Est, con la sua straordinaria dotazione logistica, che mette in pochi chilometri il porto, la stazione e l’aeroporto, collegate da un buon sistema di metropolitana ormai quasi completo. A questa straordinaria infrastruttura logistica non è associata una rigenerazione del tessuto urbano. Ancora tanto degrado ed abbandono, malgrado alcune vere e proprie perle come Ios Campus a San Giovanni a Teduccio, che è la prova fattuale che anche a Napoli si può pensare ed agire in grande e portare a termine un progetto in un anno e non in una generazione.

Su Bagnoli inutile ripetere parola, bisogna agire. La bonifica è partita ma ancora non si vede quell’accelerazione che può derivare solo dal coinvolgimento delle imprese e degli investitori internazionali su un’area che non ha uguali come potenziale tra le città del mediterraneo.

Altro progetto straordinario è quello del Molo San Vincenzo con il restauro del fortino di San Gennaro. La cosiddetta “Movida” si potrebbe in parte trasferire su questo straordinario molo, bellissimo, il più lungo d’Europa, molto ampio e nel pieno centro della mostra città, liberando Chiaia dalla ormai ventennale guerra tra baretti e residenti. Un progetto di Insieme per Napoli/ Per Napoli Civile da seguire con grande attenzione.

Un’altra cosa da fare immediatamente è un sottopasso a via Acton. Non è possibile che il principale asse Est- Ovest della città debba essere strozzato da un passaggio pedonale di pochi metri per chi arriva e parte con aliscafi e navi da crociere.

Queste sono quattro cose che potrebbero letteralmente cambiare il volto della città facendole fare uno straordinario salto di qualità.

A queste si devono associare molteplici azioni apparentemente più semplici ma altrettanto decisive come migliorare la pulizia e il decoro urbano e restaurare tanti palazzi del Centro storico.

Ci sono le risorse, anche utilizzando bene il “Recovery Fund” europeo”.

Ovviamente, questo non basta, perché Napoli è un marchio riconosciuto a livello mondiale e si deve fare di tutto per rilanciarlo, ripulendolo dalle macchie che suo malgrado gli sono state appiccicate nel corso degli anni.

“Oltre a questi aspetti “hard” è molto importante lavorare sulla parte “soft” dell’attrattività, il “brand Napoli”.

La città è molto conosciuta in tutto il mondo e, nell’immaginario collettivo di tanta parte del mercato internazionale, l’Italia è una specie di ” grande Napoli”. Senza scadere nella oleografia, l’arte ma anche la pizza, il Vesuvio, le canzoni sono quello che molti turisti si aspettano. È un immaginario collettivo ovviamente riduttivo ma potentissimo.

Però Napoli è, e deve essere sempre più, una grande capitale dell’industria della logistica e del mare, dell’aerospazio, della informatica, del food. Per questo una campagna di marketing articolata sulla città come luogo da visitare ma anche dove vivere ed investire, sul modello di ” I Am Amsterdam”, potrebbe avrebbe un ritorno enorme e consoliderebbe flussi turistici.

Abbiamo anche una squadra di calcio ” identitaria” ( siamo l’unica grande area metropolitana di Europa con una sola squadra) che può aiutare a rafforzare e far conoscere ancora di più e meglio la città nel mondo. Se ritenete che io esageri, provate a pensare quanto la riconoscibilità di brand cittadini di città come Barcellona, Liverpool o Manchester sia stata enormemente rafforzata dalla presenza di queste grandi squadre.

Insomma Napoli ha in sé tutto per tornare ad essere una grande capitale di un Sud che ha perso voce da 30 anni.
Servono idee chiare ed una squadra di persone pronte a dedicarsi.
Napoli, come tutto il Sud, si è indebolita moltissimo negli ultimi decenni perdendo ricchezza pro capite, popolazione (specialmente qualificata) ed opportunità per i nostri giovani.

Ma rimboccandoci le maniche tutti insieme – conclude Monti – a cominciare dalla imprese e dagli imprenditori, dimenticando le tante divisioni che ci hanno paralizzato, si può cambiare questo destino.
Si può fare e si deve fare.
Adesso o mai più, Insieme per Napoli

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