Perché i contagi in Italia sarebbero sottostimati del 50%

I minori tamponi fatti a Natale e il conteggio dei test antigenici hanno falsato i dati degli ultimi due mesi portando a misure errate

Secondo l’intelligence i contagi di Covid-19 in Italia sono sottostimati del 50% e l’Istituto Superiore della Sanità non esclude questa ipotesi. Il quotidiano La Repubblica riferisce oggi di un dossier che i servizi segreti avrebbero consegnato al premier dimissionari Giuseppe Conte. Al suo interno si legge che i nuovi casi giornalieri di coronavirus sarebbero tra il 40 e il 50% in più rispetto ai numeri forniti ufficialmente da Ministero della Salute e Protezione Civile. Perché ci sarebbe questo scompenso importante tra numeri forniti quotidianamente e quelli reali? È scritto chiaramente nel report: “Il totale dei contagiati è sottostimato a causa del calo del numero dei tamponi avvenuto a metà novembre 2020”.

Contagi sottostimati e misure non adeguate contro la pandemia

Andando ad analizzare i numeri ufficiali, emerge effettivamente che nella settimana tra l’11 e il 17 novembre, in Italia sono stati processati circa 1,5 milioni di tamponi, il numero più alto dall’inizio della pandemia a quel periodo. Nelle settimane successive, però, i test sono andati a diminuire fino a scendere agli 868mila della settimana compresa tra il 23 e il 29 dicembre, chiaramente per via delle feste. A gennaio, poi, il numero dei test ha subito una nuova impennata, nello specifico dopo il 13, quando sono stati inclusi nel conteggio anche i tamponi antigenici rapidi, mentre prima venivano considerati solamente quelli molecolari. In questo modo, praticamente, si è creata una confusione che ha sostanzialmente due conseguenze: fornire una curva epidemiologica errata, che se non si sta abbassando come dicono i bollettini ufficiali; prendere decisioni inadeguate per il contenimento della pandemia, soprattutto nella gestione delle varie “zone colorate”.

Il caos generato dai test rapidi

“L’introduzione dei test rapidi – si legge nel dossier consegnato dagli 007 a Conte – ha reso impossibile un confronto con le serie storiche passate. Alcune Regioni, inoltre, non fanno distinzione tra il molecolare e il rapido, è ciò ha evidenti ripercussioni sul calcolo di tutti i valori, tra cui il rapporto positivi/tamponi”. Un altro aspetto è quello relativo alle terapie intensive, che non sono esenti dal caos generato dai minori test effettuati durante le feste Natalizie. “Osservando le terapie intensive nella parte finale dell’anno, si può dedurre che vi è stata una fase di ripresa dell’epidemia verso la metà dicembre” continua il dossier. Come se ne esce? I report giornalieri dovrebbero scorporare nuovamente i test rapidi e soprattutto escludere i tamponi che vengono fatti per confermare o meno la guarigione. “Sono solo i tamponi di prima diagnosi a fotografare la reale situazione epidemiologica, e a partire da metà novembre abbiamo visto un brusco calo di questa tipologia”, sottolinea il dossier, mentre ad oggi il 65% dei tamponi sarebbero test di conferma. È evidente che così si falsa il tracciamento.

L’ISS: “Quanto dicono gli 007 è possibile”

A proposito di questo dossier dell’intelligence, è intervenuto oggi a a Radio Anch’io Paola Stefanelli, direttrice del Reparto Malattie Prevenibili da vaccino – Iss – Istituto Superiore di Sanità, confermando la conclusione del report: “Questo è possibile. Nei sistemi di sorveglianza spesso c’è una quota che può essere sottostimata dei casi che vengono normalmente diagnosticati e notificati”.

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